A mettere nero su bianco tutti i vantaggi che i pannelli solari possono portare al suolo e agli insetti è un recente studio realizzato dal WWF. Che evidenzia come, per centrare l’obiettivo, basti considerarlo fin dalla fase di progettazione delle installazioni
Il fotovoltaico può essere un importante alleato della biodiversità, e consentire così di ottenere un altro importante risultato oltre alla transizione energetica, contribuendo alla conservazione delle specie sul territorio. A evidenziarlo è un recente studio del WWF, pubblicato agli inizi di febbraio: “Un’energia che fa bene alla natura: i benefici del fotovoltaico per la biodiversità”. A firmarlo è un entomologo, Valerio Renzoni, che è anche coordinatore Clima ed Energia di WWF YOUng, la community dei giovani di WWF Italia.
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Pannelli solari: le condizioni per aiutare la biodiversità
Per cogliere appieno le opportunità offerte da un impianto fotovoltaico per la conservazione della biodiversità, spiega la ricerca nelle sue conclusioni, è però fondamentale considerare questo obiettivo dalle fasi iniziali della progettazione dell’impianto. A partire da un’attenta verifica della presenza di specie e habitat attorno all’area interessata dalle installazioni e da una valutazione del loro stato di conservazione. A questo dovranno aggiungersi gli interventi di ripristino della natura, che dovranno essere definiti e integrati nel progetto. Quanto poi alla gestione ordinaria dell’impianto, secondo il WWF dovrà prevedere un monitoraggio periodico della biodiversità, per confermare che gli interventi programmati vadano nella giusta direzione.
I benefici per le piante
Secondo quanto riportato dalla ricerca, la struttura dei moduli fotovoltaici può portare beneficio agli organismi vegetali dell’area, dal momento che – ad esempio – la stessa struttura dei moduli può contribuire a modificare parametri come temperatura, umidità, precipitazioni nelle aree sottostanti, andando quindi a generare microclimi che possono favorire anche piante autoctone adatte a queste condizioni. Proprio l’insieme dei diversi microclimi nelle aree attigue agli impianti può favorire la biodiversità grazie alla differenziazione dei microhabitat, in riferimento ad esempio alle zone che si trovano sotto ai pannelli o tra i filari.
“La comunità scientifica – spiega il WWF – suggerisce che la combinazione di sistemi fotovoltaici con le pratiche agricole è in grado di aumentare la produttività dei terreni interessati del 60-70% e, allo stesso tempo, incrementa il valore economico del terreno fino al 30% rispetto all’agricoltura convenzionale”.
I benefici per le api e gli impollinatori
In una sorta di effetto a catena, gli effetti positivi sulla vegetazione contribuiscono indirettamente, a loro volta, a portare benefici anche agli insetti impollinatori e alle api. A questo si aggiunge anche un vantaggio diretto, grazie alla comparsa di nuovi micro-habitat per via delle variazioni di ombreggiatura, temperatura, umidità e precipitazioni.
Questi benefici possono rivelarsi particolarmente importanti in un momento in cui gli circa il 10% degli apoidei e dei lepidotteri, secondo i dati dell’IUCN, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, corre il rischio di estinguersi.
Gli effetti positivi per il suolo
Tra i potenziali benefici che derivano dagli impianti fotovoltaici la ricerca del WWF evidenzia anche “l’aumento del sequestro di carbonio attraverso la promozione diretta della biomassa vegetale e del contenuto di carbonio organico del suolo nelle aree intorno ai pannelli fotovoltaici”. Secondo una ricerca pubblicata dalla rivista “Frontiers in Microbiology”, infatti, “la capacità di sequestro del carbonio nel suolo interessato dall’impianto fotovoltaico aumenta di oltre il 10% rispetto a quello del campo di controllo a 5 anni dall’installazione, suggerendo un effetto positivo dei pannelli”. Una prospettiva interessante se si considera che nell’Unione Europea – come recita la Risoluzione del Parlamento europeo del 28 aprile 2021 sulla protezione del suolo – i costi dell’inazione sul degrado del suolo superino i 50 miliardi di euro all’anno.
I benefici per i piccoli vertebrati
Quanto infine ai piccoli vertebrati, come gli anfibi o i rettili, la progettazione e la gestione degli impianti può offrire loro una serie di possibilità che ne aiuterebbero la sopravvivenza. Gli impianti solari possono infatti integrare senza problemi strutture per lo svernamento di queste specie, o per il cosiddetto baking, l’esposizione al sole dei rettili, per la loro nutrizione o per offrire un riparo.
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