C.A.S.A., l’azienda agricola completamente ecologica nel cuore di Roma

Scritto da La Redazione di Sorgenia

Un piccolo paradiso interamente ecologico che ogni settimana offre verdura e ortaggi di stagione da acquistare

Tutti abbiamo nel frigo delle verdure. Non tutti noi però conosciamo dove e come sono state coltivate. Finché non produrremo da soli il nostro cibo in un orto (magari urbano), continueremo ad affidarci a qualcuno che lo faccia per noi, che spesso e volentieri si trova in un luogo del mondo lontano, di cui non sappiamo nulla, e sul cui modo di lavorare non sappiamo nulla. Per chi abita a Roma attualmente c’è un’alternativa in più. Si trova sull’antica via Appia (la strada che collega Roma a Brindisi costruita dai Romani nel IV-III secolo a.C.) un’azienda agricola di quartiere completamente ecologica dove si possono comprare cestini con mix di verdure e ortaggi che la terra offre settimana per settimana.

Di cosa parliamo?

Oltre il il biologico

L’azienda agricola C.A.S.A. (Centro per l’Agricoltura Sociale e l’Agroecologia) è una piccola impresa fondata nel 2017 da Silvia Paolini, agronoma con un master in agricoltura etico-sociale. È composta da un ettaro di orto e tre di uliveto. Lei è una donna con due figli, la cui passione traina un profondo studio di tutto ciò che ha a che fare con la coltivazione, l’agroecologia e l’agronomia: oltre alla laurea e al Master ha anche una specializzazione presso la Scuola Sant’Anna di Pisa, e si capisce che non ha mai smesso di studiare. E che come vedremo è riuscita a realizzare un progetto che tiene insieme la sostenibilità sociale, ambientale e economica.
“Abbiamo la certificazione di azienda biologica ma per noi questo non basta, il biologico per noi è la base, è quasi scontato: i criteri del biologico sono il minimo, noi andiamo oltre”, spiega Silvia. L’approccio dell’azienda è completamente ecologico, e prevede di non usare niente che non provenga dalla natura. Non usano fertilizzanti né pesticidi sintetici, non hanno celle frigo. Vendono soltanto quello che in quella settimana la terra ha offerto, per cui la domenica Silvia pubblica la lista delle verdure pronte nell’orto, da cui è possibile ordinare ciò che si vuole oppure optare per un mix composto da loro.

L'agricoltura rigenerativa

Al posto dei fertilizzanti l’azienda coltiva batterie di microrganismi per produrre autonomamente biofertilizzante: con i microrganismi allevati si fa un preparato allungato con acqua che viene spruzzato sulla terra. L’agricoltura praticata secondo questi principi si chiama agricoltura rigenerativa, perché rigenera il terreno. Silvia mostra anche come usa una seconda tecnica per trasformare il terreno da sterile a fertile (rigenerarlo): è la pirolisi, un processo che inizia con la combustione dei rami provenienti dalla sfrondatura degli ulivi disposti in una particolare forma e che finisce producendo ammendanti che poi si spargono sul terreno e danno effetti benefici a lungo termine alla terra. 

Sparsi nel campo spiccano dei cumuli di paglia: sono bug hotel, rifugi per insetti. Servono per fare da nido alle coccinelle, che qui vengono usate come insetticidi naturali, perché si cibano degli afidi, i “pidocchi delle piante”, responsabili di molti danni agli ortaggi.

Nell’immagine sopra la differenza tra un terreno secco non trattato e la terra rigenerata in tre anni di trattamento.

Dall'agroecologia alla terapia agricola per il sociale

I risultati di questo approccio all’agricoltura si vedono nella soddisfazione dei clienti, soprattutto di quei genitori che riportano come i bambini hanno cominciato a mangiare verdure che altrimenti solitamente non avrebbero apprezzato, grazie a gusto, al sapore che hanno queste verdure realmente naturali in confronto a quello delle verdure – spesso fuori stagione – della grande distribuzione. Ma le virtù di questo progetto non si fermano solo all’agroecologia, perché qui si pratica anche terapia agricola: sono attivi progetti di inserimento lavorativo di pazienti con patologie mentali, “che la società considera ‘scarti’ – spiega Silvia Paolini – proprio come le erbe infestanti che invece qui coltiviamo e vendiamo, così come coltiviamo i pazienti, facendo coltivare loro la terra”.