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Fare x Bene: “Non solo 25”, la violenza contro le donne si combatte ogni giorno

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La storia di Valentina Pitzalis racconta di un rapporto malato in cui l’uomo che amava si è trasformato nel suo carnefice. Oggi Valentina testimonia che, dopo essere caduti, ci si può rialzare e che nessuno può toglierci il sorriso

Fare x Bene è un’associazione che si occupa di aiutare le donne vittime di violenza e di contrastare la diffusione del bullismo e del cyberbullismo tra i ragazzi.
Una delle sue iniziative è “Non solo 25”, una campagna che, proprio come #sempre25novembre ricorda che la violenza contro le donne è un male che va combattuto ogni giorno dell’anno, e che la sensibilizzazione di tutti, uomini e donne, deve andare ben al di là delle ricorrenze.
Delle attività della Onlus ne abbiamo parlato con Giusy Laganà, insegnante e direttrice nazionale di Fare x Bene. 

Quali sono i temi di cui si occupa Fare x Bene?

La Onlus si occupa di due grandi temi: aiuto alle donne vittime di violenza e ai loro bambini, e lotta al bullismo. La nostra associazione è nata oltre 10 anni fa con la volontà di offrire supporto legale alle donne vittime di violenza; noi siamo tutti professionisti del settore no profit: docenti, avvocati, psicologi, magistrati e imprenditori. Realizziamo nelle scuole percorsi di sensibilizzazione, educazione e prevenzione che affrontano tematiche quali la lotta agli stereotipi di genere, discriminazione, abusi e violenze nei confronti dell’altro sesso. L’obiettivo è far sì che domani quei ragazzi siano cittadini che non abbiano più nulla a che fare con la violenza di genere e la mancanza di rispetto dell’altro.

“Non solo 25” vuole sottolineare che la lotta alla violenza contro le donne non deve fermarsi alle ricorrenze. Cosa ci insegna la storia di Valentina Pitzalis, una delle vostre testimonial?

Io ho conosciuto Valentina dopo la tragedia. Lei ha dato fiducia a un uomo che aveva alle spalle un vissuto difficile, considerava il rapporto di coppia in maniera sbilanciato in cui la parte maschile era preponderante. Questo gli faceva pensare di poter controllare la sua compagna. Valentina ha fatto l’errore che tante donne che subiscono violenza commettono: si annullano in rapporto all’uomo. La forma di controllo che il marito di Valentina esercitava nei suoi confronti era diventata asfissiante, il rapporto era diventato malato. Quando lei ha provato ad allontanarsi il marito non gliel’ha consentito, non ha accettato l’addio. Valentina è una vittima mancata di femminicidio, darle fuoco è stato un gesto che ha provato ad annullare la sua fisicità e toglierle l’identità.

Però normalmente il carnefice sopravvive e la vittima muore.

Qui è successo il contrario e a Valentina, che è sopravvissuta, è stato chiesto di avere un atteggiamento da vittima, come se ci fosse un manuale e un ruolo dal quale non poteva discostarsi. La famiglia del marito morto non ha accettato la sua volontà di rimettersi in piedi e ha richiesto più volte che venisse aperta un’inchiesta in merito alla tragedia. L’inchiesta, dopo essere stata negata per due volte, è ora in corso di svolgimento. Buona parte delle prove raccolte danno ragione a Valentina ma devono esserci ancora un paio di udienze. Lo stesso atteggiamento ostile l’ha vissuto anche Gessica Notaro, alla quale hanno chiesto di non partecipare a “Ballando con le stelle” perché c’era ancora un processo in corso con il suo carnefice e lei, essendo ogni giorno in tv, sarebbe potuta uscirne avvantaggiata. Capisce che siamo in un paese in cui la vittima deve quasi vergognarsi se sopravvive.

Valentina Pitzalis in seguito alla violenza subita ha riportato una invalidità permanente. Come si fa a sopravvivere a tutto ciò?

Io me lo chiedo tutti i giorni. Immagini cosa significhi svegliarsi la mattina e non riconoscersi, essere diventata disabile, aver perso la muscolatura del viso e una mano, avere una compromissione seria dell’altra mano.

Immagini cosa significhi aver perso quello che consideravi l’amore della tua vita con la consapevolezza che sia stato proprio lui ad infliggerti l’inferno che stai vivendo.

A questo aggiunga che la famiglia del tuo carnefice non ti crede e ti cita in giudizio. Ci vuole una forza enorme per riuscire a sopravvivere e ancora di più a vivere. Insieme abbiamo scritto un libro “Nessuno può toglierti il sorriso” perché lei, nonostante tutte le difficoltà, non l’ha mai perso.

Con il libro avete iniziato a girare nelle scuole.

Sì, il suo è un libro di speranza che dice che c’è un’altra possibilità, che anche se si cade in maniera rovinosa si può sempre ripartire. Certo non è facile, Valentina ha dei momenti di crisi dove si chiede perché tutto quel dolore sia capitato proprio a lei. In tutto questo, però, abbiamo incontrato ragazzi meravigliosi. Una volta Valentina, rispondendo alla domanda di un ragazzo, ha detto che non sapeva se mai avrebbe ancora avuto qualcuno con cui uscire a pranzo e se questa persona sarebbe stata capace di guardare lei e non il piatto. Un ragazzo dal pubblico si è avvicinato, con le lacrime agli occhi, e le ha detto che non aveva i soldi per portarla a pranzo ma che una pizza gliel’avrebbe offerta molto volentieri. Questo è stato uno dei momenti più toccanti che abbiamo mai vissuto. Raccontare queste storie serve a toccare gli animi.