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Dalla green economy più di tre milioni di posti di lavoro

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Il settore traina l’Italia fuori dalla crisi. Dal 2008 a oggi 328 mila aziende hanno investito in questo settore con tanti benefici. Realacci (Symbola): “Ora tocca alla politica”

Tre milioni di posti di lavoro verdi effettivi e altri 3,7 milioni potenziali, con 100,8 miliardi di euro di valore aggiunto prodotto, in termini nominali, pari al 10,6% del totale. Questi sono solo alcuni dei sorprendenti dati del rapporto “GreenItaly 2013. Nutrire il Futuro”, presentato da Unioncamere e dalla Fondazione Symbola, che ricostruisce e racconta la forza delle eccellenze della green economy in Italia. Che diventa così la vera protagonista della ripresa economica del Paese: su tutto il territorio nazionale sono state 328 mila le imprese che dal 2008 hanno scommesso su questo settore, rappresentando il 22% del totale.

 

Si tratta di aziende che hanno investito in tecnologie alternative per ridurre il proprio impatto ambientale e risparmiare energia. Una ricetta vincente, che ha fatto primeggiare le imprese del Belpaese soprattutto all’estero: il 42% di quelle manifatturiere esporta i propri prodotti, contro il 25,4% di quelle che non sono amiche dell’ambiente. Green economy, però, significa anche innovazione e redditività. Le aziende che nel 2012 sono state eco-investitrici rappresentano il 21,1% del totale, contro il 25,2% di quelle “tradizionali”.

 

Le buone notizie riguardano soprattutto l’occupazione giovanile. Mentre, infatti, il Ministero del Lavoro punta il dito contro la crisi economica che dal 2007 ad oggi è costata 1,2 milioni di disoccupati, le aziende green fanno registrare un trend inverso. Il 42% del totale delle assunzioni under 30 programmate quest’anno dalle imprese dell’industria e dei servizi sarà effettuato nel settore delle eco-innovazioni, e passi importanti si notano anche sul fronte dei diritti. Nel campo dei green jobs, infatti, tra le occupazioni a carattere non stagionale, l’incidenza di quelle a tempo indeterminato è del 52%, mentre scende al 40,5% per le figure non connesse a questo settore.

 

“Non stiamo parlando evidentemente di un settore dell’economia – sottolineano Unioncamere e Symbola -, ma di un tracciante verde che percorre il sistema produttivo italiano e che, a ben guardare, delinea il ritratto più fedele del nuovo made in Italy”. Cosa fare ora? “Bisogna scommettere sull’innovazione, la ricerca e la qualità per rinnovare il suo sapere fare, la sua vocazione imprenditoriale e artigiana. L’Italia, insomma, deve fare l’Italia”, ha commentato Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola. Il quale ha poi concluso, sottolineando che “a questo tracciante verde dell’Italia migliore deve guardare con più curiosità e attenzione la politica quando ragiona di sviluppo e rilancio”.