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#Hodettono, perché la violenza non è mai amore

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La violenza contro le donne è ancora una questione complessa. Se ne è discusso durante l’incontro organizzato da Alley Oop e Il Sole 24 Ore in collaborazione con Sorgenia

"Uno schiaffo non è mai un gesto d'amore". Dire no alla violenza è possibile, e questo non deve essere solo un pensiero. Deve essere un monito, ma soprattutto un’affermazione a voce alta, altissima. Questo è quanto si sono promesse le donne che animano una realtà come Alley Oop, il portale de Il Sole 24 Ore dedicato alla diversity. Perché si tratta di una piaga, purtroppo strutturata, che colpisce il nostro Paese e ferisce numerose vittime tra le donne e soprattutto tra i bambini, testimoni silenti della violenza. 

Nasce così l'iniziativa “#hodettono, come fermare la violenza sulle donne” un appuntamento che ha messo nero su bianco le cifre, almeno quelle tangibili e calcolabili, di quello che non è più da considerarsi un fenomeno isolato. Ogni giorno il numero delle donne vittime aumenta in modo vertiginoso e drammatico: quasi 7 milioni le donne molestate, aggredite o picchiate, e di queste, solo 50 mila si sono rivolte a un centro antiviolenza (dati Istat).  

Come possiamo agire per contrastare questa piaga sociale? Come possiamo rendere più efficaci le politiche sociali per tentare di risolvere il problema?

 

IL CAMBIAMENTO INIZIA DALLA CULTURA 

"Farsi sentire, dire no e alzare la testa, fare in modo che le denunce siano sempre di più". Come? Sovvertendo gli stereotipi culturali che incidono sul fenomeno della violenza di genere. La strategia da attuare, secondo Laura Menicucci, Direttore generale del Dipartimento Pari Opportunità, che è intervenuta durante l'evento, è “la riduzione delle diseguaglianze che consentirebbe di prevenire il fenomeno”. È indispensabile la formazione e dare una scossa alla società sul piano culturale.

L’uscita dalla violenza di genere è un percorso tortuoso e faticoso. Le donne che scelgono con coraggio di riappropriarsi della loro autonomia devono fare i conti con lo sradicamento temporaneo dalla loro quotidianità e la ricostruzione, tassello dopo tassello, di una vita “normale” e libera. Ma da sole non è possibile, molto spesso c’è bisogno di un sostegno più strutturato. Entrano in gioco i centri anti violenza “luoghi autonomi e indipendenti, - come ci ha spiegato Lella Palladino, Presidente di Di.Re., Donne in Rete contro la violenza - in cui la donna trova persone che la rinforzano e l’accompagnano nel difficile percorso di uscita da situazioni di violenza”. 

Non solo vittime, quindi. L’esigenza fondamentale è far sentire le donne coraggiose e forti, infatti “oltre 25mila donne ogni anno scelgono in maniera libera e autodeterminata di uscire da situazioni di violenza” ha concluso il Presidente di Di.Re.

Le vittime che si rivolgono ai centri antiviolenza hanno più probabilità di portare a termine il processo. Ma questi centri ormai, come hanno dimostrato i dati Istat, non riescono a far fronte alle numerose richieste: circa 1 centro su 4 ha difficoltà ad accogliere le vittime nelle case protette per mancanza di posti.

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CODICE ROSSO, UN PASSO IN AVANTI PER LA PREVENZIONE

È stato calcolato che in Italia ogni 72 ore viene commesso un femminicidio. Per combattere la violenza sulle donne, è da poco stato introdotto il Codice Rosso, che punta a proteggere le vittime di reati violenti e prova a prevenire le recidive. Con il decreto legge, approvato già alla Camera e in fase di esame al Senato, sono stati introdotti quattro nuovi reati ed è stata creata una corsia preferenziale per le denunce, abbreviando i tempi dei processi.

Tuttavia, non sono mancate le osservazioni critiche, ad esempio, l’obbligo da parte delle vittime di denunciare entro tre giorni dall'evento potrebbe scoraggiare proprio le denunce.

Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ha evidenziato che il 31% delle procure e il 17% dei tribunali hanno sezioni o collegi specializzati sul tema, eppure il 90% degli stupri non viene denunciato alle autorità.

Dunque, qual è la rete di protezione contro la violenza sulle donne in Italia? Perché, nel caso in cui si trovi il coraggio di denunciare, i tempi della magistratura sono lunghi ed estenuanti: circa due anni e mezzo, secondo il CSM, la durata media dei procedimenti nei tribunali, un anno nelle procure.

 

 

 

“È una questione critica e cronica del nostro Paese. Le donne che denunciano vanno ascoltate immediatamente per evitare le cifre che la cronaca ci consegna: un femminicidio ogni tre giorni”. Così ha esordito il sottosegretario al Ministero della Giustizia Vittorio Ferraresi che ha messo in evidenza questa urgenza: “le donne devono essere ascoltate subito, per evitare che ci siano ulteriori danni a loro stesse e alle loro famiglie”. 

Le denunce non possono restare inevase. La priorità nei confronti del Codice Rosso è fondamentale per evitare il peggio, come la morte delle donne. 

"Dobbiamo incentivare le attività di prevenzione contro la violenza e il femminicidio - ha concluso Ferraresi - partendo dal nutrire una cultura del rispetto reciproco, nelle scuole e nelle famiglie”.

Sul tema sta lavorando la Commissione parlamentare d’inchiesta la cui Presidente Valeria Valente ha chiarito che, tra gli obiettivi “c’è quello di realizzare una legge quadro che sistematizzi l’ampia legislazione sul tema della violenza”.

L’impianto normativo sul tema, secondo il Presidente della Commissione, è soddisfacente, ma ha precisato che “il punto non è concentrarsi a modificare le norme, ma fare in modo che esse riescano a dispiegare un effetto reale e concreto rispetto alle vittime”.

 

 

ANCHE LE AZIENDE DEVONO PRENDERE POSIZIONE

Nel corso dell'iniziativa è intervenuto l’AD di Sorgenia Gianfilippo Mancini che ha sostenuto come “sulla violenza contro le donne le aziende devono prendere una posizione”.

Sorgenia, già a partire dalla campagna di sensibilizzazione #sempre25novembre, ha fatto sentire il suo no alla violenza di genere. “La sostenibilità – ha concluso Mancini – non è solo ambientale, ma anche sociale. Ne vale del futuro dell’intera società”.  

Se è amore, non è mai violento. Bisogna lavorare per sradicare la mentalità malata di chi usa violenza sulle donne, partendo dal cambiamento culturale del Paese.