Lo studio Enea su Roma e Torino pubblicato da Energy and Buildings: nelle giornate estive tetti e muri esterni ricoperti di vegetazione possono far scendere di un grado la temperatura dell’aria in città e nelle abitazioni, riducendo l’uso dei climatizzatori
Edifici con i muri esterni e i tetti ricoperti di vegetazione possono arrivare a ridurre la temperatura dell’aria nelle città, in una giornata estiva, di un grado centigrado. A evidenziarlo è uno studio realizzato da Enea e pubblicato alla fine di luglio sulla rivista Energy and Buildings, che prende in considerazione una serie di zone densamente abitate a Roma e Torino. Obiettivo della ricerca è arrivare a capire quanto gli edifici dotati di cappotti verdi possano contribuire a combattere le isole di calore nei centri urbani.
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Le ondate di calore
Tra i risultati della ricerca Enea c’è il fatto che durante le ondate di calore i cappotti green hanno un’efficacia leggermente inferiore a quella registrata durante una tipica giornata estiva: questo genere di fenomeno climatico estremo, infatti, riduce il potenziale di raffrescamento delle piante “a causa della chiusura degli stomi, le piccole ‘bocche’ presenti sulle foglie che consentono lo scambio gassoso fra interno ed esterno del vegetale – spiega Enea – favorendo in particolare l’entrata di anidride carbonica utilizzata per la fotosintesi e la fuoriuscita di ossigeno e vapore acqueo”.
I tre scenari dello studio tra Roma e Torino
Lo studio, a cui hanno lavorato i ricercatori Tiziana Susca, Fabio Zanghirella e Vincenzo Del Fatto, prende in considerazione tre diversi scenari per arrivare a capire quali effetti abbiano le soluzioni green a seconda del modo in cui vengono combinate. Ne è emerso che lo scenario più favorevole si è verificato a Roma con l’installazione di 60mila metri quadrati di facciate verdi, che hanno reso possibile l’abbattimento della temperatura di 0,33 gradi in media, con un picco di 1,17 gradi alle ore 15.
Nello scenario di Torino, invece, la riduzione media della temperatura è stata di 0,5 gradi in due scenari: il primo grazie a 6mila metri quadrati living wall e il secondo sulla stessa metratura di facciate verdi sugli edifici. In entrambi i casi, spiega Enea, le abitazioni si trovavano lungo un canyon urbano, parallelo alla direzione principale del vento, una circostanza che consente di rendere più semplice dissipare il calore accumulato.
“A proposito di specie vegetali – spiega Vincenzo Del Fatto – in questo studio abbiamo considerato per i tetti verdi il sedum, che raggruppa varie piante perenni in grado di crescere senza problemi in ambienti caldi, aridi e rocciosi, l’edera per le facciate e la felce comune per i living wall”.
Le caratteristiche di pareti e tetti verdi
“Il merito di questo abbattimento della temperatura deve essere attribuito soprattutto alle pareti verdi che aumentano la loro efficacia in modo proporzionale all’altezza dell’edificio – afferma Tiziana Susca riferendosi al test effettuato su Roma – I tetti verdi estensivi, invece, risultano inefficaci nel mitigare direttamente il riscaldamento urbano quando sono installati su edifici alti dai 20 metri in poi, ma sono molto utili per ridurre la temperatura interna dell’abitazione e, di conseguenza, l’uso della climatizzazione”
“Quando le stesse soluzioni green vengono impiegate in canyon urbani orientati perpendicolarmente alla direzione principale del vento, la loro efficacia si riduce sensibilmente – aggiunge Fabio Zanghirella commentando i risultati dello studio su Torino e spiegando il senso dei canyon verdi ordinati parallelamente alla direzione del vento – Infatti, l’entità della mitigazione dell’isola di calore dipende da tanti fattori come clima, meteo, geometria urbana, scala di applicazione, tecnologie e specie vegetali utilizzate”.
Lo scenario delle temperature in crescita nelle città
Secondo quanto ricostruito da Enea nel 2016 le aree urbane coprivano quasi 60 milioni di ettari, pari all’1,29% della superficie terrestre occupata per aree edificate, pascoli e terreni coltivati e la popolazione urbana era il 54,4% di quella globale. Ma la percentuale è destinata a crescere rapidamente, se è vero, come riportano le stime delle Nazioni Unite, che si arriverà al 68,36% entro il 2050. Questo significherà una ulteriore crescita dell’urbanizzazione e di conseguenza delle temperature urbane superficiali: “Nell’ambito dell’attuale percorso di sviluppo basato sull’utilizzo di combustibili fossili – conclude Enea – l’Europa sarà interessata da un ulteriore riscaldamento superficiale medio pari a 0,12 gradi centigradi in estate entro il 2100”.
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