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Data analytics e cuore, la ricetta per vincere nello sport

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Ottavio Crivaro, Ceo di Math&Sport, la Startup che collabora con il Coni per preparare atleti e team azzurri alle Olimpiadi: “Il problema non è la disponibilità delle informazioni, ma le competenze per analizzarli"

Misura. Analizza. Migliora. Vinci!

 

Il legame tra sport e data analytics è sempre più stretto, e può portare i team e i singoli atleti a ottenere vantaggi competitivi importanti. Questo accade già oggi con la tecnologia che affianca i campioni e i grandi team internazionali. Ma per il futuro sarà importante estendere questi metodi ai settori giovanili per un lavoro ancor più di prospettiva insieme ai talenti "acerbi" che iniziano a fare i primi passi nell’agonismo.  

Ce lo spiega in un’intervista Ottavio Crivaro, Ceo di Math&Sport, la startup che affianca in panchina la nazionale femminile di Volley guidata da Davide Mazzanti e che ha in corso una serie di progetti in ambito sportivo e una collaborazione con la Preparazione Olimpica del Coni.

 

 

Crivaro, è davvero così importante guardare ai settori giovanili?

E’ bello lavorare con gli atleti d’élite, ma spesso con loro i margini di miglioramento sono minimi. A parità di strumenti, applicandoli ad under 19, under 21 o primavera, probabilmente l’impatto può essere superiore. Anche perché approcciandosi a un atleta in formazione, cosciente che sta imparando, avremmo di fronte una persona più ricettiva. E poi c’è un discorso culturale: credo che le federazioni abbiano tra i loro compiti quello di far capire agli atleti che si può migliorare anche grazie alla tecnologia e ai dati.

 

Come nasce Math&Sport?

Tutto parte nel 2010. Io ho un’estrazione non accademica, sono laureato in ingegneria e ho lavorato nell’industria e nell’innovazione tecnologica. Con alcuni ricercatori del Politecnico di Milano ho deciso di fondare Moxoff, uno spin-off che si propone di portare la matematica applicata come strumento per fare innovazione in ambito industriale, cambiando prodotti e processi. Lavoriamo nell’energia, nel medicale, nell’acciaio, nell’industria pesante, nel mondo dei servizi. Nel corso del tempo abbiamo iniziato a operare anche nello sport, e un paio di anni fa abbiamo capito che questo settore avrebbe meritato una startup ad hoc: così è nata Math&Sport. 

Lavorate sia sugli sport individuali sia sugli sport di squadra?

Sì. Abbiamo avuto l’opportunità di iniziare una collaborazione con il Coni, concentrandoci sulla preparazione degli atleti e delle squadre di élite per le Olimpiadi. In questa cornice è nato l’impegno al fianco di Davide Mazzanti e il suo staff nel volley femminile. Ma abbiamo progetti in corso anche nel calcio ed altri sport.

 

Da una parte c’è il gesto tecnico del singolo atleta, dall’altra le necessità tattiche: l’analisi dei dati può essere utile in entrambi gli ambiti?

La nostra scelta di fondo è stata sin dall’inizio quella di non creare tecnologie che generino nuovi dati, ma modelli matematici ed algoritmi, quindi software, che usino al meglio i dati già disponibili. Perché oggi il vero problema per gli allenatori non è la disponibilità dei dati, ma le competenze per analizzarli nel modo migliore e trarne conclusioni utili. Soprattutto se pensiamo ad un utilizzo durante le gare. Così abbiamo puntato a creare soluzioni che consentano di interpretare le prestazioni in tempo reale, mettendo a disposizione dei nostri utenti un sistema per l’ottimizzazione della performance, con applicazioni sia tattiche sia tecniche rispetto ai singoli gesti. Come esempi di analisi del gesto tecnico potremmo citare la battuta nel volley o il servizio nel tennis, il caricamento e il rilascio nel lancio del martello, il tuffo di un portiere di calcio, lo smash nel badminton.

 

E poi c’è il lavoro sulle strategie…

Certo, e anche questo può portare un valore aggiunto importante, sia negli sport individuali sia in quelli di squadra. Nella pallavolo, soltanto per fare un esempio, vuol dire poter analizzare in tempo reale la situazione, cercando di anticipare le scelte del palleggiatore o dell’attaccante avversario, o individuando fin dalle prime fasi il grado di pericolosità dell’azione che si sta sviluppando. 

 

 

Saper analizzare i dati che si generano sul campo da gioco può offrire agli atleti e ai team un vantaggio competitivo. Ma non c’è il rischio che a lungo andare tolga allo sport un po’ della sua poesia?

Lo sport è per definizione fatto di tecnica, tattica e cuore. Il calcio, la pallavolo, il tennis, la boxe, sono fatti di capacità cognitive e psicologiche e di gestione delle emozioni. Questo spiega il fatto che ci siano atleti bravissimi in allenamento e meno in partita, e viceversa.  Man mano che si diffonderanno le tecnologie di analisi dei dati nello sport si otterranno strumenti utili per interpretare ciò che succede, ma questo non assicurerà la vittoria a nessuno.

 

Le vostre tecnologie possono trovare applicazioni anche per gli spettatori?

Sì, stiamo lavorando anche su questo versante. Perché tutte le informazioni che mettiamo nelle mani degli allenatori possono rappresentare un valore aggiunto anche per chi guarda l’evento. Abbiamo sviluppato una soluzione per i tifosi all’interno di uno stadio: inquadrando le azioni di gioco con lo smartphone ricevono, grazie ad algoritmi di Augmented Reality, una serie di indicazioni tecnico-tattiche su quello che succede in campo. Chiaramente si potrebbe pensare di arricchire anche l’esperienza dei telespettatori, mettendo le nostre informazioni a disposizione dei commentatori e di chi si occupa della grafica in tv.