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I giganti della tecnologia sempre più green

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Da Google ad Amazon, da Facebook ad Apple, ecco le buone pratiche delle più grandi Tecno-Corporation per la lotta all’inquinamento globale

Nello spazio di un minuto la rete viene inondata da oltre 100 milioni di messaggi istantanei, 200 milioni di email, 500 mila tweet, 4 milioni di ricerche e decine di milioni di altri contenuti. Probabilmente non ci pensiamo, ma dietro questa produzione incessante di manufatti digitali si nasconde un’enorme consumo di energia. E’ quella necessaria per far funzionare le imponenti infrastrutture messe in piedi dai giganti della tecnologia per assicurare il funzionamento ininterrotto dei propri servizi.

 

 

RIVOLUZIONE VERDE: REPONSABILITÀ ED EFFICIENZA

Da qualche anno, chi prima chi dopo, tutti i player digitali si stanno impegnando per ridurre tale consumo, issando la bandiera di una rivoluzione verde che ha diversi obiettivi.

Il più evidente è quello di “corporate responsability” che serve a promuovere la sensibilità aziendale verso la cura dell’ambiente e, magari, a far dimenticare alcuni errori compiuti nei confronti del mercato.

Un altro obiettivo, meno dichiarato, è quello di riuscire a rendere più efficienti i propri sistemi e dunque riuscire a spendere di meno nel lungo periodo.

In ogni caso si tratta di una serie di buone pratiche che vale la pena di evidenziare perché potrebbero essere decisive nella lotta all’inquinamento globale.

 

GOOGLE, IL GIGANTE CHE ABBATTE LE EMISSIONE DI CO2 

Google è il primo gigante tech ad aver raggiunto l’autosufficienza energetica per le sue server farm (i luoghi in cui risiedono i suoi data center). In un recente post l’azienda di Mountain View ha annunciato che ormai riesce ad acquistare più energia verde (da fonti rinnovabili, eolico e solare) di quanta ne consuma.   

Ma l’obiettivo del gigante delle ricerche e della pubblicità online è anche quello di rendere più efficienti i processi dei propri server al fine di usare meno energia. Per farlo sta usando tecniche avanzate di intelligenza artificiale (sviluppate dalla sua azienda Deep Mind) che permettono di analizzare enormi quantità di dati operativi nei data center e di sfruttarli per generare consigli utili a ridurre le emissioni di CO2. In questo modo l’efficienza energetica è aumentata del 15% rispetto al passato.  

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E LE ALTRE TECNO-CORPORATION?

Tutti gli altri giganti della tecnologia sono ancora in forte ritardo. Amazon, che ha nella vendita dei suoi servizi cloud il suo business più fiorente, sta guadagnando terreno nell’acquisto di energia pulita, dopo essere stata pubblicamente accusata da Greenpeace per i suoi scarsi sforzi. Nella classifica delle aziende più virtuose, stilata da Bloomberg, la seguono Microsoft ed Apple.

Quest’ultima ha recentemente annunciato di essere riuscita a far funzionare la totalità dei suoi server con energia rinnovabile, oltre ad aver convinto 23 dei suoi fornitori a fare altrettanto.

Inoltre, siccome produce soprattutto hardware, si sta impegnando ad usare componenti eco-compatibili nei suoi iPhone. Ha addirittura creato un robot, chiamato Daisy, in grado di disassemblare 200 iPhone all’ora al fine di riutilizzare i suoi componenti, evitando di produrne di nuovi.

 

La più giovane tra i moloch della tecnologia, Facebook, ha iniziato ad occuparsi del problema nel 2013. Oggi sembra voler recuperare velocemente il tempo perduto tanto da essersi pubblicamente impegnata a ridurre le emissioni di gas serra del 75% e di arrivare ad utilizzare esclusivamente energia rinnovabile per la fine del 2020.  

 

Insomma in un momento in cui le grandi potenze nazionali, in particolare gli Stati Uniti, sembrano essere lente nella riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, forse non ci resta che far affidamento sulle “Tecno-Corporation” per alleviare le sofferenze del nostro pianeta.