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Energie pulite, stabili gli investimenti nel 2013 in Italia

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Secondo l’ultima ricerca di Bloomberg New Energy Finance il Belpaese è l’unica eccezione in tutta Europa, con finanziamenti pari a 1,3 miliardi di dollari

Gli investimenti in energia pulita nel 2013 hanno raggiunto i 45,9 miliardi di dollari in tutto il mondo, con una flessione del 14% rispetto al secondo trimestre di quest’anno e del 20% rispetto allo stesso periodo del 2012. Sono i numeri dell’ultima ricerca di Bloomberg New Energy Finance che mostra come rinnovabili, tecnologie per l’efficienza energetica e per la mobilità elettrica non arriveranno ai 281 miliardi di dollari, cioè quanto fu speso in tutto il Pianeta nel 2012.

 

La flessione ha riguardato indistintamente Cina, Stati Uniti ed Europa. Unica eccezione del Vecchio continente l’Italia, dove la cifra si è mantenuta invariata sui 1,3 miliardi di dollari, e la Gran Bretagna, passata da 1,6 miliardi a 2,6 miliardi di dollari investiti. Il calo infine non ha toccato il Sudamerica, in particolare Cile, Uruguay e Brasile dove gli investimenti sono cresciuti da 950 milioni di dollari a 1,1 miliardi.

 

Nonostante la riduzione degli investimenti i titoli dell’energia pulita hanno aumentato il proprio valore. Stando al WilderHill New Energy Global Innovation Index (NEX), calcolato su 96 aziende di tutto il mondo, al 9 ottobre 2013 le azioni di società della green economy sono cresciute del 47% rispetto all’inizio dell’anno e del 75% rispetto al luglio 2012.

 

Michael Liebreich, direttore esecutivo di Bloomberg New Energy Finance, ha commentato il dato dei 45,9 miliardi di dollari come “una cifra significativa ma molto più bassa di quella investita appena due anni fa, quando fu toccato il record nel mondo”. Secondo l’analista il calo degli investimenti nell’industria verde dipenderebbe dalle incertezze sulle policy energetiche in Europa, dai prezzi del gas negli Stati Uniti e da una riduzione degli investimenti in eolico e solare termico e fotovoltaico in Cina. Notevole anche l’impatto della crisi economica e politica generalizzata. “Tutti riconoscono il rischio del riscaldamento globale – ha detto Liebreich – ma allo stesso tempo sono troppo impegnati con problematiche interne per prendere le azioni necessarie”.