La Managing Director dell’azienda piemontese che si occupa di produzione e vendita di prodotti ortofrutticoli: “Abbiamo realizzato il nuovo impianto fotovoltaico hi-tech con Sorgenia per proseguire nella nostra vocazione di rispetto per l’ambiente. Mi piacerebbe in futuro poter autoprodurre tutta l’energia di cui abbiamo bisogno ”
La sostenibilità è uno dei punti fermi che caratterizza la storia Gullino fin dalla sua nascita, 54 anni fa. L’azienda che ha il proprio quartier generale in provincia di Cuneo, infatti, fa dell’attenzione all’ambiente uno dei propri punti fermi, che l’hanno portata a installare un primo impianto fotovoltaico già nel 2010, e oggi a raddoppiarne la portata grazie a una nuova installazione hi-tech nata dalla collaborazione con Sorgenia. In questa intervista Carola Gullino, managing director dell’azienda, spiega come è nata e come si è sviluppata nel tempo questa vocazione alla sostenibilità.
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Dottoressa Gullino, ci racconta in sintesi la realtà Gullino e il suo impegno per la sostenibilità?
La nostra azienda si occupa di produzione e vendita di prodotti ortofrutticoli. È stata fondata nel 1969 da mio padre, Attilio Gullino, e da allora si è evoluta ed è cambiata, ma da sempre è attenta alla sostenibilità ambientale. Fin dagli anni novanta abbiamo iniziato a indirizzare una parte importante della nostra produzione al biologico, e dal 2010 abbiamo eliminato tutto l’amianto, abbiamo installato il primo impianto fotovoltaico e implementato una serie di soluzioni per essere il meno impattanti possibile sull’ambiente, sostituendo ad esempio le lampade con quelle a basso consumo e adottando una serie di tecnologie per razionalizzare l’uso dell’acqua. Siamo impegnati nella sostenibilità non soltanto nella parte industriale delle nostre attività, ma anche direttamente nei campi, scegliendo – come dicevamo – l’agricoltura biologica e tenendo nella massima considerazione l’andamento e i ritmi della natura.
Come è nata la vostra attenzione verso il fotovoltaico?
I primi impianti erano stati realizzati anche sfruttando gli incentivi messi a disposizione dal GSE: oltre che una scelta di sostenibilità, quindi, si trattava di una convenienza dal punto di vista economico. Per l’ampliamento appena realizzato con Sorgenia abbiamo cercato di dare una risposta, oltre che ai temi ambientali, all’aumento dei costi dell’energia. Per la nostra attività, infatti, utilizziamo molte celle frigorifere, e abbiamo subìto negli ultimi anni un aumento del costo dell’energia vicino al 40%, nonostante il nostro impianto ci consentisse di autoprodurre il 40% dell’energia di cui avevamo bisogno. Abbiamo così deciso di insistere su questa strada, per superare la soglia del 50% di energia autoprodotta. Non riusciamo ad andare oltre perché i frigoriferi rimangono in funzione anche la notte, e al momento non esistono sistemi di accumulo abbastanza efficienti per coprire quei consumi. Ma il mio sogno, guardando al futuro, è quello di diventare completamente autonomi e di autoprodurre tutta l’energia necessaria per la nostra attività.
Che effetti ha la vostra attenzione alla sostenibilità nel rapporto con fornitori e partner?
Siamo impegnati costantemente a sensibilizzare i nostri produttori, mentre verso i consumatori cerchiamo di rendere evidente il nostro impegno, anche grazie alle certificazioni su cui possiamo contare. Oggi è tutto un po’ più semplice, perché la sostenibilità sta diventando una scelta condivisa, una consapevolezza per le persone che si stanno abituando a scegliere la qualità. Si è ormai creato, grazie all’impegno di tutti, un buon livello di consapevolezza che ha portato alla sensibilità verso il cambiamento climatico. Siamo anche impegnati a realizzare iniziative rivolte al mondo della scuola, quindi per i bambini e i ragazzi, per spiegare loro tutto sulla qualità dei prodotti e del territorio in cui vengono coltivati. Abbiamo ad esempio realizzato un libro rivolto ai piccoli dai 6 ai 12 anni che spiega le dinamiche del cambiamento climatico utilizzando come personaggi proprio i frutti che produciamo. Le nuove generazioni stanno sviluppando un’attenzione molto alta verso questi temi, e in generale i consumatori iniziano a essere più attenti non soltanto ai prezzi, ma anche alla qualità e all’impatto ambientale di ciò che comprano.
Lei è presidente dell’associazione nazionale Donne dell’ortofrutta. Quanta strada c’è da fare per superare il gender gap nel vostro settore?
Negli anni sono stati fatti grandi passi in avanti. Oggi ci sono molte donne che lavorano in questo ambito, in alcuni settori probabilmente iniziano a esserci più donne che uomini. Ma bisogna ancora lavorare molto per dare pari opportunità alle donne per raggiungere ruoli di vertice nelle aziende. Ancora oggi, ad esempio, nelle conferenze, nei convegni o nei tavoli di discussione si nota una prevalenza di uomini. È un problema che deve essere superato perché è giusto che venga data a tutti e a tutte la possibilità di dire quello che pensano. Io sono convinta che più idee ci sono e meglio è per tutti: sono importanti entrambi i punti di vista, e devono avere la stessa possibilità di essere ascoltati.
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