In Calabria un progetto dimostra che monitoraggio digitale, innovazione agricola e tutela degli impollinatori possono convivere nello stesso spazio, rafforzando la transizione ecologica
La transizione ecologica prende forma quando energia e territorio iniziano a dialogare. E l’agrivoltaico nasce proprio da questa esigenza: progettare impianti fotovoltaici che convivano con le coltivazioni, generando elettricità pulita senza sottrarre spazio all’agricoltura, contribuendo alla resilienza dei sistemi locali.
Nelle serre fotovoltaiche di EF Solare, società del Gruppo Sorgenia, questa integrazione non si limita all’efficienza del suolo o alla riduzione delle emissioni. Sotto i pannelli, infatti, si crea un microclima più fresco che può proteggere le colture, ridurre il consumo idrico e migliorare la qualità dei raccolti. Ma accade anche qualcosa di meno visibile e, in prospettiva, ancora più decisivo: si tutela la biodiversità.
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Le serre fotovoltaiche possono davvero aiutare le api?
Siamo abituati a pensare agli impianti energetici come a infrastrutture separate dall’ecosistema. Eppure, l’esperienza di EF Solare racconta un’altra possibilità: una convivenza progettata, in cui energia e agricoltura non competono, ma cooperano.
All’interno dei complessi di Scalea e Orsomarso, in Calabria, sono state introdotte arnie intelligenti capaci di monitorare l’attività delle api. Il progetto nasce dalla consapevolezza che le api sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione delle specie vegetali, e garantiscono circa il 35% della produzione globale di cibo: proteggerle significa proteggere la base stessa del nostro sistema alimentare. Inserire alveari in un ambiente agrivoltaico è un modo per rendere la transizione energetica più completa, perché capace di includere anche gli equilibri naturali.
Come funzionano le arnie intelligenti nelle serre solari?
Le arnie installate da EF Solare sono dotate di tecnologie innovative alimentate anch’esse da piccoli pannelli fotovoltaici. I sensori consentono di monitorare da remoto parametri come il peso dell’arnia, la temperatura e l’umidità, offrendo indicazioni dirette sul benessere delle api. Attraverso sensori specifici, inoltre, è possibile studiare anche l’attività di impollinazione all’interno delle serre.
La tecnologia, in questo caso, diventa uno strumento per osservare e proteggere, e anche le pratiche agricole si vengono adattate a questo obiettivo: i trattamenti previsti per le piante vengono effettuati nelle ore crepuscolari, evitando di interferire con il volo delle api, e prevedono l’utilizzo di prodotti biologici consentiti nei disciplinari di produzione integrata.
Negli anni, i parametri riscontrati dal monitoraggio hanno restituito risultati positivi, confermando una coesistenza virtuosa tra serre fotovoltaiche e ambiente esterno. Non solo, questa esperienza ha contribuito a sensibilizzare operatori e collaboratori, alimentando una cura crescente verso un equilibrio naturale fragile e prezioso.
Coltivazioni protette, meno acqua e più resilienza climatica
L’agrivoltaico è un modello che integra produzione energetica e resilienza agricola. Le serre fotovoltaiche proteggono le colture da temperature elevate ed eventi climatici estremi, contribuendo a ridurre il rischio di danni e perdite di prodotto.
Nelle serre di Scalea, ad esempio, l’approccio tecnologico consente di utilizzare fino al 70% di acqua in meno rispetto alle coltivazioni tradizionali. Il controllo da remoto di irrigazione e condizioni ambientali, supportato da sensori, permette di ottimizzare le risorse e ridurre gli sprechi.
Un modello sempre più avanzato
L’esperienza delle serre fotovoltaiche ha stimolato la realizzazione di un nuovo modello agrivoltaico a consumo di suolo nullo, presentato nel 2021 a Scalea. La struttura è elevata da terra, infissa senza cemento, reversibile e progettata per consentire una coltivazione totale delle aree coinvolte, garantendo la presenza simultanea e continuativa di attività agricole e gestione dell’impianto.
Questo modello integra un sofisticato sistema di monitoraggio, gestibile da remoto, in grado di misurare umidità, temperatura dell’aria e del suolo, oltre alla crescita delle piante. Il progetto punta anche a garantire il giusto equilibrio tra luce diretta e luce diffusa, elemento fondamentale per la resa delle colture.
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