Oltre 51mila punti di connessione e quasi 400 megawatt: i dati GSE aggiornati ad agosto 2026 fotografano la diffusione delle CER. Il rapporto Euricse approfondisce benefici per le famiglie, partecipazione e condizioni per rendere sostenibili i progetti locali
Condividere l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili e utilizzarne i benefici sul territorio: le comunità energetiche coinvolgono famiglie, piccole e medie imprese ed enti pubblici in progetti che stanno ampliando la propria presenza in Italia. Secondo i dati del Gestore dei servizi energetici sulle CER, al 31 agosto 2026 risultano 4.852 configurazioni in esercizio, per 398,4 megawatt di potenza e 51.345 punti di connessione associati.
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Che cosa raccontano i numeri del GSE
Una stessa comunità energetica rinnovabile può gestire più configurazioni, ciascuna delle quali riunisce impianti e utenze nell’area servita dalla stessa cabina primaria, il nodo che alimenta le reti di distribuzione locali. Il numero delle configurazioni va quindi distinto da quello dei soggetti giuridici costituiti come CER.
Anche la voce “clienti associati” ha un significato preciso: indica i Pod, cioè i punti di connessione alla rete elettrica, riferiti ad abitazioni, imprese o strutture pubbliche. Il conteggio del Gse comprende inoltre gli impianti con contratto attivo e quelli con contratto in fase di finalizzazione; le eventuali richieste respinte vengono sottratte nell’aggiornamento successivo.
La diffusione passa soprattutto attraverso impianti di taglia contenuta. Il 45,4% delle configurazioni ricade nella classe di potenza fino a 10 kilowatt e il 21,4% in quella da 10 a 20 kilowatt: complessivamente, circa due terzi del totale.
Come funziona l’energia condivisa
Una CER riunisce chi produce elettricità da fonti rinnovabili e chi la utilizza nella propria casa o attività. La condivisione viene calcolata confrontando l’energia che gli impianti mettono in rete con i consumi dei partecipanti nella stessa ora. Se gli impianti immettono più elettricità di quella richiesta, si considera condivisa soltanto la quota corrispondente ai consumi.
Per questo è utile progettare gli impianti in base alle abitudini e alle necessità dei partecipanti: far coincidere produzione e consumi permette di aumentare l’energia condivisa sulla quale, nel rispetto dei requisiti previsti, la comunità può ricevere incentivi per vent’anni. Ciascun membro resta libero di scegliere il proprio fornitore e conserva i diritti legati alla fornitura elettrica.
Tre modi di costruire una comunità
L’organizzazione dei progetti è al centro del rapporto 2026 di Euricse, l’Istituto europeo di ricerca sull’impresa cooperativa e sociale, Le Comunità Energetiche in Italia: stato attuale e nuove prospettive, firmato da Jacopo Sforzi, Caterina De Benedictis e Silvia Scarafoni. La ricerca analizza 597 CER registrate presso il GSE al 30 settembre 2025, approfondisce 48 casi e dedica un focus al Trentino: una base di osservazione precedente rispetto ai nuovi dati del Gestore. Gli autori individuano tre principali modalità di avvio, ma esistono anche forme miste, che combinano queste caratteristiche.
Nelle iniziative promosse dalle amministrazioni pubbliche, il Comune può mettere a disposizione risorse e strutture, coordinare gli attori e facilitare l’accesso delle famiglie, inserendo il progetto nelle politiche locali per l’energia e il benessere dei cittadini.
Le CER nate dall’iniziativa degli abitanti si sviluppano attraverso associazioni e reti di volontariato. La conoscenza dei bisogni locali e le relazioni dirette aiutano a coinvolgere nuovi membri, con un investimento in tempo e disponibilità personale.
Nei progetti avviati dalle imprese, invece, competenze tecniche e capacità finanziaria possono accelerare la realizzazione degli impianti, con una maggiore attenzione all’efficienza e alla stabilizzazione dei costi energetici.
Come vengono utilizzati i benefici
Le regole di ripartizione dei proventi determinano le ricadute della Cer sui partecipanti e sul territorio. Le esperienze studiate da Euricse mostrano soluzioni diverse: alcune comunità destinano una parte delle risorse ai soci e trattengono il resto per sostenere l’organizzazione; altre privilegiano progetti sociali, nuovi impianti o servizi collettivi, anche a sostegno delle famiglie vulnerabili.
Una famiglia, un’impresa e un ente pubblico hanno consumi e capacità economiche differenti. Statuti e criteri di distribuzione comprensibili, nel rispetto degli obblighi del meccanismo incentivante, permettono di valutare il beneficio atteso dall’adesione. La possibilità di partecipare alle decisioni aiuta a concordare gli obiettivi e a gestire gli equilibri fra i membri.
Il sostegno Pnrr agli investimenti
La pagina Gse documenta 48.750 domande presentate al bando del Piano nazionale di ripresa e resilienza, aperto dall’8 aprile 2024 al 30 novembre 2025. Il contributo previsto poteva coprire fino al 40% dei costi ammissibili per gli impianti nei Comuni con meno di 50mila abitanti.
Nel quadro aggiornato risultano 38.390 domande ammesse e 1.014,5 milioni di euro di contributi concessi, attraverso otto atti di concessione. Gli impianti compresi negli atti raggiungono 2.300,7 megawatt: un portafoglio di progetti finanziati distinto dalla potenza già in esercizio. Il termine di fine lavori indicato dal Gestore è il 31 dicembre 2027.
Competenze e risorse per durare nel tempo
Far partire una CER richiede competenze che accompagnino il progetto dalla realizzazione degli impianti alla gestione degli incentivi. Le interviste Euricse mostrano quanto questo lavoro possa pesare sulle comunità più piccole, spesso affidate a poche persone: il sostegno di tecnici, organizzazioni territoriali e reti cooperative può aiutarle a scegliere come organizzarsi e a seguire le pratiche con il GSE.
Alla gestione quotidiana servono anche risorse economiche, che alcune delle realtà studiate raccolgono attraverso una quota iniziale, altre con contributi annuali dei soci. Chiarire fin dall’avvio quali spese sostenere e come coprirle permette ai partecipanti di valutare l’impegno richiesto e alla comunità di programmare le proprie attività.
Euricse invita inoltre a investire nella formazione, perché conoscere il funzionamento dell’energia e le conseguenze ambientali delle proprie scelte aiuta i cittadini a partecipare con maggiore consapevolezza. Il confronto con altre CER, istituzioni e ricercatori offre l’occasione di imparare dalle esperienze già avviate e di trovare soluzioni adatte al proprio territorio.
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