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La storia di Elena

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"Inghiottita in una voragine". Così Elena, oggi in un percorso di uscita da una situazione di violenza e maltrattamento, descrive le emozioni di allora

Buongiorno, mi chiamo Elena. Mi hanno chiesto di raccontare la storia di violenza che ho vissuto con il mio ex compagno. Vi dico la verità, non avevo molta voglia di riaffrontare questo argomento, ma mi hanno detto che potrebbe essere di aiuto per altre donne che stanno vivendo la situazione che ho vissuto io.
Per me è difficile ricordare, adesso che è passato il tempo e mi sento meglio, tornare a quei ricordi mi fa venire mal di testa

Mi sono sposata quando ero davvero molto giovane, credevo di aver trovato l'amore. Il mio ex era un ragazzo bellissimo, mi faceva sentire speciale, ci sentivamo molto in sintonia. Lui era molto dolce e attento nei miei confronti, mi sentivo fortunata di ricevere le sue attenzioni e che avesse scelto proprio me. Quando mi ha chiesto di andare a vivere insieme, per me non è stato difficile decidere; era chiaro che era l’uomo dei miei sogni e che non avrei potuto chiedere di meglio dalla vita. Rispetto alla convivenza avevo la preoccupazione di non avere ancora un lavoro, lui invece lavorava e diceva che avrebbe pagato tutto lui finché io non avessi potuto contribuire. Io avevo il mio titolo di studio appena conquistato e mi immaginavo che avrei cercato e trovato un lavoro in fretta, avremmo condiviso tutto.

Il sogno svanì. Ora non saprei dire se in maniera repentina o se sia stato un movimento lento. Se mi guardo indietro ora, mi dico che mi sarei dovuta accorgere che la situazione era grave.
Lui non volle che io cercassi un lavoro; si rivelò molto geloso. Non voleva che uscissi e spesso quando andava in ufficio mi chiudeva in casa. La sua gelosia non era una lusinga ma un modo per denigrarmi: per lui ero una poco di buono (il termine è molto più duro nella testimonianza di Elena, ndr) che lo aveva costretto a sposarsi per farsi mantenere. I suoi soldi non venivano usati bene, le spese che facevo erano sempre inadeguate: spendevo troppo sperperando i suoi risparmi o troppo poco trattandolo da barbone.

Le botte arrivarono dopo poco. La prima volta restai sgomenta, più per l’imprevedibilità che per il dolore. Immobile a terra tenendomi la guancia, non riuscivo a capacitarmi di quanto accaduto.
Lui disse la stessa cosa: non sapeva com’era potuto accadere; era certamente un po' colpa mia e lui era tanto stanco. Mi chiese scusa, mi regalò una collana e per qualche giorno tornò ad essere il ragazzo di cui mi ero innamorata. Mi convinsi che in fondo in una coppia queste cose possono accadere.
Dopo quel primo schiaffo ci furono anche pugni e calci, tante, innumerevoli volte. Una volta, quando ero incinta mi trascinò per i capelli facendomi sbattere il pancione contro il pavimento.
Non avevo nessuno che mi aiutasse, avevo perso di vista le mie amiche e non volevo che mia madre mi vedesse ridotta così. Una voragine mi inghiottì.

Poi però lui cominciò ad accanirsi contro il mio piccolo, lo disturbavano i pianti e che io dovessi dedicare le mie attenzioni a lui. Minacciò di ucciderlo, ebbi paura più che mai. E allora, come in un sogno, caricai il mio piccolo sul passeggino, presi la borsa e me ne andai. Non sono più tornata in quella casa, ho lasciato lì tutto.

La casa di accoglienza che mi ospita mi ha dato tutto e ora mi stanno aiutando a trovare un lavoro. Il mio piccolo sta bene, quando lo guardo sento di aver fatto qualcosa di buono nella mia vita e questo mi aiuta ad andare avanti.

Nei quadri che vedrete in questa mostra ci siamo noi. Intravedrete i nostri profili e le immagini che ci rappresentano. Ricordo che è stato difficile pensare a qualcosa che mi potesse rappresentare, proprio me che non mi vedevo più.

E invece eccomi qui.