Sorgenia
cerca
Accedi accedi

10 tecnologie che hanno fatto flop

  1. Home
  2. My generation
  3. 10 tecnologie che hanno fatto flop

Dal Betamax al Virtual Boy, passando per i passi falsi di colossi come Facebook, Apple e Samsung. Ecco le innovazioni che non hanno avuto successo

Non sempre un’idea innovativa è destinata ad avere successo, né, tanto meno, a rivoluzionare il mercato. Nella corsa, sempre più rapida, all’ultima trovata tecnologica, i corpi lasciati sul campo sono molti e spesso eccellenti. Abbiamo scelto alcuni dei flop più eclatanti nella storia dell’innovazione.

 

LE CASSETTE BETAMAX, SCONFITTE DAL VHS 

Quando uscì, nel 1975, il Betamax della Sony fu il primo sistema di videoregistrazione casalingo della storia. Un successo annunciato? In realtà no. Il suo rivale, l’ormai classica cassetta VHS, uscì dopo, era tecnicamente inferiore ma lo soppiantò in pochi anni. I motivi sono molteplici: minor costo, maggior durata e soprattutto un miglior rapporto con le industrie cinematografiche, tra cui quella del porno, a quel tempo una vera e propria Hollywood parallela.  

 

 

IL LASERDISC, UN CD GRANDE QUANTO UN VINILE

Il Laserdisc uscì nel 1979 e fu il primo sistema di videoregistrazione su supporto ottico. Può sembrare strano, ma i dati video erano registrati in formato analogico e non digitale, come sui dischi moderni, dal CD al Blu-ray. La cosa che più ci sorprende oggi è la dimensione del Laserdisc, pari a un disco in vinile a 33 giri. Le vendite non furono mai entusiasmanti e crollarono letteralmente alla comparsa del più versatile ed economico DVD.

 

Leggi anche: Vinili: breve guida per futuri appassionati

 

BARCODE BATTLER, CHI COLLEZIONA I CODICI A BARRE?

Un videogioco che non si esaurisce in una partita all’interno delle proprie mura di casa ma che spinge l’utente a cercare all’esterno elementi con cui interagire. Non stiamo parlando del fenomeno Pokemon-Go ma del grande flop Barcode Battler. Si trattava di una console, ideata nel 1991, dotata di un lettore di codici a barre. Nelle intenzioni degli ideatori, gli utenti si sarebbero dovuti divertire  a ritagliare i codici a barre, presenti sulle confezioni dei normali prodotti di consumo, alla ricerca del più potente. Per un gioco virtualmente infinito e a basso costo. Purtroppo, la mancanza totale di giochi con un minimo di grafica rese la console un flop annunciato, che chiuse infatti la produzione dopo appena due anni.

Leggi anche: Il tormentone arriva in Italia, 5 trucchi per Pokémon Go

 

IL VIRTUAL BOY, VENDITE SCARSE E GRAN MAL DI TESTA

Oggi la realtà virtuale è finalmente… REALTÀ. Tecnologia e mercato sono pronti e i vari visori, dall’Oculus Rift al Day Dream di Google, stanno già invadendo le nostre case. Forse non tutti lo ricordano ma già nel 1995 la Nintendo ci aveva provato col suo Virtual Boy, un visore stereoscopico a LED. Seppur innovativa, la resa tridimensionale era piuttosto scadente e provocava dei gran mal di testa ai giocatori. Emicranie che dovettero venire anche ai dirigenti Nintendo, che ritirarono il prodotto l’anno successivo.

Leggi anche: Auguri Super Nintendo, 26 giochi nella storia (uno per ogni candelina)

 

IL FLOP DI PIPPIN, ECCO PERCHÉ A APPLE NON PIACE GIOCARE

Forse non tutti lo ricordano ma il gigante Apple tentò di invadere anche il mercato del videogaming casalingo. Nel 1995, infatti,  l’azienda che fu di Steve Jobs, insieme alla giapponese Bandai, sviluppò la console Pippin. Il prodotto però non resse, per costi e performance, il confronto con i rivali del tempo: il Nintendo64, il Sega Saturn e la prima storica versione della PlayStation. Il Pippin venne abbandonato pochi anni dopo ed è tutt’oggi considerato uno dei peggiori flop della casa di Cupertino.

 

 

NOKIA N-GAGE: POCO SMART E TROPPO COSTOSO

Oggi con lo smartphone si fa tutto: si telefona, si ascolta la musica, si fanno fotografie e filmati, si gioca. Nel 2003 la Nokia aveva già ipotizzato tutto questo, proponendo il suo N-Gage, un telefono cellulare che era anche lettore mp3, radio e console portatile. I tempi però non erano maturi. Il piccolo schermo LCD di cui era dotato non era “touch” e il costo di lancio (339 euro in Italia) fu considerato eccessivo dal pubblico dell’epoca.

 

Leggi anche: 5 cose che vogliamo assolutamente nel nuovo Nokia 3310

 

TWITTER PEEK, FALLITO PER UN PUGNO DI CARATTERI

Twitter è uno degli strumenti social più diffusi e utilizzati al mondo. Storico il primo tweet di Papa Ratzinger nel 2012 e altrettanto famosi i cinguettii di personaggi pubblici come la famiglia Obama o gli One Direction.  Ecco perché si pensò che uno strumento portatile dedicato, il Twitter Peek, avrebbe riscosso un enorme successo. Non fu così, anche perché l’apparecchio permetteva di visualizzare solo 20 dei tipici 140 caratteri a disposizione degli utenti. Oggi qualsiasi app per smartphone è più efficiente e oltretutto gratis.

 

 

FACEBOOK MAIL, ANCHE I PIÙ GRANDI POSSONO SBAGLIARE

Anche il social network per eccellenza, quel Facebook che sembra oggi monitorare la vita e gli stati d’animo di oltre un miliardo e mezzo di persone, può fare flop. È il caso della facebook mail, lanciata nel 2010 e praticamente rimasta ignorata dagli utenti, infastiditi soprattutto da un sistema che dava automaticamente la priorità ai messaggi che arrivano dal social. Un altro flop, Mark Zuckerberg l’ha fatto con FacebookHome, che si proponeva come interfaccia predefinita per smartphone. Inutile dire che gli utenti hanno “passato”.

Leggi anche: 7 cose che (forse) non sapete su Facebook

 

VOLUNIA, LA (MANCATA) SFIDA ITALIANA A GOOGLE

Un flop tutto italiano, ci dispiace dirlo, è quello di Volunia, un motore di ricerca che avrebbe dovuto fare diretta concorrenza al gigante Google. Lanciato nel 2012, il progetto incontrò una fine precoce a causa dell’abbandono da parte di uno dei suoi ideatori, il matematico padovano Massimo Marchiori.

 

GALAXY NOTE 7, IL “BOTTO” DELLA SAMSUNG

Difficile pensare a un modo più clamoroso di fallire, quando il tuo prodotto di punta prende fuoco da solo e, letteralmente, esplode in volo. È accaduto molto di recente al Samsung Galaxy Note 7, messo addirittura al bando da diverse compagnie aeree, tra cui la nostra Alitalia.  L’azienda sudcoreana ha dovuto prima ritirare circa 3 milioni di smarphone già venduti, per poi interrompere la produzione. Più che un flop, un vero e proprio “botto”.

via GIPHY