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Industria manifatturiera, 2012 da record: giù i costi ambientali

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Secondo lo studio condotto da Ecba Project, sono scesi a 1,7 miliardi di euro, quasi il 15% del totale. Il fattore di emissione più pericoloso rimane la Co2

L’industria manifatturiera ha ridotto il proprio impatto sul territorio. E non solo. I dati del programma di ricerca di Ecba Project, società di consulenza specializzata nell’analisi costi-benefici di progetti e politiche di investimento, parlano chiaro: nel 2012 sono scesi a 7,1 miliardi di euro, ovvero a meno del 15% del complesso, i danni ambientali e sanitari associati alle emissioni in atmosfera verificatesi durante i processi produttivi. Una notizia molto positiva, dal momento che questo è un settore chiave per l’economia italiana, contribuendo per il 16% al valore aggiunto dell’intero sistema.

Le emissioni di Co2, il fattore più impattante secondo la ricerca, si sono ridotte in manifattura dai 11,4 milioni di tonnellate del 2010 a 101,7 milioni di tonnellate nello scorso anno, con un miglioramento pari al 9% in due anni, superiore alla riduzione del valore aggiunto subita dall’intero comparto nello stesso periodo di riferimento, pari al 3%. Seguono gli ossidi di azoto e di zolfo, mentre per la parte restante il fattore più incisivo risulta essere la riduzione della biodiversità.

Il settore della manifattura con i maggiori costi esterni ambientali e sanitari risulta essere quello del vetro, ceramica, cemento e materiali affini con 2,2 miliardi di euro, seguito dalla raffinazione del petrolio con 1,7 miliardi, e dalla metallurgia. A questi, si aggiunge un gruppo di sei settori, che ha esternalità definite intermedie, comprese tra i 100 e i 500 milioni di euro all’anno, di cui fanno parte i prodotti chimici, l’alimentare, il tessile, i prodotti in metallo, la carta, i macchinari e i sistemi di riscaldamento. Tra quelli caratterizzati da un impatto esiguo, inferiore ai 100 milioni annuali, ci sono l’elettronica, i trasporti e le apparecchiature elettriche di uso domestico.

Abbastanza virtuoso è anche il comparto degli autoveicoli, con 38 milioni, quello dei mobili e dei giocattoli e della farmaceutica. Chiude la classifica il settore degli articoli in gomma e materie plastiche al decimo posto con 85 milioni di euro. Nel complesso, il 59% dei costi esterni è dovuto ai macro-inquinanti atmosferici di rilievo sanitario, mentre il 41,4% è legato ai gas ad effetto serra e l’1,7% alle emissioni di metalli pesanti. Secondo Andrea Molocchi, partner di ECBA Project e co-autore dello studio, “anche se i consumi di combustibili fossili e l’inquinamento di CO2 rimangono il principale problema ambientale da gestire per l’industria manifatturiera, va riconosciuto il miglioramento dell’intensità energetica del comparto nonostante la profonda crisi in atto”.

 

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