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Donne di carta: la lettura come antidoto contro violenza e censura

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Alessandra Maggi, neo-presidente e socia dal 2009 dell’associazione per la promozione della lettura: “Il 25 novembre non sia soltanto una ricorrenza, ma il simbolo di una lotta che dura tutto l’anno. Le persone libro servono anche a testimoniare questo impegno”

“Sulla violenza di genere siamo impegnate e impegnati, abbiamo realizzato molte iniziative e cerchiamo di non circoscriverle alla giornata del 25 novembre, che pure ha un valore simbolico molto importante. Siamo però attente e attenti a essere presenti contro la violenza nei confronti delle donne tutto l’anno, con diverse manifestazioni: collaboriamo da anni con il centro culturale delle donne Mara Meoni di Siena. L’anno scorso con Amnesty International a Milano abbiamo realizzato un evento molto coinvolgente: abbiamo partecipato portando dei testi sul tema, e poi abbiamo realizzato un video presente sul nostro canale YouTube. Abbiamo illustrato tutte le frasi fatte e i luoghi comuni che contribuiscono a distorcere il fenomeno dei femminicidi e della violenza contro le donne. Come donna però ho paura che queste ricorrenze rimangano confinate in una giornata, come accade per l’8 marzo, e che siano ridotte a una semplice ricorrenza”. A parlare è Alessandra Maggi, presidente da meno di un mese di Donne di carta, storica associazione culturale nata a Roma per promuovere la lettura.

Alessandra, come nasce Donne di carta?

Per essere un’associazione culturale siamo longeve, siamo nate nel 2008. La prima cosa da dire è però che non siamo un’associazione di genere, ma siamo aperti a donne e uomini. Ci chiamiamo così perché le fondatrici sono quattro donne, impegnate nel mondo della cultura: una libraia, un’editrice, una giornalista e un’operatrice culturale. L’associazione nasce dall’interrogativo su cosa si possa fare per aiutare il settore per promuovere la lettura, nel senso più largo possibile, della cultura ad ampio raggio. L’associazione è nata a Roma, ma oggi siamo presenti in molte città in tutta Italia.

Quali sono stati i progetti che vi hanno dato più visibilità?

Quello a cui dobbiamo la nostra visibilità è senza dubbio il progetto delle persone libro. Donne di carta è la portavoce in Italia del Proyecto Fahrenheit 451 Las personas libro, iniziativa nata in Spagna da un’idea di Antonio Rodriguez Menendez. Abbiamo fatto un percorso di formazione, e poi abbiamo imparato dei piccoli brani di romanzi o poesie non per recitarli, ma per portali alle persone in diversi eventi e occasioni. Il progetto si rifà al libro di Bradbury, e ci ha dato finora enormi soddisfazioni e continua a darcene.

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Ma la nostra attività non si ferma a questo. Nel 2011 abbiamo creato la Carta dei Diritti della Lettura, un documento di otto articoli nello stile della nostra Costituzione, che afferma il principio che leggere non sia un optional, né un privilegio, ma un diritto della persona. Consideriamo questo documento come il nostro manifesto. Stiamo cercando in questi anni di diffondere la Carta dei Diritti della Lettura, per la quale abbiamo ricevuto un riconoscimento dalla Presidenza della Repubblica, facendola conoscere nelle scuole, nelle biblioteche, ma anche dove i libri purtroppo non ci sono, e il nostro obiettivo è di arrivare a presentarla al Parlamento europeo.

Quali altri progetti state sviluppando?

Ci sono le adesioni a patti di lettura locali, e tutti gli impegni legati al filo conduttore della lotta contro le violenze di genere. Poi il progetto “Biblioteca a Cielo Aperto” a Roma, che cerchiamo di portare anche in altre città. E ogni anno cerchiamo di dare vita a un evento che ricordi il rogo de libri del 10 maggio 1933, per non dimenticare quei momenti bui. Ci piacerebbe arrivare a proporre il riconoscimento del dieci maggio come giornata contro ogni tipo di censura, e per questo abbiamo aperto anche una pagina su Facebook. Ora siamo alla ricerca del canale giusto per ufficializzare questa proposta.

Riuscite a trasferire la vostra passione per la lettura alle giovani generazioni?

Devo ammettere che non è semplice, ma che allo stesso momento è estremamente importante. L’età all’interno dell’associazione non è bassa, ma ad esempio durante il lockdown siamo entrati in contatto con molto giovani grazie agli eventi digitali organizzati con le scuole. In assoluto però è abbastanza difficile avvicinare i ventenni, oggi i nostri soci più giovani sono poco meno che trentenni. Sarebbe importante, guardando al futuro, provare ad affrontare gli argomenti con altre modalità. La musica potrebbe essere un canale giusto, già lo utilizziamo ampiamente, ma potremmo provare a indirizzarlo con più decisione verso i gusti dei giovani, per provare ad avvicinarli unendo letteratura e generi musicali contemporanei.
Sono convinta che entrare nelle scuole sia importante, ma penso anche che i giovani andrebbero avvicinati e coinvolti anche fuori dall’ambiente scolastico, dove sono più liberi. Ma ovviamente non riusciamo a farlo da soli, sarebbe importante l’appoggio delle Istituzioni, che non sempre sono in ascolto su questi temi.

Come hanno influito l’emergenza Coronavirus e il lockdown sulla vostra attività?

Tutte le attività in presenza sono state sospese da marzo fino a settembre.
L’11 settembre a Bari abbiamo organizzato, in rete con l’assessorato al welfare del Comune di Bari e con il Bari Social Boat, l’iniziativa Donne contro la mafia.
In quell’occasione ci siamo dedicate, con l'accompagnamento musicale a cura di Giulia Bonomo e Paola Ghigo, alla lettura di brani di libri, che avessero come filo conduttore le figure femminili legate alla lotta alla mafia.
Il 10 maggio di quest’anno inoltre, in pieno lockdown, abbiamo celebrato la triste ricorrenza del rogo dei libri del 1933 con un video pubblicato su youtube, “Noi siamo memoria”: raccoglie le letture dei nostri soci da tutta Italia: è stata un’esperienza emozionante per tutti, perché siamo riusciti a dare forma al nostro impegno nonostante le difficoltà del momento.