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I 10 remake peggiori della storia del cinema

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Dall’A-Team a Stursky e Hutch, fino al più recente Ghostbusters. Rivedere al cinema gli eroi ai quali eravamo affezionati può essere deludente, soprattutto quando il nuovo film è una vera ciofeca

Chi di noi non si emoziona almeno un po’ ogni volta che annunciano il remake di quel film o di quella serie televisiva che tanto ci avevano preso da piccoli? E chi, uscendo dal cinema, non si è mai detto profondamente deluso dal risultato finale? Ecco dieci remake cinematografici che più hanno alimentato le nostre speranze e che più ci hanno lasciato poi con l’amaro in bocca.

A-TEAM (ORIGINALE: 1983 - REMAKE: 2004)


"Adoro i piani ben riusciti”. Con questa frase Hannibal Smith suggellava il mix di strategia, inventiva alla McGuyver e simpatia con la quale il quartetto di eroi sconfiggeva il cattivo di turno. Nel remake cinematografico c’è poco di tutto questo. Molta azione spettacolare e ultraviolenta ma poche “scazzottate” alla Bud Spencer.

 

HAZZARD (1979-2005)


Non vedevamo davvero l’ora di scorrazzare di nuovo con Bo e Luke alla guida del Generale Lee in giro per la contea di Hazzard. Ma la trama del film è risultata così insulsa da rendere noiosi persino gli inseguimenti in macchina. Senza contare l’assoluta inconsistenza di Jessica Simpson nei panni di Daisy, che noi ricordavamo come una bomba sexy ma molto arguta e intraprendente. Qui nulla più che una bambola gonfiabile.


GHOSTUBUSTER (1984-2016)


Volevamo solo gli originali. Ce li avevano promessi per più di dieci anni e forse, dopo la morte di Harold Ramis, che interpretava Egon, potevamo rassegnarci anche a non vedere mai la reunion degli Acchiappafantasmi più famosi del cinema. I produttori hanno comunque voluto provarci, ma ormai l’effetto nostalgia era svanito. Flop annunciato al botteghino.

 

STURSKY E HUTCH (1975-2014)



I due sbirri di strada sono qui irriconoscibili. L’atmosfera vintage anni Settanta e i personaggi coloratissimi, come l’informatore Huggy Bear, non impedivano alla serie di essere un autentico poliziesco, a volte anche dai toni duri. Il remake del 2004 è invece solo una commedia spinta, praticamente una parodia dell’originale.

 

CONAN IL BARBARO (1982-2011)



Ridateci subito il Governatore della California, che quando agita uno spadone o un fucile a pompa, senza dire neanche una parola, fa sempre la storia del cinema!

 

WILLY WONKA E LA FABBRICA DI CIOCCOLATO (1971- 2005)



Il nano riprodotto digitalmente è l’unica nota originale del  remake che osò sfidare il classico con Jim Wilder. Certo, lo sfidante è nientemeno che Tim Burton, ma l’estro non è quello di “Edward Mani di Forbici”. Usciti dal cinema verrebbe voglia di tagliarle al regista le mani.

 

IL PIANETA DELLE SCIMMIE (1968-2001)



Altro misfatto di Tim Burton. Qui le scimmie sono solo quello che sembrano: cattivi, pelosi e narcisisti, con le loro belle armature “stilose”. Dov’è il colpo di scena finale che obbliga chiunque lo veda a rimanere a bocca aperta per tutti i titoli di coda? Sparito, come il fascino intramontabile di Charlton Heston.

 

THE RING (1999-2002)




Ricordate la cassetta maledetta e la bambina dai capelli neri che esce dalla televisione per farci morire di paura? Solo che il remake made in USA, con la star di “Buffy l’ammazzavampiri”, ci ha terrorizzato ben poco. L’originale giapponese, che all’epoca girava solo su DVD, ci ha invece tolto il sonno per parecchio tempo.

 

L’ULTIMO BACIO (2001-2006)
 

Gli americani non ci copiano (male) solo la pizza. Il film di Muccino parlava senza mezzi termini ai trentenni italiani pieni di sogni adolescenziali e nevrosi. Zach Braff, star macchietta di “Scrubs”, riesce invece a sembrare ancora più ridicolo nel ruolo che fu di Stefano Accorsi.

 

IL RITORNO DEL MONNEZZA (1976-2005)
 

Essere trucidi e recitare male non basta a rivestire i panni di un personaggio che è divenuto un’autentica icona della televisione italiana. La pellicola dei fratelli Vanzina non ricorda nemmeno lontanamente gli 11 film interpretati da Tomas Milian. All’epoca le parolacce dell’Ispettore Giraldi, grazie al doppiaggio di Ferruccio Amendola, erano poesia. Qui, pronunciate dal vivo dal figlio del mitico doppiatore, sono solo volgarità.