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Di spazio, emozioni e sostenibilità: a colazione con Maurizio Cheli

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Il racconto dell’astronauta italiano, in orbita con lo Space Shuttle Columbia per la missione Sts-75, alle Colazioni Digitali di Sorgenia e Corriere Innovazione

Non capita tutti i giorni di sentire un astronauta raccontare le proprie avventure spaziali, spiegare come funziona lo shuttle, emozionare descrivendo le sensazioni che si provano lassù. Se poi ti capita a colazione, è decisamente il miglior modo per far decollare la giornata. È esattamente quello che è successo all’ultimo appuntamento delle Colazioni Digitali, che hanno avuto come guest star l’astronauta Maurizio Cheli. “Spazio & Digitale” il tema dell’evento, parte del format ideato da Sorgenia e Corriere Innovazione per comprendere come le tecnologie digitali stanno cambiando il nostro modo di vivere.

 

 

UN ASTRONAUTA (QUASI) PER CASO

Maurizio Cheli è un talento italiano che ha tenuto alta la bandiera del nostro Paese in tutto il mondo, e anche oltre. Primo astronauta professionista italiano, è estato in orbita nel 1996 con lo Space Shuttle Columbia per la missione Sts-75.

Primo italiano a ricoprire il ruolo di Mission Specialist, Cheli è un pilota, collaudatore, sperimentatore e, come abbiamo constatato alle Colazioni Digitali, un eccellente divulgatore. Il suo è un racconto che abbraccia passione, scienza, tecnologia, ambiente e che comincia con un aneddoto simpatico: Cheli, si può dire, è astronauta quasi per caso. Aveva infatti cominciato la carriera come pilota di aereo. “Una mattina leggo il giornale e noto un annuncio di lavoro dell’Agenzia Spaziale – ha raccontato -. Ho provato e direi che mi è andata abbastanza bene. Quindi a chi mi chiede come sono diventato astronauta, rispondo leggendo il giornale”.

 

 

DAL BLU DEL CIELO AL NERO DELLO SPAZIO

Da quell’annuncio è partita la carriera di Cheli, che avrà il suo punto più alto con la missione STS-75 Tethered del 1996, a bordo dello Space Shuttle Columbia. E la partenza di quella straordinaria avventura Cheli non la scorderà mai. "Il lancio è una forte sensazione fisica: vibra tutto, gli strumenti si agitano - racconta -. A 30km di quota il cielo diventa nero, per me che ero abituato al blu è stata una strana esperienza”.

 

TECNOLOGIA SPAZIALE

“Lo shuttle è una macchina molto complessa - ha spiegato Cheli nel corso delle Colazioni Digitali -, la più sofisticata che abbia mai manovrato. Nonostante ciò, la tecnologia a bordo non è mai costituita da ultimi ritrovati. E questo perché la prima caratteristica che si richiede all’equipaggiamento è l’affidabilità, e spesso sono le cose più semplici a essere più sicure. Pensate che al momento del lancio, per poter controllare tutta la strumentazione, quindi anche quello che sta dietro mentre sei immobilizzato nella tua posizione, non avevamo altro che un bastoncino e uno specchietto. Lo shuttle. Non è molto comodo, ma non ho incontrato mai nessuno che volesse scendere”. 

 

LEZIONI IN ORBITA

Cosa ha insegnato lo spazio a Maurizio Cheli? Uno dei momenti più interessanti dell’evento “Spazio & Digitale” è stato quando l’astronauta ha risposto a questa domanda. E sono risposte illuminanti, un po’ come tutta la narrazione dello scienziato, ma anche molto preoccupanti. "La cosa più bella che ho imparato nello spazio è come lavorare correttamente in un team. Non si parte nemmeno senza comprendere il valore della fiducia e della interdipendenza. In questo lo shuttle è come un'azienda. La cosa più brutta è quanto male stiamo facendo al Pianeta. Dall'alto hai l'esatta percezione dei danni: nubi di smog, laghi ridotti, foreste devastate. La sostenibilità dovrebbe essere la base del nostro agire. Le tecnologie che adottiamo nello spazio possono dare una grossa mano una volta implementate a terra, ma anzitutto dobbiamo prendere coscienza chiaramente del problema”.