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Da Roma a El Salvador: un’estate a servizio dell’ambiente

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Elisa, studentessa romana di Ingegneria energetica, ha raccontato ad Energie sensibili la sua esperienza oltreoceano: “Diversità di storia e cultura di grande impatto”

La sostenibilità ambientale va sempre a braccetto con il benessere delle persone. Ancor più se si tratta di paesi disagiati, come quelli del Centro America, dove gli abitanti più fortunati hanno corrente elettrica in casa e l’acqua calda è considerata un lusso per pochi. El Salvador, Belize, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Costa Rica: qui dal 2002 l’Aea, l’Alianza en Energia y Ambiente con Centroamerica, ha finanziato attraverso fondi europei, erogati in primis da Finlandia e Svizzera, progetti per lo sviluppo sostenibile di città e aree rurali, avvalendosi della preziosa collaborazione di organizzazioni ed Università, tra cui anche La Sapienza di Roma.

 

Elisa Savuto, studentessa della Facoltà di Ingegneria energetica dell’ateneo capitolino, ha percorso 8030 chilometri per partecipare all’iniziativa nello stato di El Salvador. Insieme con altri colleghi, grazie all’accordo stipulato tar Aea e Cirps, il Centro interuniversitario di ricerca per lo sviluppo sostenibile, ha viaggiato questa estate senza sosta per 5 settimane per analizzare i progetti già terminati e valutare il loro impatto sull’ambiente e sulla  qualità della vita delle persone coinvolte.

 

“Io e io miei compagni di avventura ci siamo impegnati a dare un punteggio alle varie iniziative seguendo 5 criteri di sostenibilità: ambientale, tecnologica, sociale, istituzionale ed economica – ha raccontato Elisa ad Energie Sensibili -. Ci siamo confrontati con i promotori e i beneficiari dei progetti assegnatici. Ciò che ho visto è molto positivo, anche se non mancano le criticità, trattandosi soprattutto di comunità rurali”. Sono stati posizionati, grazie ai finanziamenti europei, dei collettori solari su un ospedale e una casa di riposo per anziani che ha fatto arrivare all’interno acqua calda. In un piccolo paese al confine con l’Honduras una turbina idraulica riusciva a dare elettricità a tutta la comunità, che collaborato per la sua realizzazione sia nella fase di realizzazione che in quella di manutenzione.

 

“Tra i programmi più innovativi – ha ricordato Elisa – c’è la creazione di un pannello fotovoltaico che alimenta una pompa che fa arrivare acqua potabile al paese. Ancora, la realizzazione di coltivazioni di una particolare pianta, che cresce in questi territori, dal cui seme può essere ricavato un olio da cui estrarre biodiesel. Senza dimenticare la costruzione di biodigestori che, in una fattoria di suini, a determinate temperature e pressioni, dà vita a biogas”.

 

L’apporto dei beneficiari della rivoluzione green di questi Paesi è stato fondamentale. “Lì dove gli abitanti hanno avuto un ruolo chiave nel processo di costruzione e manutenzione di questi impianti il successo è stato assicurato, nonostante le loro conoscenze fossero molto ridotte rispetto alle nostre. Questa esperienza è stata di grande impatto: il contatto con una cultura e una storia così profondamente diversa dalla nostra, anche per quel che riguarda il rapporto con l’energia, è stato molto educativo”.