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“Al fianco delle donne che rivogliono la loro vita”

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La Grande Casa Società Cooperativa Sociale ONLUS accompagna le donne lungo il percorso verso la costruzione di un’esistenza libera

La violenza di genere non ha cultura né fascia sociale. La violenza di genere è trasversale e può toccare qualsiasi strato sociale o ambiente, da quello lavorativo a quello domestico. A volte si insinua silenziosa, spesso, invece, fa male e lascia segni ben visibili sul volto delle donne.

Al loro fianco scende in campo, da circa 30 anni, la cooperativa sociale “La Grande Casa” che, con il lavoro e l’impegno quotidiano dei propri soci, opera con l’obiettivo di garantire diritti e dignità a ogni persona progettando e sostenendo accoglienza solidale e accompagnamento sociale per chi si trova in situazioni di fragilità e vulnerabilità. Bambini, ragazzi, migranti adulti e minorenni soli, famiglie e donne sole o con i propri figli che hanno scelto di chiedere aiuto e sottrarsi a una situazione di violenza nel rispetto dei diritti umani fondamentali.

Il lavoro quotidiano della cooperativa risponde ai bisogni delle donne che hanno scelto di allontanarsi dal pericolo. Le accoglie e le supporta fornendo loro le basi che le accompagneranno verso la ricostruzione della loro nuova vita, più consapevoli ed emancipate.

“Perché ogni donna è ricca di risorse, grande forza e coraggio” come ci spiega Paola Guaglianone, Responsabile dell'Area di Milano della Cooperativa ed esperta del tema violenza di genere.   

 

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Dott.ssa Guaglianone, come nasce La Grande Casa?

La Cooperativa sociale nasce nel 1989 facendosi carico di bisogni che prima non ricevevano risposte strutturate e continuative. È nata, inizialmente, dall’esigenza di accogliere minori che avevano la necessità di allontanarsi da famiglie caratterizzate da una situazione di incuria, maltrattamenti e abusi. Con gli anni si è sviluppata sia a livello geografico (la Cooperativa lavora su 10 aree territoriali, tra cui Milano e le province di Lecco, Varese, Como, e Monza e Brianza) che di progettazione. Abbiamo poi iniziato a rispondere professionalmente anche al problema del maltrattamento delle donne, sia intra familiare che legato allo sfruttamento sessuale.

 

Quali sono state le vostre risposte a queste esigenze?

Abbiamo aperto case per donne che stavano uscendo da gravi situazioni e ci siamo attivati per aiutarle a costruire un loro percorso. Abbiamo creato un forte legame con il territorio, nato dalla volontà di collaborare con gli enti locali e le altre istituzioni. In questo modo siamo riusciti a programmare insieme a loro le risposte sociali adeguate ai bisogni dei cittadini. Con La Grande Casa accogliamo i bambini nelle comunità e nei centri diurni, migranti e donne sole o con figli e in difficoltà a riacquistare la loro autonomia e dignità. Ma non è tutto. Accompagniamo, attraverso diverse figure professionali, le famiglie fragili e attiviamo percorsi di prevenzione sia domiciliari che scolastici. 

 

Quante figure collaborano all’interno della cooperativa?

Diverse sono le professionalità: educatori, psicologi e assistenti sociali. Inoltre, un prezioso aiuto è dato dal gruppo di volontari che hanno deciso di donare il loro tempo e sono spesso loro ad avere un ruolo di prossimità con i nostri ragazzi. Rappresentano sicuramente un messaggio chiaro di sostegno e di solidarietà attiva e gratuita. 

 

Quanto è importante lavorare con i giovani per prevenire la violenza?

Direi essenziale. Purtroppo gli episodi di violenza sono dettati da un sostrato culturale di stereotipi che condizionano la vita dei più piccoli e che possono poi sfociare in situazioni di violenza durante la vita adulta. Proprio per questo abbiamo attivato diversi percorsi preventivi nelle scuole. Lavoriamo con i ragazzi, dalla materna alle superiori, attraverso laboratori formativi di sensibilizzazione rispetto alle relazioni interne alla famiglia o all’affettività e ai rapporti di genere. Partendo dai più piccoli, dagli insegnanti e dalle famiglie possiamo lavorare sullo scardinamento degli stereotipi di genere che sono viscerali nella società italiana e che hanno impostato i rapporti tra generi fino ad oggi. Dobbiamo permettere ai ragazzi di costruirsi una mentalità diversa, più aperta e più realistica rispetto ai ruoli.

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Secondo lei, cosa si può fare ancora per combattere la violenza?

Possiamo fare ancora molto, lavorando su più fronti. In primo luogo partendo dalla scuola, come dicevo prima. Poi bisogna implementare i processi legislativi e normativi in modo che facciano passare un messaggio forte di contrasto al reato di violenza di genere. Inoltre è importante sviluppare un sistema strutturato di intervento affinché si sostengano a livello psico-pedagogico i figli che hanno vissuto indirettamente la violenza subita dalla madre (fisica, psicologica, economica). Secondo recenti studi, infatti, la violenza assistita può indurre a ripetere la dinamica del maltrattamento: i maschi avere comportamenti maltrattanti, le femmine subirli. Infine c’è il tema importantissimo dei media e dei messaggi giusti da dare.

 

Su quali insistere?

Bisogna lavorare in maniera più diffusa con media e televisione per veicolare messaggi che aiutino le persone a diventare consapevoli di tutti quei meccanismi di disparità e di sopraffazione di cui purtroppo la nostra cultura è intrisa. Basti pensare agli aspetti di disuguaglianza che pervadono il sistema lavoro ancora oggi e non permettono un’uguaglianza di reddito o di ruolo all’interno dei contesti lavorativi. Ecco, io credo che dobbiamo attivare tutti questi processi che ci permetteranno di eliminare quasi del tutto il problema della violenza.

 

Con la campagna social #sempre25novembre Sorgenia devolverà un euro alla cooperativa per ogni foto pubblicata. Come verrà utilizzata questa donazione?

Quando accogliamo una donna, dopo una prima fase di protezione, si inizia a ricostruire insieme il progetto esistenziale della donna, che le permetterà di ottenere un’autonomia economica e lavorativa. In questo periodo si vanno a costruire quelle che saranno le basi della sua nuova vita. Ed è qui che entra in gioco il contributo di Sorgenia, che ci aiuterà a fornire e supportare tirocini lavorativi ad alcune delle nostre donne, in modo che possano acquisire competenze per completare il loro percorso di riqualificazione professionale. Le aiutiamo a costruirsi un profilo, grazie a tirocini formativi all’interno di aziende, che permetta loro di reinserirsi nel mondo del lavoro, ricominciare a vivere e riacquisire dignità e autostima.

 

E torniamo al concetto chiave dell’autostima.

Esatto. È veramente fondamentale: ricostruire l’autostima della donna è il primo passo per poter ricominciare una nuova vita. Questo compito sta alla base del nostro lavoro di accoglienza. Quando una donna è sottoposta a maltrattamenti fisici e soprattutto psicologici prova un forte senso di colpa e scattano dinamiche che la fanno sentire sbagliata. In queste situazioni l’autostima viene meno e scompare la spinta all’emancipazione e il sentimento di amore per se stessa che ogni donna ha dentro di sé.

Noi accogliamo la donna e cerchiamo di valorizzare al massimo le sue capacità e le sue qualità. La nostra cura è aiutarla a riappropriarsi delle sue risorse come donna e come persona. Per fare questo deve sentirsi accolta e valorizzata, inizialmente in una dimensione protetta, in modo da affrontare meglio le fatiche del percorso, per poter poi ritrovare la serenità.