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Pallavolo, uno staff tutto al femminile per la nazionale sorde

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La coach delle campionesse d’Europa 2019, Alessandra Campedelli, presenta le sue nuove collaboratrici: “Insieme alla Dt Loredana Bava, che ha scelto me, ci sono la mia Vice Greca Pillittu, Simona Rinieri con la sua esperienza da campionessa del mondo, e la mental coach Laura Salimbeni”. Nel mirino le paralimpiadi in Brasile a dicembre 2021

“Da quando sono entrata nella nazionale pallavolo sorde, nel 2016, ho sempre avuto staff di alto livello, ho sempre cercato persone che potessero aiutare la squadra a crescere. L’anno scorso avevo al mio fianco Angiolino Frigoni, che era stato vice di Julio Velasco e che ora è stato richiamato dallo stesso Velasco a fare l’allenatore dell’under 20 maschile della Fipav”. Alessandra Capedelli, Coach della nazionale pallavolo sorde campione d’Europa nel 2019 e medaglia d’argento alle Olimpiadi del 2017, reduce da una dura battaglia vinta contro il Covid-19 e in via di completa guarigione dagli strascichi del virus, presenta il suo nuovo staff in vista di un impegno particolarmente impegnativo, in cui le sue ragazze saranno chiamate a confermare la propria fama alle Deaflympics che si terranno in Brasile a dicembre 2021.

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Alessandra, come è nata la sua avventura in nazionale?

A scegliere me è stata a suo tempo un’altra donna, il direttore tecnico Loredana Bava, e noi due siamo state da allora il filo conduttore di questa esperienza. Quest’anno mi sono trovata a scegliere un nuovo staff, e sono contenta che sia tutto al femminile. Voglio precisare però che non è stata una scelta ideologica, ma una fortunata coincidenza, ho trovato persone competenti, tutte donne, che hanno accettato di vivere con noi questa sfida.

Ce le presenta?

La mia vice è Greca Pillitu, sarda trapiantata a Verona, che è stata selezionatore regionale del Veneto, anche lei insegnante come me, con una grande abilità comunicativa, capace di spiegare rendendo le cose chiare. I suoi punti di forza sono l’empatia e le importanti competenze tecniche, che l’hanno portata ad allenare ad alti livelli, in serie B e serie B giovanili. Per me è un punto di riferimento oltre che un’amica, abbiamo fatto insieme diversi trofei delle Regioni, io come selezionatrice del Trentino e lei del Veneto: è una presenza importante per me e per le ragazze.

Dello staff fa parte anche Simona Rinieri, una star della pallavolo femminile, una campionessa mondiale
Simona è per me prima di tutto un’amica, oltre che una persona in grado di mettere tutta la sua esuberanza e la sua energia al servizio delle ragazze. Sono contenta che abbia accettato di collaborare con noi, perché è la persona giusta per trasferire alla squadra l’esperienza pre-gara delle competizioni ad altissimo livello, il valore del sacrificio per raggiungere i traguardi più importanti nella vita di un’atleta. Simona può spiegare alle ragazze con grande competenza cosa succede nei momenti in cui la tensione è più alta, e mi darà una mano condividendo tutta la sua esperienza da giocatrice, in palestra e nelle situazioni di gioco, ma anche per i valori legati allo sport e alle competizioni.

Questo può essere utile per un ulteriore salto di qualità?

Sono convinta di sì, perché le ragazze potranno avere come esempio un’atleta campionessa iridata, che potrà spiegare loro anche tanti particolari. Abbiamo affrontato insieme il percorso di crescita che ci ha portato a ottenere risultati importanti, e stiamo imparando a capire che non siamo professioniste, ma se vogliamo emergere dobbiamo essere professionali. Simona sarà un grande aiuto in questo, perché riesce a trasmettere aspetti tecnici di altissimo livello, e insieme fiducia e positività.

E poi c’è la mental coach…

Sì, Laura Salimbeni, che era stata nostra preparatrice anche alle olimpiadi; per un periodo non ha avuto più la possibilità di seguirci e che ora è fortunatamente di nuovo disponibile ad aiutarci. Sarà molto importante nel nostro percorso di avvicinamento alle Olimpiadi, anche e soprattutto in un momento di distanziamento forzato come quello dell’emergenza dovuta alla pandemia.

Staff campedelli 1.jpg

A proposito di Covid-19, come siete riuscite a rimanere in contatto in questi mesi?

Ovviamente non abbiamo potuto trovarci in palestra, sono già saltati quattro raduni, e ci vediamo regolarmente in videoconferenza. Speriamo di poter ricominciare con le attività a metà marzo, perché è urgente iniziare a prepararci per le olimpiadi, che sono confermate e per le quali è già partito il conto alla rovescia. Ovviamente non è uguale incontrarsi su Zoom, e a questo bisogna aggiungere la difficoltà dovute al fatto che nel gruppo ci sono tipi di sordità diversi, che c’è anche bisogno di interpreti e che vedersi tutte contemporaneamente su una schermata aggiunge difficoltà. Con le ragazze ci troviamo su Zoom due volte a settimana, ognuna ha una preparazione fisica da fare, facciamo lavoro tecnico guardando filmati e modelli tecnici, e preparazione mentale con la mental coach.
Le nostre avversarie intanto, come nel caso degli Stati Uniti, sono insieme in college a prepararsi per le olimpiadi da giugno 2019. Le giapponesi vivono insieme tutto l’anno, la Russia e l’Ukraina vivono in strutture federali. Siamo più indietro di tanti dei nostri avversari, e siamo molto preoccupate anche per questo.

Riuscite a mantenere alta l’attenzione sul vostro mondo nonostante l’emergenza?

Speriamo che i pochi sponsor, come la Cattolica Assicurazioni, continuino ad aiutarci fino alle olimpiadi nonostante non siamo riuscite a dare loro finora la visibilità che sarebbe venuta dai mondiali che erano in programma quest’anno in Italia, e che sono saltati.
Una delle cose più belle dopo la medaglia olimpica è stata l’aver trovato ragazze nuove, che non sapevano che noi esistessimo come federazione: così è nata la possibilità di fare raduni con under 14 e under 16. Ora invece purtroppo è tutto fermo: dobbiamo sperare che non ci sia abbandono e che rimanga l’entusiasmo, il clima positivo che si era creato attorno a noi.

A tutte le altre difficoltà si è aggiunta anche la sua disavventura con il Covid-19

Mi è costata quasi due mesi di ricovero in due momenti distinti. Prima a causa della polmonite bilaterale, e poi - dopo essermi negativizzata - per alcuni strascichi della malattia molto fastidiosi. La mia considerazione per chi pensa che sia solo un’influenza è che posso testimoniare che non è così. Non è vero nemmeno che colpisca le persone che non stanno bene: per me non è stato così, stavo bene e l’ho presa forte comunque. Inoltre la situazione negli ospedali è critica, è un’esperienza che lascia conseguenze anche a livello emotivo. Per questo credo sia assolutamente necessaria da parte di tutti un’assunzione di responsabilità, soprattutto ora che sono in arrivo le festività. Sicuramente è meglio pensare che qualche sacrificio, per queste vacanze, si può fare, come ad esempio rinunciare al veglione di capodanno.