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“Contro lo spreco alimentare incentivi fiscali ed educazione”

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A colloquio con Andrea Giussani (Presidente della Fondazione Banco Alimentare) in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente: “Si è perso il valore del cibo come dono della terra”

Think, eat, save. Pensa, mangia, risparmia. È questo il motto dell’edizione 2013 della Giornata Mondiale dell’Ambiente, che quest’anno compie 41 anni. Come ogni 5 giugno dal 1972, quando venne proclamata dall’Assemblea delle Nazioni Unite, la festa è dedicata alle risorse del nostro Pianeta. Al centro degli eventi di quest’anno ci sarà il tema dello spreco alimentare. Energie Sensibili ne ha parlato con Andrea Giussani, presidente della Fondazione Banco Alimentare, la Onlus italiana che dal 1989 si occupa della raccolta e del recupero delle eccedenze alimentari della produzione agricola e industriale e della loro ridistribuzione a strutture caritative sparse sul territorio, che svolgono un’attività assistenziale verso le persone più indigenti.

Dottor Giussani, secondo un recente rapporto Ime la metà del cibo prodotto nel mondo, circa due miliardi di tonnellate, non viene consumato e finisce nella spazzatura. Come si è arrivati a questo punto?

“L’origine di questo fenomeno deriva da diverse variabili. In primo luogo, dalla sempre maggiore attesa da parte dei consumatori di avere più scelta. Prendiamo ad esempio la cioccolata: fino a qualche anno esisteva solo quella al latte o fondente. Oggi le varianti sono triplicate perché chi distribuisce questi prodotti rincorre il mercato acquistando la quantità di interesse di chi compra. L’eccesso di scelte, però, genera spreco. Da non sottovalutare è poi un aspetto prettamente culturale: non si può negare che al cibo oggi si dà poca importanza. È diventato un punto di veloce consumo, un momento di sopravvivenza e non di socializzazione per cui si bada poco a quello che si mette sotto ai denti. Infine, si è persa la dimensione, o meglio il valore, del cibo come dono della terra e dell’uomo che lo cucina”.

A che punto è l’Italia rispetto agli altri Paesi rispetto al tema del contrasto allo spreco alimentare?

“Secondo uno studio condotto dalla Fondazione Banco Alimentare e Politecnico di Milano, nel 2011 sono stati 6 milioni di tonnellate, pari a un valore di 12,3 miliardi di euro, le eccedenze alimentari in Italia ‘generate’ per oltre il 55% dalla filiera agroalimentare e per il restante nell’ambito del consumo domestico. Dunque non viene recuperato il 17% di quanto è consumato. Sembra un dato non rilevante, ma dimostra che la situazione è molto simile a quello di altri Paesi a economia avanzata. La crisi, tuttavia, ha contribuito a far sì che crescesse l’interesse degli italiani rispetto alla spesa e al risparmio. Un fattore positivo è dato anche dalla legge. Qui infatti esiste dal 2003 una norma, detta “del buon samaritano”, che disciplina il recupero e la ridistribuzione di alimenti provenienti da mense e catering ad opera di Onlus che si occupano di solidarietà sociale. Nel resto d’Europa non esiste una disciplina simile”.

Cosa manca, allora, a livello legislativo?

“Sono necessarie delle norme che possano facilitare la donazione da parte delle aziende delle eccedenze della propria filiera alimentare. Le imprese vedono infatti questa come una ulteriore procedura da applicare, accanto a quella dello smaltimento. In più, dovrebbero essere introdotte agevolazioni fiscali sia per i soggetti che mettono a disposizione le proprie risorse in eccedenza sia per il trasporto delle stesse dai luoghi di produzione e distribuzione agli enti che si occupano dalla loro ridistribuzione”.

Quali altre misure possono essere attuate per risolvere questo problema?

“Bisogna attuare il recupero nella filiera produttiva ma fare attenzione anche nelle famiglie. Già molto è stato fatto: la Fondazione raccoglie le eccedenze di distributori e produttori e le consegna a soggetti indigenti sotto forma di dono. Da non sottovalutare, inoltre,  anche lo spreco che si consuma nelle nostre case. In questo caso, però, il costo di recupero degli avanzi sarebbe troppo alto. È necessaria pertanto una educazione che indirizzi le persone a fare bene la spesa e a sfruttare, senza gettare via, le risorse a disposizione, a partire soprattutto dalle scuole”.

La giornata mondiale dell’Ambiente è dedicata quest’anno proprio alla lotta allo spreco alimentare. Per una organizzazione, come la vostra, che si occupa di lotta allo spreco, qual è l'importanza di eventi di queste dimensioni?

“Sono sicuramente importanti ma la loro risonanza deve essere seguita da una azione concreta nella prassi quotidiana. La Giornata nazionale della Colletta Alimentare, ad esempio, è nata 18 anni fa, ed è un evento ormai molto sentito dagli italiani: nel solo 2012 abbiamo ricevuto in un giorno il 17% del totale di quello che raccogliamo durante tutto l’anno. È un’ occasione per far avere alle persone una maggiore coscienza del cibo come dono: io faccio la spesa con la consapevolezza che aiuterò qualcuno altro. L’importante, dunque, non è solo il risultato finale, ma anche la capacità dell’evento di attirare l’attenzione su una delle problematiche della vita, che però deve durare nel tempo e non solo nell’arco del periodo indicato. Lo stesso vale per la Giornata Mondiale dell’Ambiente”.