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Adam’s Hand, la mano bionica arriva dal Salento

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Arriverà sul mercato italiano e su quello internazionale nel 2020. Il founder e Ceo Giovanni Zappatore: “Grazie alla stampa 3D abbiamo abbattuto costi e tempi per il prototipo"

Adam’s Hand, acronimo di “A Dialogic Adaptive Modular Sensitive Hand”Adam’s Hand è la prima mano bionica al mondo completamente adattiva. Un dispositivo in grado di migliorare in modo sostanziale la qualità della vita di persone che – a seguito di un’amputazione o per cause congenite - sono prive dell’arto superiore, tra l’altro a un costo contenuto rispetto ai modelli di fascia alta oggi disponibili sul mercato. Il nome, oltre ad essere un riferimento ad Adamo, primo del suo genere – come Adam’s Hand -  è anche l’acronimo di “A Dialogic Adaptive Modular Sensitive Hand”, una protesi “smart” nata dall’intraprendenza di un gruppo di ricercatori salentini e da un concentrato di tecnologia che va dalla stampa 3D fino all’intelligenza artificiale e al machine learning. A spiegarci quali potranno essere i suoi sviluppi è Giovanni Zappatore, founder e CEO della startup BionIT Labs, che si prepara a lanciare Adam’s Hand sul mercato.

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Giovanni Zappatore, quando e come nasce Bionit Labs?

Siamo nati nel febbraio 2018, aggiudicandoci un bando regionale da 30mila euro nell’ambito del progetto “Pin - Pugliesi innovativi”. Abbiamo fondato la startup BionIT Labs in tre, assieme a Matteo Aventaggiato e Federico Gaetani, miei co-founder. Poi il team è cresciuto, e oggi siamo in 13 professionisti, tutti partecipi del progetto, tutti soci dell’azienda. Ma in realtà l’idea è nata dalla mia tesi di laurea triennale in ingegneria industriale, con l’obiettivo di dare vita ad un dispositivo per utenti amputati dell’arto superiore, riproducendo la mano, uno dei meccanismi più complessi del corpo umano. Ora siamo al prototipo beta e abbiamo lanciato una raccolta fondi tramite una campagna di equity crowdfunding per finanziare la prossima fase: prevediamo il lancio sul mercato nella seconda metà del 2020.

 

La Mission di BionIT Labs è “Trasformare la disabilità in nuove possibilità”. Quali sono gli sviluppi più importanti di Adam’s Hand?

Sono essenzialmente due: il primo è nel campo che vede sovrapporsi l’ingegneria biomedica e la bionica nel campo della protesica. L’altro è la robotica industriale, perché lo stesso meccanismo può essere utilizzato nei sistemi produttivi, grazie alla sua modularità e alla sua capacità di adattarsi a contesti differenti, modificando in maniera estremamente semplice il numero di dita e di falangi per ogni dito del dispositivo.

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 Adam's Hand - prototipo

Qual è dal punto di vista tecnologico la caratteristica principale di Adam’s Hand?

Il suo vantaggio più significativo è quello di poter attivare con un solo motore tutte le falangi della protesi, grazie ad un’intelligenza meccanica integrata che consente all’utilizzatore di ottenerne un controllo semplificato. A differenza delle altre protesi di fascia alta presenti sul mercato, infatti, Adam’s Hand non necessita che l’utilizzatore selezioni attraverso complessi movimenti muscolari lo schema di presa più adatto per ogni oggetto da afferrare (ad esempio tridigitale se si deve impugnare una penna, o cilindrica se deve impugnare una lattina), ma è la protesi stessa che, senza bisogno di dover controllare direttamente ogni dito e ogni falange, si conforma all’oggetto impugnato. Inoltre il fatto di utilizzare un solo motore, e non 5-6 motori come gli altri dispositivi di fascia alta attualmente in commercio, dà una serie di vantaggi in termini di peso, autonomia e costo del dispositivo.

 

 

C’è posto anche per l’intelligenza artificiale e il machine learning?

E’ una componente molto importante. Perché al di là dell’ “intelligenza meccanica” di cui abbiamo parlato finora, abbiamo sviluppato anche un’interfaccia di calibrazione basata su un algoritmo di machine learning. L’utente può svolgere una procedura di calibrazione di 15 secondi in completa autonomia, senza bisogno di recarsi dal proprio tecnico ortopedico per effettuare piccoli aggiustamenti al funzionamento del dispositivo, e ciò consente al dispositivo di operare sempre nelle condizioni ideali.

 

Qual è stato il vantaggio di utilizzare la stampa 3D?

Ci ha consentito di prototipare in modo più semplice e rapido, abbattendo costi e tempi di progettazione. Ma il vantaggio principale è la possibilità di customizzare la protesi anche dal punto di vista estetico, migliorando decisamente l’antropomorfismo del dispositivo. Grazie alla stampa 3D la protesi assume esattamente le stesse dimensioni e le stesse caratteristiche dell’arto controlaterale.

 

 

Avete lanciato una campagna di Crowdfunding. Perché? Quanto è difficile ottenere fondi per questo genere di ricerca? 

E’ molto complesso. Intanto perché i ritorni degli investimenti in questo campo hanno tempi molto più lunghi rispetto a ciò che avviene per altri dispositivi: la protesica è poi un mercato di nicchia. Abbiamo scelto l’equity crowdfunding perché non si presta a reward, ma offre ai finanziatori quote della società: chiunque investirà nel nostro progetto diventerà socio dell’azienda. Questo ci interessa perché vogliamo coinvolgere il maggior numero di persone attorno al progetto, e continueremo a farlo nei prossimi mesi con altre iniziative propedeutiche al lancio sul mercato.

 

Nella vostra avventura convivono il Sud e l’innovazione: è un binomio possibile?

Vogliamo dimostrare che anche al Sud ci sono cervelli competitivi, e da quando abbiamo dato vita a questo progetto molti professionisti che si sono trasferiti per lavoro lontano dal loro luogo d’origine vorrebbero “rientrare” e lavorare con noi. Ma al di là della sede, siamo una realtà che guarda al resto d’Italia e soprattutto all’estero, perché abbiamo in programma di proporre la nostra idea in tutta Europa e negli USA. Oggi in Puglia il terreno è fertile per l’innovazione, e a dimostrarlo c’è il fatto che la nostra avventura è partita da un bando regionale.

 

Che manifestazioni di interesse avete ricevuto finora?

Siamo in contatto con 8 delle principali officine ortopediche italiane: il nostro business model non prevede infatti la vendita diretta all’utente finale, ma è invece un B2B con centri e officine ortopediche. In questo quadro abbiamo già formalizzato tre partnership, e oggi siamo alla ricerca di contatti con distributori a livello europeo e negli USA.

 

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