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Bonifiche siti inquinati, Legambiente: più controlli e riconversioni

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Presentato a Roma il rapporto sullo stato di messa in sicurezza dei siti contaminati in Italia. Il ministro Orlando: recuperare il ruolo centrale del ministero

Oltre 180 mila ettari di territorio nazionale e 10 milioni di persone coinvolte, di cui un milione sono bambini o adolescenti. Sono i dati del rapporto Legambiente “Bonifiche: chimera o realtà?” sui 44 Siti di interesse nazionale in Italia, presentato a Roma il 28 gennaio a nove anni di distanza dall’ultimo report  dedicato a territorio e inquinamento. “Un quadro disarmante”, come è stato definito dal responsabile scientifico Giorgio Zampetti, dove l’emergenza è diventata normalità mentre i progressi dei lavori di bonifica –laddove sono partiti – non sono ancora purtroppo rilevanti.

Intorno ai lavori di messa in sicurezza dei siti contaminati oggi c’è un giro d’affari di 30 miliardi di euro. In poco più di dieci anni, dal 2001 al 2012, Stato e privati hanno messo in campo 3,6 miliardi di euro di investimenti che però non sono stati sufficienti.

La prima e più grave conseguenza di questa cattiva gestione, documentata in un capitolo a parte del rapporto Legambiente, riguarda i danni alla salute umana. Tumori maligni alla pleura, altre forme di cancro e patologie all’apparato respiratorio sono le principali conseguenze sulla salute delle persone che vivono in prossimità di luoghi contaminati. Un legame, quello tra inquinamento e malattia, in alcuni casi netto e documentato, come nei siti di Balangero, Casale Monferrato, Broni, Bari-Fibronit e Biancavilla che sono stati riconosciuti Siti di interesse nazionale (SIN) a causa della presenza di amianto o fibre asbestiformi. Secondo il Progetto SENTIERI del ministero della Salute (concluso nel 2011) nei 44 SIN in 8 anni ci sono stati almeno 3.500 decessi riconducibili alla presenza di sorgenti di inquinamento. Un danno umano significativo che ha anche implicazioni in termini di costi sociali ed economici.

LEGAMBIENTE: DIECI MOSSE PER RISANARE IL TERRITORIO

Per questo, in occasione della pubblicazione del report, Legambiente ha presentato 10 proposte per il risanamento ambientale in Italia. Si va da richieste di tipo istituzionali – stabilizzare la normativa italiana in linea con quella europea sulla tutela del territorio e la gestione del suolo – al potenziamento dei sistemi di controllo ambientali. Netta la posizione dell'associazione sui commissariamenti dei siti inquinati, prassi che si sarebbe rivelata “un vero fallimento. È ora di finirla con questa strada – si legge nel documento – che ha portato nella migliore delle ipotesi all’inazione e nella peggiore allo sperpero di denaro pubblico e all’illegalità”.

Particolare attenzione è dedicata alle proposte per la riconversione dei siti inquinati e bonificati (o da bonificare). Secondo Legambiente bisogna superare la logica della “messa in sicurezza” per lavorare nella direzione di un rilancio economico dell’area interessata. Lo sviluppo di tecnologie per la bonifica in situ potrebbe, secondo l’associazione ambientalista, essere incentivato anche da meccanismi di premialità fiscale.

Proposta, infine, l’istituzione di un Fondo rotativo per la copertura dei costi di bonifica per quei siti cosiddetti “orfani”, per i quali cioè non è più possibile rivalersi sul responsabile dell’inquinamento ambientale. Il Fondo, pensato sul modello del Superfund attivo dal 1980 negli Stati Uniti, sarebbe alimentato dai proventi delle aziende che inquinano di più.

IL MINISTRO ORLANDO: RUOLO CENTRALE DEL MINISTERO

In chiusura dei lavori l'articolato intervento del ministro dell'Ambiente Andrea Orlando. Il titolare del dicastero di via Cristoforo Colombo ha risposto al decalogo di proposte di Legambiente specificando come  il tema delle bonifiche sia un tema centrale dell'agenda di governo. "Si tratta di un’emergenza ambientale e ci sono rischi sulla salute delle persone - ha sottolineato Orlando - Inoltre è inaccettabile l’idea che, in un momento di crisi come questo, siano stanziati dei fondi su soggetti di diritto privato e grandi aziende per i lavori di bonifica, ma questi fondi siano di fatto bloccati”. Il ministro ha rivendicato il ruolo centrale del ministero nella gestione delle bonifiche dei SIN, non condividendo la deribricazione di alcuni siti a SIR (Siti di interesse regionale). "Il passaggio da SIN a SIR è una ricetta che non può essere il metodo giusto per trovare delle soluzioni. Considero fondamentale – ha concluso Orlando – recuperare una forte regia pubblica, avere atti di programmazione più chiari e individuare delle priorità. In questa stagione in cui si naviga a vista non so dare appuntamenti per il futuro, ma tra un anno rispetto a oggi potremmo avere avanzamenti significativi sullo stato dell’arte.

 

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