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I giochi di Bebe e il nostro impegno

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Come Sorgenia abbiamo scelto di esserci, ma mischiandoci nel sudore, negli abbracci e nella gioia della vittoria

È passata una settimana dai Giochi senza Barriere 2017, un evento profondo e coinvolgente sul piano umano, un impegno preciso su quello professionale

 

Ormai da qualche anno Sorgenia ha deciso di non isolare in una funzione dedicata la Company Social Responsibility, ma di valutare ogni scelta industriale e di business tenendo conto dell’impatto sociale e della rilevanza per i diversi stakeholder coinvolti. Abbiamo voluto un modello di impegno sociale diffuso, non un elenco di indicatori sulle pagine di un bilancio.

 

La scelta della nostra fantastica testimonial è l’esempio più evidente dell’affermazione della nostra stessa identità attraverso un personaggio che incarna e moltiplica una pluralità di valori, che sentiamo nostri e per i quali ci vogliamo impegnare.

 

Bebe non è stata la scelta facile dello sportivo che vince tutto perché è il più forte, ma della persona la cui energia vince, nonostante tutto. Sono stati lei e i suoi genitori a coinvolgerci nel mondo che c’è dentro e dietro Art4sport, che da sette anni si dà appuntamento a quella grande festa che sono i Giochi senza Barriere.

 

Ancora una volta, abbiamo scelto. Di esserci come comunità aziendale. Fisicamente, non solo con il logo e una donazione, ma mischiandoci nel sudore, negli abbracci e nella gioia della vittoria, con la comunità straordinaria di atleti, famiglie e persone davvero uniche. È stato gareggiando con un costume da pizza, vedendo bambini senza una mano conquistare il punto della vittoria, mamme spingere appassionate il figlio a scoppiare palloni giganti su una sedia a rotelle, che il punto di vista esterno di chi è abituato al mondo dei “normodotati” (definizione poi tutta da capire e dimostrare…) si è fatto punto di vista interno di componente di una squadra.

 

All’ombra di un gazebo bollente sotto il sole delle 16.00 dello Stadio dei Marmi, dominava un impacciato stupore (forse imbarazzo?) nel vedere gambe disegnate come fossero gessi, pantaloncini sorretti da stinchi di titanio e sormontati da tartarughe scolpite in vista, polpacci insolitamente lisci – perché in realtà sono protesi. Ma il clima è quello di una festa di famiglia, con amici che vengono da tutta Italia e si rivedono dopo qualche mese, bambini che si ritrovano cresciuti, adulti amputati ma saldi come rocce, piccole campionesse dalla sguardo dolcissimo e dal sorriso furbo, che si compiacciono di essere riconosciute per loro conquiste sportive.

La foga della gara agita emozioni e persone, e c’è spazio per tutti e tutti fanno la loro parte per la squadra: famosi e non famosi, atleti e impiegati… amputati e “normodotati” – tanto la differenza non importa più.

 

Le immagini e il racconto di questa giornata creano il bozzetto plastico di un mondo che vorrei, per il mio Paese e per i miei figli. Sono contenta di aver contributo a che Sorgenia tracciasse una parte, anche se piccola, di questo meraviglioso progetto.