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Birra green, quando le “bionde” sono ecosostenbili

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In tutto il mondo impazza la moda delle bevande a base di luppolo amiche dell’ambiente. Anche in Italia sono tante le aziende che le producono a impatto zero

Bionda, frizzante e soprattutto ecosostenibile. Anche la birra, la bevanda alcolica più amata del mondo, diventa green. Senza processo di pastorizzazione, senza anidride solforosa per trattare il mosto e con l’utilizzo di orzo, frumento e luppolo coltivati biologicamente, tante sono le iniziative in tutto il mondo per mettere sul mercato la birra amica dell’ambiente. Anche se il suo costo è un po’ più alto rispetto alla media, il gusto e la qualità sono assicurati.

 

Tra le ultime innovazioni in materia, c’è di sicuro il progetto dell’Alaskan Brewing, azienda di Juneau , città del sud dell’Alaska, che ha deciso di tagliare i suoi consumi utilizzando come biocarburante il grano umido, una risorsa che si accumula durante il processo di fermentazione della birra. Grazie all’utilizzo di questa sostanza , che altrimenti andrebbe scartata, la società è stata in grado di risparmiare soldi ma anche di ridurre il proprio impatto sui territori in cui opera. In particolare, è stato necessario servirsi di una particolare caldaia che trasforma il frumento in vapore da reimpiegare come alimentazione per i vari impianti di produzione.

 

Un business, quello ecosostenibile, che sta cambiando pian piano i progetti e la competitività delle aziende mondiali. Tra i marchi più famosi, l’Heineken punta per esempio  a trasformarsi entro il 2020 nel produttore di birra più green del globo attraverso il miglioramento continuo del proprio impatto ambientale con riduzione delle emissioni di Co2 e del consumo di acqua, il potenziamento delle iniziative sociali e la promozione del consumo responsabile.

 

Ma anche l’Italia fa la sua parte. Già qualche anno fa Carlsberg Italia aveva brevettato e testato in alcuni locali una nuova tecnologia di spillatura della birra, chiamata Modular 20, con fusti in Pet e non in acciaio e senza aggiunta di anidride carbonica. Secondo dati diffusi nel 2011 dell’Università Bocconi, in un anno di test questo meccanismo avrebbe fatto risparmiare nella sola Roma più di 180 mila chilogrammi di Co2. E non solo: in questo modo si è avuto una riduzione del 44% del consumo di risorse, un risparmio di energia del 21% e il 19% in meno di rifiuti generati, essendo questo tipo di plastica riciclabile al 100%.

 

Non solo brand rinomati. Nel cuore del Friuli, a San Giorgio di Nogaro in provincia di Udine, grazie ad una partnership tra l’azienda Birra Castello e il Ministero dell’Ambiente è nata la prima birra italiana a misura d’ambiente. Obiettivo dell’accordo è l’analisi e la conseguente riduzione dell’impronta di carbonio nella produzione e distribuzione della bionda più amata del mondo. Nata nel 1997, il gruppo ha oggi uno degli stabilimenti più moderni del Paese e punta ad indirizzare la propria politica ambientale verso il settore climatico, aderendo alle politiche governative in vista dell’attuazione del Protocollo di Kyoto.