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Innovazione: boom di nuovi posti di lavoro nel settore digital

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Cresce l’occupazione, e gli stipendi, di esperti in questo campo grazie alla progressiva digitalizzazione delle attività aziendali. Tra le figure più richieste quella dei programmatic buying manager. L’Italia resta però al di sotto della media Ue in fatto

C’è un settore che, dal punto di vista dell’occupazione, sembra non conoscere crisi. Anche in Italia, dove i giovani con un lavoro stabile restano pochi, il digitale sembra essere l’oasi felice dell’intero sistema produttivo. Secondo una indagine condotta dalla divisione specializzata in Digital e News media di Michael Page su 12mila candidati, la richiesta di figure in questo campo è elevatissima, con punte del +30% rispetto ad altri comparti, così come alti sono gli stipendi degli assunti, fino a 100mila euro per i manager di internet.

 

IL SUCCESSO DEL DIGITALE DIPENDE DALLA CRESCENTE INNOVAZIONE TECNOLOGICA

A fare da traino alla ricerca sempre più alta del settore c’è di sicuro la continua digitalizzazione delle attività aziendali e dell’innovazione tecnologica. Secondo Andrea Policardi, manager di Michael Page, si tratta di un fenomeno che è cresciuto dal 20 al 27 per cento anno su anno, con picchi fino al 30% per la figura del programmatic buying manager, che possono arrivare ad avere, per una esperienza superiore ai 12 anni, anche 100mila euro lordi annuali come compenso della loro attività. Investire in queste figure è diventato necessario per le imprese, grandi e piccole, che utilizzano ormai la rete come uno dei principali canali di vendita e di fidelizzazione dei propri clienti. E se nel 2014 si è registrato questo incremento, nel 2015 si assisterà ad un vero e proprio boom di richieste in questo settore.

PROGRAMMATIC BUYING E E-COMMERCE MAGANER LE FIGURE PIÙ RICHIESTE

Sono di sicuro i programmatic buying gli esperti più richiesti nel settore del digitale. Le loro competenze sono a metà strada tra il tecnico e il commerciale. Essendo ancora poche le figure di questo genere presenti sul mercato, i loro stipendi sono tra i più alti in assoluto, con possibilità di crescita interna e mobilità internazionale. Si occupano della pianificazione pubblicitaria finalizzata ad acquisire un target ben definito di utenti, ottimizzando le risorse finanziarie messe a disposizione dalle aziende per cui lavorano. Bene anche gli specialisti del commercio elettronico, anche se questo è un campo che in Italia non è ancora del tutto decollato, viste le difficoltà delle Pmi a familiarizzare con la rete.

 

Per approfondire: Imprese e ICT: aziende connesse, ma poco social

 

MA L’ITALIA È ANCORA TRA LE ULTIME IN EUROPA IN FATTO DI DIGITAL DIVIDE

Nonostante questo trend in ascesa, l’Italia rimane tra i paesi meno connessi dell’Unione europea. Sebbene il 57,3% della popolazione abbia usato internet nel 2014, secondo dati pubblicati dall’Istat, la posizione nazionale si mantiene molto al di sotto della media comunitaria. I tassi più elevati di connessione arrivano dal Nord Europa, con la Finlandia al primo posto. La spesa per la ricerca e lo sviluppo ha inciso solo per l’1,26% sul Pil italiano nel 2013. Sempre nell’anno di riferimento, riporta l’Istat, il 93,1% delle imprese nostrane con almeno 10 addetti si è connessa a internet tramite la banda larga, un valore superiore alla media Ue ma ancora lontana dalle nazioni scandinave. 

 

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