Sorgenia
cerca
Accedi accedi

“Così abbiamo portato acqua pulita ai bambini dell’Africa”

  1. Home
  2. My generation
  3. “Così abbiamo portato acqua pulita ai bambini dell’Africa”

Susan Murcott del MIT di Boston ci racconta del progetto Pure Home Water, per rendere la risorsa idrica accessibile alle popolazioni delle aree più povere del Pianeta

Acqua potabile e sostenibile. E’ questo l’obiettivo del progetto Pure Home Water, gestito dalla professoressa Susan Murcott del Massachusetts Institute of Tecnology che da nove anni lavora per migliorare le condizioni igieniche di milioni di persone in Asia, Sudamerica e Africa. Ultimo traguardo dell’iniziativa l’inaugurazione di una fabbrica di filtri per acqua in Ghana, nelle aree rurali a nord del Paese, dove il team della professoressa Murcott ha fornito acqua pulita a 100 mila persone. Il nucleo del progetto è costituito da recipienti di argilla e lolle di riso (cioè la parte esterna del chicco); queste ultime bruciando creano una sorta di “pori” che filtrano il liquido eliminando fino al 98% dei batteri.

 

Professoressa Murcott, da dove nasce questa idea?

Il filtro è stato utilizzato per la prima volta nel 1981 da Fernando Mazariegos, in Messico. Ma l’inventore non pensò alla commercializzazione del prodotto. La produzione di massa cominciò dopo l’uragano Mitch del 1998, io e il mio team abbiamo iniziato a studiarne le applicazioni possibili all’inizio del 2001.

 

Perché i filtri sono prodotti in argilla?

Si tratta di un materiale solitamente disponibile nei Paesi più poveri del mondo, che sono anche quelli con le condizioni igieniche peggiori e dove è più difficile – ma allo stesso tempo importante – portare acqua potabile senza costi eccessivi.

 

Per quanto riguarda la fabbrica in Ghana, l’ultima di una serie di strutture realizzate in 31 Paesi del mondo, oltre a produrre i filtri serve anche a sostenere lo sviluppo economico locale?

Certo, noi diamo lavoro a 25 persone. E’ un’occupazione part-time ma comunque un’alternativa all’agricoltura, che in Africa è un settore estremamente incerto a causa del clima e della mancanza di acqua.

 

Possiamo dire che il vostro obiettivo è quindi più a lungo termine?

La disponibilità di acqua pulita è legata alle condizioni igieniche di un Paese e coinvolge temi come la mortalità infantile, la diffusione delle malattie. Portare acqua vuol dire portare igiene, in Ghana la situazione sanitaria è particolarmente arretrata e noi, ad esempio, stiamo costruendo i bagni nelle scuole.

 

E nel resto del mondo?

A livello macro vogliamo rendere la risorsa idrica accessibile per tutti, specialmente per il cosiddetto “bottom billion”, cioè la fetta di popolazione mondiale più indigente, in genere donne e bambini.

 

Volendo fare un bilancio della prima parte del progetto, quali sono stati gli aspetti più gratificanti e quali le sfide che vi attendono?

La buona volontà del gruppo di lavoro e l’accoglienza che abbiamo ricevuto dalle comunità locali ci hanno dato tanta motivazione ed energia positiva. Abbiamo investito parecchi anni nello studio della loro cultura e altrettanti dietro le diverse soluzioni ingegneristiche possibili. Ora dobbiamo concentrarci sugli aspetti di comunicazione e diffusione del nostro progetto. 

 

 

@fenicediboston

 

Se vuoi ricevere gli aggiornamenti di  Energie Sensibili seguici su Facebook e Twitter.