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Dal riciclo dei Raee più posti di lavoro e crescita del Pil

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La sfida di Remedia: insistere sul riutilizzo di materie prime per ridurre i rischi di approvvigionamento delle industrie e creare sviluppo sostenibile

Se si riciclassero correttamente i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti Raee, non soltanto si verificherebbe una crescita sensibile del Pil, ma anche un incremento dei posti di lavoro, circa 2,8 milioni in tutta Europa. Dove ciò è già stato sperimentato, come in Francia, dal 2008 al 2012 il settore ha generato ben tremila assunzioni, che hanno riguardato 20 aziende specializzate nelle tecnologie di recupero. Insistere sul riutilizzo delle materie prime, in particolare sui Raee, è la sfida lanciata da Remedia, tra i principali Sistemi collettivi italiani no-profit per la gestione ecosostenibile di questo tipo di scarti, che ha discusso del tema in occasione del convegno “Hi Tech & Ambiente”, organizzato in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

 

La carenza di materie prime e i rischi di approvvigionamento delle industrie sono una questione centrale: per non continuare a essere dipendente dalle importazioni, l’Europa ha bisogno di un cambiamento sistematico nell’uso e nel recupero delle risorse, che servirebbe ad aumentarne la competitività e contribuirebbe a costruire un’economia europea sostenibile. Secondo una stima recente, infatti, l’Unione Europea potrebbe ridurre la quantità di materie prime necessaria a far girare l’economia di circa il 25% a parità di produzione entro il 2020. L’economia ne trarrebbe beneficio e la crescita del PIL porterebbe anche la creazione di nuovi posti di lavoro, tra 1,4 e 2,8 milioni

 

Attualmente nel Vecchio Continente sono raccolte 10 milioni di tonnellate di Raee, ma soltanto 3,5 sono riciclate in maniera corretta. Passando dal 33% all'80%, per esempio, la potenzialità economica del settore potrebbe arrivare a produrre almeno 1 miliardo di euro di valore in recupero dei materiali. Questo è anche uno degli obiettivi della nuova direttiva europea in materia, la 2012/19/EU, che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro febbraio 2014.

 

In particolare, il testo stabilisce misure volte a proteggere l’ambiente e la salute umana, prevenendo o riducendo gli impatti negativi dello scorretto trattamento di questo tipo di rifiuti, e contribuendo in questo in modo allo sviluppo sostenibile. Tutti i Paesi dovranno raggiungere un elevato livello di raccolta differenziata di Raee sotto forma di rifiuti urbani: l’Italia dovrà passare da una media di 4 kg pro capite a circa 8 kg per abitante nel 2016, fino a raggiungere i 14 kg/abitante nel 2019. Secondo Danilo Bonato, direttore generale di Remedia, “non si tratta soltanto di un atto formale, ma di una opportunità per dare nuovo impulso al sistema e favorire politiche industriali orientate all’efficienza delle risorse. L’utilizzo più efficiente e sostenibile delle risorse naturali è una priorità”.