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Gender Equality Index: per la parità l’Europa dovrà attendere 60 anni

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Secondo i dati dell’Eige il vecchio continente avanza di mezzo punto percentuale l’anno, e nel 2020 è a 67,9 punti su 100. Nota positiva dall’Italia, che insieme a Lussemburgo e Malta è il paese che avanza più velocemente

All’Europa serviranno ancora 60 anni, se continuerà ad avanzare a ritmo costante, per raggiungere il traguardo della parità di genere. A evidenziarlo è l’ultimo “Gender Equality Index”, pubblicato a fine ottobre dall’Eige, l’European Institute for Gender Equality. I dati fotografano una situazione in cui il Vecchio Continente ha salito finora 67,9 dei 100 “scalini” che portano all’effettiva parità tra uomini e donne, procedendo al ritmo di mezzo punto ogni anno.

I PAESI PIÙ VIRTUOSI E QUELLI PIÙ LENTI

Secondo la rilevazione di Eige in cima al ranking nell’area Euro ci sono la Svezia, la Danimarca e la Francia, mentre i Paesi che avanzano a ritmo più spedito, partendo però da posizioni più arretrate, sono Italia, Lussemburgo e Malta, che sono riuscite a guadagnare in media 10 punti negli ultimi 10 anni. A occupare la posizione di coda rimangono al momento Grecia, Ungheria e Romania.

CARLIEN SCHEELE: “PREOCCUPA L’EMERGENZA COVID-19”

“Abbiamo assistito finora a un miglioramento lento e costante anno dopo anno, ma oggi abbiamo forti motivi di preoccupazione - afferma Carlien Scheele, direttrice dell’Eige - L’emergenza Covid-19 infatti è una seria minaccia per il progresso nel campo della parità di genere, un rischio che non ci possiamo permettere. Oggi più che mai le istituzioni avranno bisogno di prendere spunto dai risultati della nostra ricerca per programmare soluzioni inclusive che promuovano la gender equality nella nostra società, sia durante la pandemia sia dopo che ci saremo lasciati alle spalle l’emergenza”.

HELENA DALLI: “ANCORA MOLTA STRADA DA FARE, A PARTIRE DAL DIGITALE”

“La parità deve riguardare tutte le aree sociali per tutti i cittadini europei, senza distinzioni di genere - aggiunge Helena Dalli, Commissaria europea per l’Uguaglianza - Dovrà essere consentito a tutti di sfruttare al meglio le proprie potenzialità. In questo quadro il Gender Equality Index è uno strumento fondamentale, in quanto è in grado di fotografare i progressi man mano che si compiono”.

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“Voglio rivolgere le mie congratulazioni - aggiunge - ai Paesi che più hanno guadagnato terreno in questo campo migliorando i propri punteggi negli anni: ma nonostante questo c’è ancora molta strada da fare in una serie di settori, a partire dal mondo digitale. Dal momento che il nostro presente e il nostro futuro saranno progressivamente sempre più improntati al digitale, oggi abbiamo bisogno di assicurarci che le donne e le ragazze possano occupare la loro parte di questo settore, e che siano incoraggiate a contribuire alla sua crescita. La Gender Equality Strategy adottata quest’anno dall’Unione Europea stabilisce le ‘azioni chiave’ da sviluppare nei prossimi cinque anni per raggiungere quest’obiettivo, e c’è bisogno che siano implementate pienamente per consentire a uomini e donne libertà, prosperità e crescita”.

LA QUESTIONE DEI RUOLI CHIAVE NEI PROCESSI DECISIONALI

Secondo la visione adottata dall’Europa, migliorare la parità di genere nei ruoli di più alta responsabilità in politica, in economia, nei media, nella ricerca e nello sport è il più importante driver per il progresso a livello comunitario. A quest’area si riferiscono il 65% dei miglioramenti registrati nel territorio comunitario dal 2010, ma nonostante ciò con un punteggio di 53,5 su 100 quello del “decision making” rimane uno dei settori con il punteggio più basso su scala Ue secondo il ranking Eige.

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I progressi più importanti si sono registrati nel 2020 nel settore privato, in gran parte grazie a un riequilibrio con una più ampia presenza femminile all’interno dei consigli di amministrazione. Ad aver fatto più strada in questo campo sono stati nell’ultimo anno Belgio, Danimarca, Germania, Italia, Olanda, Finlandia, Svezia e Regno Unito, dove in media i board sono composti per un terzo da donne, ma l’unico Paese a superare la soglia del 40% di presenza femminile nei Cda è la Francia. Per mantenere costante il tasso di crescita e non registrare battute d’arresto in questo percorso, spiega Eige, sarà ora necessario che anche gli altri Stati membri imbocchino velocemente la stessa strada.

LA “SEGREGAZIONE” NELL’ISTRUZIONE E NEL MONDO DEL LAVORO

In cima tra le cause principali del “gender gap” evidenziate da Eige c’è la segregazione delle donne nel mondo della formazione e del lavoro, che comporta una concentrazione di donne o uomini in alcune aree della formazione o degli impieghi. Nonostante tutti gli sforzi prodotti finora in questo campo, come ad esempio le iniziative speciali lanciate per incoraggiare le donne a intraprendere la carriera di studi nelle materie scientifiche, dell’ingegneria e dell’Information & Communication Technology, la disparità dal 2010 a oggi è addirittura cresciuta. Nell’Unione Europea infatti, secondo i dati del Gender Equality Index, oggi soltanto due posizioni su 10 nel campo dell’Ict sono ricoperte da donne. Al contrario nel campo dell’assistenza c’è una predominanza femminile: soltanto il 15% degli impieghi nel settore infermieristico, dell’ostetricia e dell’assistenza alla persona in sanità è ricoperto da uomini.

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GLI EFFETTI DEL DIGITALE

Il focus dell’edizione 2020 dell’indice di Eige è stato dedicato agli effetti della digitalizzazione sulla vita lavorativa di uomini e donne. Ne è scaturito che le donne corrono il rischio più alto di essere “rimpiazzate” dai robot nel loro lavoro, e che la loro presenza è particolarmente bassa nel campo dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, delle start-up digitali e dei prodotti ad alta tecnologia, come ad esempio nel campo dell’aerospazio, della fibra ottica, delle tecnologie laser e dei microchip. Il settore dello sviluppo di nuove tecnologie rimane così in tutta Europa un “dominio” degli uomini. Anche il fenomeno del lavoro organizzato attraverso le piattaforme digitali, inoltre, sottolinea Eige, sta riproducendo le stesse dinamiche e le stesse diseguaglianze di genere caratteristiche dell’economia tradizionale, a partire dalle differenze di retribuzione.