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Imprese e istituzioni insieme per il Green New Deal dell’Italia

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Presentato a Roma il Rapporto sulla green economy 2013 promosso da Enea e Fondazione per lo Sviluppo sostenibile. Dalle città parte il cambiamento verso modelli economici sostenibili

Incrementare la crescita dell’Italia partendo dalle città e dal loro sviluppo sostenibile. E questo non attraverso interventi settoriali ma grazie ad un complesso processo che coinvolga istituzioni, imprese e cittadini che, partendo dal territorio, riescano a migliorare la propria qualità di vita. Questo è, in sintesi, il fulcro del Rapporto sulla green economy 2013 curato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dall’Enea e presentato questa mattina a Roma. “Un Green New Deal per l’Italia” è il titolo del dossier che individua difficoltà e potenzialità dell’affermazione dell’economia verde nel nostro Paese, prendendo in esame le esigenze di investimenti pubblici e privati, gli effetti sull’occupazione e le riforme indispensabili.

CITTA’ AL CENTRO

Il green new deal italiano non può non partire dalle città. È solo qui che si può avviare un cambiamento verso modelli economici innovativi e sostenibili, anche perché un terzo della popolazione italiana, circa il 70%, vive e opera in questi centri, che sono soggetti ai massimi impatti ambientali, sociali ed economici. Per rendere Smart le nostre città, secondo la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ed Enea, bisogna intervenire prima di tutto sulla riqualificazione del patrimonio edilizio, attraverso la promozione di infrastrutture green, l’allargamento degli ecobonus dalle singole abitazioni ad interi quartieri e la riqualificazione delle aree contaminate, come nel caso dei Siti di Interesse nazionale.

RIFIUTI

Per rendere le città italiane smart è necessario risolvere il problema dei rifiuti, realizzando una vera e propria società del riciclo. Molti degli scarti prodotti in Italia, derivanti per il 75% proprio dall’ambito urbano, potrebbero avere una seconda vita. Basti pensare che soltanto i Raee potrebbero essere riutilizzati con un valore di mercato di 45 milioni di euro. Anche se non distribuita uniformemente sul territorio nazionale, la raccolta differenziata, dove è alta, permette un costo inferiore di gestione dei rifiuti per ciascun cittadino, senza contare l’ambito lavorativo. Il riciclaggio almeno al 50% creerebbe un’occupazione di 11 mila unità.

MOBILITA’ E ACQUA

L’Italia è ancora il paese europeo più motorizzato. Anche se non mancano le eccezioni, come Milano, Torino, Parma e Brescia, l’approccio alla mobilità sostenibile è ancora ad appannaggio di pochi. Grazie al fondo bike-sharig sono stati co-finanziati 57 progetti, ma bisogna intervenire anche sulla rete metropolitana e sulle piste ciclabili. Anche la disponibilità di risorsa idrica rappresenta ancora un problema per la maggior parte delle città italiane. In questo caso, si dovrebbe intervenire attraverso un ammodernamento delle reti, la riduzione dei consumi, l’informazione e la formazione dei cittadini e l’istituzione dei cosiddetti Hydrobond.

RONCHI E LELLI

“Durante una delle recessioni forse più lunghe degli ultimi decenni – ha commentato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – investire per innovare, differenziare e convertire prodotti e processi produttivi in chiave sempre più green potrebbe essere una strada per rilanciare il nostro sviluppo”. Gli fa eco Giovanni Lelli, commissario Enea: “Si tratta di un’opportunità per la nostra industria nazionale che porterà vantaggi e competitività quanto più sarà in grado di affrontare la sfida tecnologica della trasformazione sostenibile dei propri processi e prodotti. Con l’eco-innovazione si possono trasformare le aree urbane rendendole centri di risultati economici sostenibili e, al contempo, luoghi ideali per la crescita civile dei cittadini.”


@Idart87


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