Sorgenia
cerca
Accedi accedi

Non è solo un gioco: i segreti della sfida uomo - AI sulla scacchiera

  1. Home
  2. What's next
  3. Non è solo un gioco: i segreti della sfida uomo - AI sulla scacchiera

Alle Colazioni Digitali approfondimento sui segreti dell’intelligenza artificiale applicata a pedoni, alfieri, re e regine. A parlarne è Barbara Pernici, pluricampionessa di scacchi e docente al Politecnico di Milano

La macchina che batte l’uomo in una partita di scacchi è una suggestione che fa parte dell’immaginario collettivo da molto tempo prima che venissero inventati gli elaboratori elettronici. A dimostrarlo c’è “il turco”, un marchingegno diffuso tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800: una macchina in grado di muovere meccanicamente i pezzi, anche se nascosto al suo interno c’era uno scacchista in carne e ossa che prendeva le decisioni. Da allora tanta acqua è passata sotto ai ponti, e oggi siamo effettivamente alla “supremazia” delle macchine, con i computer che sono regolarmente in grado di battere gli umani, anche i grandi campioni, grazie alla potenza di calcolo e a soluzioni di gioco basate su machine learning e intelligenza artificiale.

Se qualcuno pensasse che ciò che succede nel mondo degli scacchi sia soltanto un trastullo per un piccolo gruppo di appassionati, si sbaglierebbe di grosso: le stesse soluzioni che vengono sperimentate sulla scacchiera, vengono utilizzate anche per dare vita agli algoritmi che stanno diventando sempre più presenti nelle nostre vite, a partire da quelli utilizzati per dare un senso e una priorità alle risposte che ci arrivano dai motori di ricerca.

Di questi temi si è discusso durante “Scacchi e AI - Non è solo un gioco” lo scorso appuntamento delle Colazioni Digitali di Sorgenia in collaborazione con Corriere Innovazione, dedicato quest'anno all’intelligenza artificiale. A discuterne insieme a Massimo Sideri, editorialista del Corriere della Sera e responsabile editoriale di Corriere Innovazione, è intervenuta Barbara Pernici, che rappresenta un punto di congiunzione ideale tra gli scacchi e l’AI: è stata campionessa olimpica individuale di scacchi nel 1982, oltre che per cinque volte campionessa italiana assoluta negli anni ottanta, e oggi è docente di sistemi per l’elaborazione delle informazioni al Politecnico di Milano.

 

 

COME PRENDERE LE DECISIONI? TUTTO SI BASA SU UN "ALBERO"

La sfida tra uomo e macchina applicata agli scacchi è stata fin dall’inizio quella di codificare le regole del gioco. Le prime importanti intuizioni risalgono ai grandi matematici, come Alan Turing, che subito dopo la seconda guerra mondiale fu tra i primi a pensare a una macchina programmabile, capace di risolvere problemi diversi a seconda delle istruzioni che riceveva. Il principio che si è fatto strada nel tempo è di “restringere l’analisi alle possibili ragionevoli mosse situazione per situazione - spiega Barbara Pernici - in un sorta di ‘albero’ delle possibilità, a partire dagli schemi di gioco che i professionisti mandano a memoria, come le mosse iniziali e quelle finali. Man mano che si va avanti nella partita però le possibilità di movimento crescono esponenzialmente e diventa impossibile anche per un elaboratore elettronico analizzarle tutte; per questo si crea la semplificazione degli 'alberi': a ogni bivio, a partire dal tronco, si percorrono i rami che via via si reputano più promettenti, scegliendo le mosse che potranno aprire un percorso più favorevole verso la cattura del re. Per arrivare allo scacco matto spesso è necessario anche fare sacrifici, cedere dei pezzi, concedere all’avversario apparenti vantaggi temporanei. Così l’albero diventa complicato, perché si deve arrivare a vedere molte mosse avanti rispetto a quella che si sta facendo, e ovviamente il giocatore umano fa fatica ad analizzare sequenze di mosse molto lunghe”.

 

IL CONCETTO DI ALBERO AL DI FUORI DEGLI SCACCHI 

Ma il concetto di albero che viene utilizzato nel gioco degli scacchi non si limita a essere valido tra alfieri, cavalli e pedoni: viene infatti utilizzato dagli elaboratori elettronici in molte altre situazioni dove interviene l’intelligenza artificiale. “Soprattutto negli ultimi anni sta trovando una grande diffusione - afferma Pernici -. Basta pensare ai motori di ricerca e al modo in cui vengono indicizzati i risultati".

"L’albero è qualcosa che, al momento della scelta, assegna dei punteggi a ogni possibilità, e privilegia quindi quelle che hanno più probabilità di realizzarsi a partire dalle informazioni di cui si dispone".

"Vale ad esempio anche per le diagnosi, per capire, analizzando una serie di dati su un paziente e grazie a un confronto di una mole di informazioni molto più ampia, se ci sono patologie e di che genere”.

L’EVOLUZIONE DEGLI ELABORATORI: L'ESEMPIO DI ALPHAZERO

Se in un primo momento l’efficienza di un computer sulla scacchiera era dovuta alla sua potenza di calcolo, “oggi si cerca di dare nuove regole all’elaboratore, andando per tentativi e memorizzando soltanto i comportamenti che danno i risultati migliori a seconda delle circostanze, grazie alle cosiddette reti neurali - spiega Pernici -. La cosa straordinaria di AlphaZero, che è tra i sistemi oggi più avanzati, è che è stato programmato semplicemente con la competenza di base delle regole degli scacchi. Facendolo giocare contro se stesso, senza condizionamenti, ha imparato raggiungendo in nove ore una capacità tale da poter sconfiggere il migliore calcolatore esistente. Ma non sappiamo come lo faccia. Il principio è quello di provare a giocare e di vedere volta per volta come va, come se fosse un’esperienza empirica, basandosi sulla probabilità di vincere, non sulla certezza. Nell’imparare da solo il programma è in grado di valutare le mosse sapendo come è andata a finire, e in fase di addestramento utilizza - soltanto per generare le partite - 5 miliardi di processori specializzati”.

 

"GLI SCACCHI SONO UN GIOCO, MA ANCHE UN MODO DI PENSARE"

Ma se le macchine sono diventate così “brave”, ha ancora senso oggi imparare a giocare a scacchi?

Gli scacchi sono un gioco ma anche un modo di pensare - spiega Pernici - L’idea di capire la posizione, di valutare le mosse, stimola un modo di ragionare. Si sviluppano certe capacità di analisi e tattiche che poi si possono usare in altre situazioni. E le macchine possono essere un aiuto per l’uomo: i giocatori professionisti le utilizzano per ampliare il proprio bagaglio di conoscenze”.