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“Così studiamo il clima sulla Terra tra centinaia di anni”

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Intervista ad Antonio Navarra, presidente del Centro euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici: “Non tutto dipende dall’aumento di CO2”

Studiare l’evoluzione del clima nel nostro Pianeta non è impossibile. È una sfida a metà tra scienza e fantascienza che i ricercatori italiani del Centro euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc) hanno raccolto e portano avanti come polo di eccellenza mondiale. Merito, tra le altre cose, di un computer dal nome altisonante: Athena, un vero e proprio cervellone elettronico con oltre settemila processori e 3,5 Terabyte di ram. Uno dei più potenti al mondo, per capirci e oggi considerato il secondo super-computer italiano e l’unico dedicato esclusivamente allo studio dell’ambiente.

 

Antonio Navarra, da fisico e presidente del Cmcc può spiegarci come funziona Athena e come sta cambiando negli anni il clima?

“Lo sviluppo dei calcolatori elettronici per lo studio del clima comincia alla fine degli anni Quaranta, quando fu dimostrato che le equazioni che regolano il funzionamento degli oceani possono essere risolte dalle macchine. Uno dei primissimi computer utilizzati è stato l’Eniac, negli Stati Uniti. Negli anni Cinquanta c’è stata la vera svolta, dopo di che è stata una corsa in salita e oggi abbiamo macchinari sempre più potenti e sofisticati”.

 

Come si studia il clima della Terra su un computer?

Le faccio un esempio. Il mar Mediterraneo perde due metri di acqua l’anno, ma è una condizione che non si può verificare in laboratorio. Riproducendo, con dei modelli matematici, un pianeta simile alla Terra possiamo fare esperimenti che altrimenti non sarebbero possibili, come studiare il clima del Pianeta se scomparissero le montagne.

 

Sono gli stessi strumenti che si usano per fare le previsioni meteorologiche?

Come Centro studi sul cambiamento climatico siamo interessati a variabilità più lunghe, cioè anni o almeno stagioni. I modelli sono simili, ma noi li usiamo per capire ciò che avverrà a più lunga scadenza. Bisogna fare una distinzione tra previsione, che è l’affermazione di ciò che accadrà, e scenario. Le questioni climatiche non sono previsioni ma scenari: non si prevede se domani pioverà o ci sarà il sole, ma si fanno delle ipotesi sulla base dei dati attuali. Si offre un ventaglio di possibilità future che non sono affermazioni.

 

Le informazioni che ricavate non sono fini a se stesse. Come vengono utilizzati gli scenari ipotizzati dai ricercatori del Cmcc?

Il Cmcc ha una sezione che si occupa esclusivamente degli impatti economici dei cambiamenti climatici. Ad esempio per il Mediterraneo possiamo ipotizzare che l’incremento di anidride carbonica farà aumentare la temperatura e diminuire le precipitazioni invernali. Questo scenario evidenzia alcuni elementi di rischio, informazioni utili a chi costruisce infrastrutture con vita a 50 anni oppure ai manager delle risorse energetiche che devono fare programmazione. C’è un legame stretto tra ambiente ed economia.

 

Stagioni sballate, estati fredde e inverni miti. È tutta colpa dell’anidride carbonica?

L’anidride carbonica ha un effetto importante perché è sistematico, ma il clima si evolve sulla base di tante variabili. Il segnale dell’anidride carbonica è molto piccolo quindi non è sorprendente che ci siano periodi di quattro/sei anni in cui la temperatura non aumenta. Per ipotesi più consistenti, però, dobbiamo raccogliere osservazioni su una scala di centinaia di anni.