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“Il nostro mini eolico di città pronto alla sfida europea”

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Colloquio con Tommaso Morbiato CEO di Windcity che a un anno dal premio Sorgenia per l'ambiente approda alla fase finale dello Startup Europe Award

Catturare il vento che ancora nessuno è riuscito a catturare per produrre energia, come fa l’albatros per volare”. Con questa mission la startup italiana WindCity si prepara a partire in direzione Parlamento Europeo, per “gareggiare” con altri progetti provenienti da tutta Europa. 

La startup trentina proverà ad aggiudicarsi il premio Startup Europe Award, il premio dell'Unione Europea dedicato alle giovani innovazioni. 

L’innovazione made in Italy che premiata dall'Unione Europea è un mini eolico da istallare in città: piccole turbine in grado di sfruttare anche le piccole variazioni del vento.

 

Un’idea che aveva convinto gli esperti presenti al Padova Innovation Day, aggiudicandosi il premio Sorgenia per l’ambiente: un anno di fornitura d’energia gratis. È passato un anno esatto dal riconoscimento. Come procede il percorso della startup del vento? Lo abbiamo chiesto a Tommaso Morbiato, CEO e fondatore della startup WindCity.

Questa intervista era di qualche tempo fa, ora i ragazzi di WindCity la sfida europea l'hanno vinta. A Bruxelles si sono aggiudicati lo Startup Europe Awards per la sezione "green". 

Tommaso, cominciamo dagli inizi. Com'è nata Windcity e da quale esigenza?

WindCity è nata dalla constatazione che piccoli impianti che produce elettricità con fonti rinnovabili sono pochi performanti. Molti dati e ricerche, come ad esempio quelli pubblicati da Irena (International renewable energy agency, ndr), rendono noti che una macchina sostenibile a causa dell’instabilità del vento performa circa al 25% delle sue possibilità. Queste condizioni peggiorano in città, dove solitamente il vento è molto irregolare e turbolento.

 

Da qui l’idea dell’eolico urbano.

Esatto. Per quanto possa essere ventosa la città, non esistono ancora degli impianti urbani in grado di sfruttare al meglio le raffiche di vento. Gli impianti di tecnologia convenzionale generalmente si fermano o non partono neanche.  Abbiamo studiato i venti incostanti, li abbiamo registrati in autostrada e ci siamo resi conto che a vento variabile deve corrispondere una geometria variabile. La nostra macchina si regola naturalmente, adattandosi alla risorsa. E così è nato il brevetto, unico al mondo.

 

Come funziona il mini eolico di Wind City?

A livello pratico funziona come un volano naturale, o meglio, come la vela di un’imbarcazione. Con una raffica di vento che dura 2 o 3 minuti, una macchina eolica grande non partirebbe neanche, mentre un volano piccolo, che ha poca potenza, non riuscirebbe a convertire per intero la fonte, di breve, durata in energia. Il mini eolico di WindCity con la stessa raffica inizia a muoversi con un diametro piccolo e man mano che si avvia la dimensione aumenta. Quando, dopo pochi minuti, il vento scende oppone più resistenza e decelera lentamente.

La sua struttura modificabile consente di appoggiarsi e di adattarsi costantemente alla natura del vento. Non va alla ricerca di un vento ideale, ma è la macchina stessa che si adegua. Si adatta alla realtà e mette in circolo quella variabile del vento che non si può controllare. Diciamo che non vogliamo buttare via niente del vento.

Windcity 1.jpg 

Quali sono gli ambiti di applicazione? 

Il mini eolico progettato da noi può essere installato in qualsiasi contesto urbano: autostrade, marciapiedi, ecc. Abbiamo appena concluso dei test che ci permettono anche di agganciare l’impianto al tetto, per creare energia anche da casa.

 

Dove verrà istallato prossimamente?

Per ora i nostri test sono stati fatti solo in officina. Puntiamo, entro il 2017, nell’istallazione di un prototipo nella città di Rovereto, che ci ha adottati. Stiamo concludendo anche progetti in Sicilia, lungo le coste dell’Adriatico. A breve, grazie ad un accordo con una Esco, ci vedrete sui tetti di grandi centri commerciali.

Rooftop_water_towers_on_New_York_apartment_lite.jpg 

Un anno fa esatto avete vinto il premio Sorgenia per l’ambiente, cos’è cambiato in quest’anno. Cosa ha significato per voi questo premio? 

Grazie al premio Sorgenia per l’ambiente abbiamo potuto produrre tutta la prototipazione dell’impianto, per un totale di 6 elementi, dal primo, che era quello più grezzo, fino a quello più raffinato con cui abbiamo fatto i test in officina. Senza la vincita di questo premio non saremmo mai riusciti a pagare le spese legate all’acquisto della proprietà intellettuale del progetto.

 

Che tipo di supporto avete avuto da parte delle istituzioni?

Un supporto fondamentale è stato quello dell’insediamento nell’incubatore di startup Progetto Manifatture.  Grazie alla loro rete abbiamo potute fare network con la realtà locale trentina, molto sensibile ai progetti di green tech. Questo ci ha permesso anche di collaborare con l’Università di Trento. La rete su cui si poggia una startup è di fondamentale importanza. È con questo sostegno che ci apprestiamo ad affrontare le nuove sfide europee.

 

Lo Start Europe Award, della cui fase italiana siete vincitori.

Esatto. WindCity ha partecipato e superato la fase italiana del premio. Voleremo a Bruxelles insieme ad altre 10 startup italiane. Il nostro progetto verrà presentato al Parlamento Europeo, affrontando le altre start up provenienti da tutti gli Stati Membri.

 

Quando sarà disponibile sul mercato il vostro mini eolico?

Questo dipende moltissimo dai fondi. Dovevamo avere la liquidità per entrare in mercato a febbraio 2017, l’investimento è ritardato e quindi siamo alla ricerca di finanziamenti. La parte più difficile della realizzazione di un prodotto innovativo è decisamente la ricerca di fondi.

Grazie ai premi vinti abbiamo coperto i costi vivi del primo anno, di circa 180-200 mila euro compreso l’investimento di tempo del team (composto da quattro persone impegnate in ricerca e sviluppo, quattro in produzione e due in area organizzazione e finanza, ndr). Solo grazie a questi fondi possiamo dire di avere un prodotto completo e la nostra macchina è pronta per andare sul mercato. Ma per farlo ci vogliono i soldi. Soprattutto perché il nostro progetto fa parte del settore manifatturiero, dove ogni singolo componente è una voce di costo.

 

Quali sono i prossimi passi?

A breve proveremo a chiedere finanziamenti attraverso una campagna di crowdfunding. Lo faremo sulla piattaforma Fundera, che si occupa delle energie rinnovabili.

 

Cosa consiglia alle nuove startup che vogliono sviluppare i propri progetti?

Sicuramente consiglio di esplorare tutte le possibilità di finanziamento e di non aver paura. Motivatevi! Cercate di suddividere il lavoro, cercando di gestire sempre in parallelo la ricerca fondi, che può scoraggiare, e quello che è il cuore e la forza dell’innovazione. Ed è quello che abbiamo cercato di fare anche noi. Anche a costo di aver finito i soldi, siamo arrivati a un prototipo funzionante, passo decisivo per qualsiasi realtà che ha l’ambizione di voler innovare.