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Il peso del lockdown? È ricaduto soprattutto sulle donne

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Il carico familiare è stato “più pesante” per 6 donne su 10, e in molte hanno dovuto rinunciare ai propri progetti futuri per sostenerlo. I dati dell’indagine Ipsos per WeWorld

I tre mesi di lockdown a cui siamo stati costretti a causa della pandemia da Coronavirus sono stati pesanti per tutti. Ma per le donne lo sono stati di più. È quanto emerge dall’indagine “Donna e cura in tempo di Covid-19”, realizzata da Ipsos per WeWorld, associazione italiana nata 50 anni fa per difendere i diritti di donne e bambini, e che oggi è attiva in 29 paesi. Sei donne italiane su dieci, secondo lo studio, durante l’emergenza si sono trovate a gestire da sole il carico familiare, e continueranno a farlo anche con la “ripartenza”, tanto da dover rinunciare ai propri progetti futuri. A pesare in modo particolare su di loro sono state le esigenze della famiglia, dei figli e degli anziani, che le hanno messe nella condizione di sobbarcarsi il carico del lavoro, della cura della casa, della gestione delle attività scolastiche a distanza, dei momenti di gioco dei figli e dell’assistenza alle persone anziane. Proprio per denunciare questa situazione WeWorld ha lanciato la campagna #Togetherwebalance, puntando i riflettori sulle difficoltà incontrate durante il lockdown dalle famiglie e dai soggetti più fragili.

QUALCHE NUMERO

La percentuale della gestione “in solitudine” del circo familiare scende vertiginosamente, secondo la rilevazione Ipsos, nel caso degli uomini, dove queste incombenze li hanno riguardati in modo esclusivo soltanto nel 21% dei casi. Ad avere incontrato maggiori difficoltà, tra le donne, sono state le persone di età compresa tra i 31 e i 50 anni: all’interno di questa fascia la percentuale di chi ha dovuto “fare tutto da sola” sale infatti fino al 71%. Focalizzando l’attenzione sulla sola cura dei figli, lo studio evidenzia che l’85% delle donne tra i 18 e i 30 anni ha dovuto contare soltanto sulle proprie forze, e che soltanto il 7% - se si circoscrive la visuale all’Italia meridionale - ha affidato a terzi la cura dei piccoli, degli anziani o dei disabili. Interessante inoltre il fatto che gli uomini sostengano di aver dato o di dare un contributo più importante rispetto a quanto in realtà questo venga percepito dalle loro partner: il 47% infatti è convinto di essersi preso cura dei figli insieme alla compagna, mentre soltanto il 22% delle donne conferma questa circostanza.

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I PROBLEMI DEL “NEW NORMAL”

Spostando l’attenzione sulla fase 2, inoltre, la situazione non sembra destinata a dover migliorare, almeno finché asili nido e scuole, da quelle d’infanzia in poi, non riprenderanno l’attività a pieno regime: fino ad allora, secondo i dati Ipsos, il 63% delle donne si troverà a doversi occupare in maniera “esclusiva” dei bambini, a fronte di un 12% degli uomini, mentre soltanto un 1% delle famiglie afferma di voler contare sull’aiuto di babysitter.

MARCO CHIESARA: “DAL GOVERNO MISURE INADEGUATE”

“Questi dati - sottolinea Marco Chiesara, presidente di WeWorld - mostrano come le misure messe in campo dalle Istituzioni siano inadeguate o insufficienti a rispondere ai bisogni, delle donne in particolare e delle famiglie in generale, per garantire i loro diritti. Le donne dichiarano un senso di oppressione, di difficoltà nel gestire un carico mentale e fisico enorme, nella maggior parte dei casi senza poterlo condividere con nessuno. Questi dati sono confermati dalle richieste di aiuto gestite dalla nostra helpline dedicata alle donne in difficoltà, che abbiamo attivato durante l’emergenza. Il Coronavirus ha agito come amplificatore di una situazione già presente, e purtroppo spesso ignorata: il senso di oppressione e il carico familiare e di cura delle donne hanno infatti radici profonde nel nostro contesto culturale”. “Ora che la fase due è iniziata - conclude Chiesara - è tempo di costruire basi solide per la ripartenza. Una campagna come #TogetherWeBalance, nata con un challenge diventato virale sui social, ci permette di far vedere che il problema delle famiglie e delle donne è reale e sta a cuore a tante persone”.

TRAMONTANO I PROGETTI PER IL FUTURO

Il maggior peso dei carichi familiari sulle donne ha conseguenze non soltanto sul presente, ma anche sul loro futuro: una su due infatti, secondo i dati Ipsos, a causa dell’emergenza Coronavirus è stata costretta a rinunciare a un proprio progetto; una situazione più pesante rispetto a quanto è successo per gli uomini, che sono stati chiamati allo stesso genere di rinuncia in due casi su 5. Ancora una volta a essere più penalizzata tra le donne è la fascia d’età che va dai 31 ai 50 anni. Queste rinunce hanno avuto come conseguenze anche il verificarsi di difficoltà economiche, tanto che secondo i risultati dello studio ad aver usufruito di aiuti diretti a causa della pandemia - come la consegna di pasti o di alimentari a domicilio - sono stati in tutto 3 milioni di italiani.

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DIECI RICHIESTE ALLE ISTITUZIONI

Mettere la scuola e i diritti delle famiglie al centro dell’azione delle istituzioni: questa la richiesta principale che WeWorld avanza, declinandola in un decalogo. Al primo posto c’è la richiesta di considerare bambini e bambine “non soltanto come studenti, figli o fonti di trasmissione del coronavirus, ma come individui con diritti ed esigenze propri”. L’associazione chiede inoltre alle istituzioni di ricordare “che i servizi per l’infanzia non sono parcheggi cui lasciare bambini e bambine”, e di coinvolgere “nella ripresa il Terzo Settore: radicato nei territori e con grande esperienza”. Poi la richiesta di stanziare “fondi per i campus estivi che vadano a colmare le disuguaglianze di offerta dei territori”, e di garantire per settembre “lezioni il più possibile in presenza”. Quanto alla didattica a distanza, sarà importante che vengano approntati “corsi di educazione digitale per ragazzi e famiglie”, e che si mettano in campo anche “per la fascia 0-5 anni che non ha didattica a distanza”. In poche parole, sarà importante che le istituzioni “Non lascino tutto sulle spalle delle donne”.