Una startup britannica sta sperimentando un sistema per aumentare lo spessore della banchisa durante l’inverno. I primi test mostrano risultati incoraggianti, ma la strada verso un’applicazione su larga scala resta complessa
Il ghiaccio marino artico è una delle componenti più delicate del sistema climatico. La sua superficie chiara riflette una parte significativa della radiazione solare, contribuendo a mantenere più basse le temperature della regione. Quando la copertura si riduce, aumenta invece la quota di oceano scuro esposta al sole, con una maggiore capacità di assorbire calore. È uno dei meccanismi che alimentano la cosiddetta amplificazione artica, cioè il riscaldamento più rapido dell’Artico rispetto alla media globale.
Il tema è al centro delle valutazioni scientifiche sul clima. Nel rapporto speciale dell’IPCC su oceani e criosfera, la riduzione del ghiaccio, il riscaldamento delle acque polari e le conseguenze sugli ecosistemi vengono indicati tra i cambiamenti più rilevanti nelle regioni fredde del pianeta. Anche la World Meteorological Organization ha segnalato che l’estensione annuale del ghiaccio marino artico è stata vicina ai minimi storici, in un quadro di crescente squilibrio climatico.
Real Ice, startup britannica che sta sperimentando una tecnologia pensata per ispessire la banchisa durante i mesi invernali, si pone l’obiettivo di renderla più resistente alla stagione dello scioglimento.
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Che cos’è Real Ice e qual è l’obiettivo del progetto
Real Ice lavora sull’approccio “AquaFreezing”: l’idea non è creare ghiaccio dal nulla, ma rafforzare un processo naturale, favorendo il congelamento dell’acqua marina sulla superficie già ghiacciata. Come spiega la startup sul proprio sito ufficiale, il sistema si basa su dispositivi di pompaggio alimentati da energia rinnovabile.
L’obiettivo è preservare più a lungo alcune aree ghiacciate, mantenendo una superficie riflettente e riducendo la vulnerabilità di zone particolarmente sensibili. Il progetto resta però in fase sperimentale: la stessa Real Ice precisa che il sistema di dispiegamento e funzionamento è ancora in sviluppo e potrà cambiare con l’avanzare della ricerca.
Come funziona la tecnologia che ispessisce il ghiaccio
Durante l’inverno artico, pompe sommerse portano acqua marina sopra la superficie del ghiaccio. A contatto con l’aria fredda, l’acqua congela e forma nuovi strati. A fine inverno, la neve può poi contribuire a isolare la massa ghiacciata, aiutandola a resistere più a lungo durante i mesi caldi.
La tecnologia è pensata per lavorare con le condizioni naturali dell’ambiente artico, senza introdurre materiali riflettenti o sostanze esterne. Questo approccio distingue Real Ice da altre soluzioni di geoingegneria climatica: qui l’intervento riguarda soprattutto la gestione dell’acqua e del congelamento, con un’ipotesi di alimentazione tramite fonti rinnovabili.
I primi risultati della sperimentazione
Un primo banco di prova è arrivato dai test condotti a Cambridge Bay, in Canada. La sperimentazione, coordinata nell’ambito del progetto Re-thickening Arctic Sea Ice, ha valutato se il pompaggio di acqua marina sopra il ghiaccio potesse aumentarne lo spessore e migliorarne la tenuta durante la stagione calda.
Il Centre for Climate Repair dell’Università di Cambridge ha verificato che l’allagamento artificiale ha portato a un ghiaccio più spesso e più brillante. Secondo la sintesi dello studio, l’esperimento ha mostrato un aumento dello spessore fino a 32 centimetri nelle aree trattate, con una maggiore riflettività e uno scioglimento più lento rispetto alle zone non trattate.
Sono risultati incoraggianti, ma ancora preliminari. La sperimentazione dimostra che il principio fisico può funzionare su scala locale. Il passaggio successivo sarà capire se lo stesso approccio possa essere applicato in modo sicuro, sostenibile e governabile in contesti più ampi.
Una soluzione promettente, ma ancora tutta da dimostrare
Il punto più delicato è la scalabilità. Applicare questa tecnologia su aree molto vaste richiederebbe un numero elevato di dispositivi, energia, manutenzione, logistica e coordinamento con le comunità locali. È qui che una soluzione tecnicamente possibile incontra la complessità dell’ambiente artico.
C’è poi un tema di governance. Intervenire sulla criosfera significa operare in un sistema ecologico fragile, dove ogni azione deve essere valutata in rapporto agli effetti sulla fauna, sulle dinamiche locali, sulle comunità indigene e sull’equilibrio degli ecosistemi.
Per questo il progetto Real Ice va letto come una ricerca di frontiera, non come una risposta già pronta alla crisi climatica. Può aprire una strada interessante, soprattutto per interventi circoscritti o per aree particolarmente vulnerabili, ma il suo valore dipenderà dalla capacità di dimostrare sicurezza, efficacia e sostenibilità nel tempo.
Non c’è solo Real Ice: le altre strade per proteggere la banchisa
Real Ice non è l’unica iniziativa che lavora su questo fronte. Il programma britannico Re-thickening Arctic Sea Ice, sostenuto da ARIA, coinvolge anche Arctic Reflections e punta a costruire una base scientifica per capire se l’ispessimento artificiale del ghiaccio possa essere fattibile, sicuro e governabile.
Altri progetti hanno seguito strade diverse. L’Arctic Ice Project, ad esempio, ha esplorato in passato l’uso di materiali riflettenti per aumentare l’albedo della superficie ghiacciata. Il confronto tra questi approcci mostra quanto il tema sia ancora aperto e quanto sia necessario distinguere tra sperimentazione, risultati scientifici e possibilità reali di applicazione.
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