L’economista Gernot Wagner: “I cambiamenti climatici e le condizioni meteorologiche estreme stanno influenzando il mercato alimentare: un anno fa era successo per gli avocado”
Se si analizzano i dati del mercato statunitense la tendenza è già chiara: stando alle informazioni pubblicate dal dipartimento dell’Agricoltura, infatti, i prezzi di zucchero e dolciumi hanno subito nel 2023 un’impennata dell’8,9%, e le previsioni per il 2024 rimangono al rialzo, con un ulteriore +5,6%.
Tanto che il costo globale dello zucchero ha ormai raggiunto i livelli più alti dal oltre un decennio, per l’esattezza dal 2011. Tra i maggiori indiziati per l’aver innescato questa dinamica ci sono i cambiamenti climatici, e per l’esattezza il timore che si è ingenerato sul mercato globale per una probabile futura sottoproduzione di zucchero in India e Thailandia, due tra i maggiori esportatori di questo prodotto dopo il Brasile, a causa di prolungati periodi di siccità.
A lanciare l’allarme prezzi per lo zucchero è il quotidiano britannico Guardian, che dedica un approfondimento a questo tema collegandolo ad altri due casi simili che si erano verificati nei mesi scorsi e che avevano riguardato le difficoltà causate da una diminuzione della disponibilità di materie prime per l’industria del caffè e della birra. A causare lo shortage concorrerebbero in maniera determinante l’innalzamento delle temperature globali e il verificarsi sempre più frequenti di eventi meteorologici estremi.
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Mondelez corre ai ripari e annuncia rincari
A confermare l’impatto di queste dinamiche sull’industria dolciaria è una delle realtà principali del comparto, Mondelez, multinazionale a cui fanno capo brand conosciuti su scala globale come i cookies Oreo, Cadbury e Toblerone. Il ceo del colosso alimentare statunitense, Dirk Van de Put, ne ha parlato direttamente in un’intervista con Bloomberg, annunciando che i consumatori si troveranno ad affrontare un “aumento di prezzo diretto” provocato proprio dal costo crescente delle materie prime, riferendosi in questo caso soprattutto a zucchero e cacao.
I rischi della climate-flaction
Dal parere degli esperti emerge però una lettura più complessa: sarebbe riduttivo, secondo Gernot Wagner, economista del clima alla Columbia University Business School, spiegare l’aumento dei prezzi soltanto come un effetto del climate change.
“Le condizioni meteorologiche estreme stanno influenzando gli alimenti: un anno fa era il caso degli avocado, ora dello zucchero”, sottolinea, evidenziando che la cosiddetta climate-flaction, l’aumento dell’inflazione causato dai cambiamenti climatici, “è un fenomeno che sta peggiorando”.
“È comodo per il proprietario degli Oreo additare il cambiamento climatico per un aumento dei prezzi – spiega – ma è anche comprensibile”.
All’inflazione da clima si aggiunge quella causata dai prezzi dei cibi, la cosiddetta “food inflation”, che secondo un recente studio della Banca Centrale Europea è destinata a crescere del 3% annuo fino al 2030.
Le nostre colture alimentari sono fondamentalmente ottimizzate per il clima degli ultimi 10.000 anni, un clima relativamente stabile, ma ora la situazione sta cambiando. E questo metterà sotto pressione la disponibilità e il prezzo del cibo.
- Gernot Wagner, economista del clima
I problemi per i Paesi in via di sviluppo
Se per i Paesi più sviluppati, infatti, l’aumento dei prezzi di materie come lo zucchero e il cacao sono generalmente più sostenibili, non è e non sarà così semplice trovare una soluzione per i Paesi in via di sviluppo e per gli agricoltori di sussistenza, come conferma al Guardian Joseph Glauber, ricercatore senior dell’International Food Policy Research Institute:
“Non c’è dubbio che i prezzi dello zucchero siano molto, molto alti e che lo rimarranno fino a quando non vedremo El Niño diminuire – afferma – Il problema sarà l’accessibilità economica”.
“Negli Stati Uniti e in altri Paesi ad alto reddito, ci sarà un aumento del costo dei generi alimentari che sarà avvertito dalle famiglie – prosegue – in particolare da quelle più povere, ma è una storia diversa per i Paesi in cui il 40% delle spese è destinato ai generi alimentari, che saranno drammaticamente colpiti”.
E i problemi non finiscono qui:
“C’è preoccupazione per l’impatto del cambiamento climatico nel lungo periodo – prosegue Glauber – con lo spostamento delle aree di coltivazione e una maggiore volatilità dei prezzi di prodotti come il riso e lo zucchero”.
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