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La storia di Felicia

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Fuggita da una relazione maltrattante con una valigia e accolta a "Casa Margherita". Qui Felicia ha iniziato il suo percorso: "sarà come iniziare una seconda vita"

Il mio nome è Felicia. Sono arrivata qui un pomeriggio di novembre con una valigia prestata e la borsetta. Ho aspettato per giorni il momento giusto per scappare. Per scappare, come una ladra, da casa mia e da mio marito. A 50 anni suonati e dopo 30 di matrimonio. Ai miei figli non ho detto niente, avevo paura che mio marito li facesse cantare a forza di botte. Avevo paura per me e per loro, anche se ormai sono uomini fatti, ma il padre ha una testa… non mi fate parlare che mi metto a piangere. 

Sono salita svelta in macchina con una volontaria del centro che mi seguiva da qualche mese, Centro Antiviolenza si chiama, ci sono delle volontarie e una psicologa. Ci andavo di nascosto e ogni tanto le sentivo per telefono, quando lui non era in casa. Quando mi hanno proposto di andare via, in un altro posto, ero terrorizzata. Voi siete pazze, ho detto loro; non lo conoscete, se lo scopre mi ammazza. Poi ho pensato che forse, anche se restavo, prima o poi mi ammazzava, così ho accettato. Questo “altro posto”, mi hanno spiegato, è una casa, con altre donne come me e delle educatrici. Non l’ho capito tanto bene all’inizio, ma mi sono fidata.

Ora abito qui da un anno e mezzo con un’altra signora grande come me e una ragazza giovane con una bimba piccola, quanto è bella. La signora Adele è arrivata da poco, l’hanno portata qui i carabinieri. Non aveva neanche un cambio di vestiti, tanto è venuta via di fretta. Fa il medico, niente meno, ma mica ci può tornare al lavoro, se no lui la trova. E io che pensavo che queste cose succedessero solo alle povere criste, come me. Che non ho studiato ma grazie a dio - e anche alle educatrici eh - un lavoro l’ho trovato e pure a tempo indeterminato. Come sei precisa, Felicia, come sei ordinata, mi dicevano. A me piace fare le pulizie, non avevo tanto altro da fare quando stavo a casa con mio marito. E ti piacerebbe farlo per lavoro? mi hanno detto. Abbiamo fatto il curriculum, ma non c’era scritto molto, che di esperienze non ne avevo. Così mi hanno fatto fare un tirocinio, in una scuola materna.

Era la prima volta che guadagnavo dei soldi miei. Prima di iniziare il lavoro i soldi per la spesa me li davano le educatrici, ma non è la stessa cosa. Ho aperto un conto in banca …e chi lo aveva mai avuto? A casa i soldi me li dava mio marito e guai se non tornavano i conti di un centesimo. Quando sono arrivata a Casa Margherita, si chiama così il posto in cui sto, già non mi sembrava vero di poter comprare quel che volevo al supermercato, ma adesso i soldi che guadagno sono proprio i miei.
Il tirocinio è durato 3 mesi, poi ho avuto fortuna che una collega è andata in pensione, ma si vede che sono stata anche brava perché hanno assunto me al suo posto. Il lavoro adesso è tutta la mia vita. Quando sono lì non penso, mi distraggo, mi fumo una sigaretta con la cuoca e facciamo due risate. Sto mettendo via i soldi piano piano per prendere una casetta in affitto così me ne posso andare a vivere da sola.
Se ci penso ho un po’ paura, ma una paura diversa. Quando sono arrivata neanche il pane volevo andare a comprare da sola. Ero terrorizzata di trovarmelo davanti, mio marito, anche se lo avevano messo agli arresti domiciliari per quello che mi ha fatto. Ma questo non ve lo racconto, che anche se lo so che non è colpa mia, ancora mi vergogno e un po’ ero pure dispiaciuta che l’avevano arrestato.

Adesso non è più quella paura lì. Ho tante risorse, mi dicono sempre le mie educatrici, e io ho capito che vogliono dire che ce la posso fare anche da sola, anche senza di loro.

Ma sarà come iniziare una seconda vita, come nascere un’altra volta ed è una cosa che un po’ fa paura, no?