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Dal dagherrotipo allo smartphone: come è cambiata la fotografia?

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Gli smartphone e l’Intelligenza Artificiale hanno trasformato il nostro modo di scattare fotografie. Abbiamo parlato di questa trasformazione con il fotografo Stefano Guindani

Ogni anno vengono scattate 1,2 trilioni di foto digitali, ovvero circa 160 immagini per ogni abitante del pianeta (Dati: InfoTrends, 2017). È stato calcolato che, complessivamente, nei primi 100 anni dalla nascita della fotografia sia stato scattato lo stesso numero di foto.

Ma da cosa dipende questo improvviso boom della fotografia?
Sicuramente i tre sintomi della sindrome da Social Network - la vanità, il desiderio di riprova sociale e l’idea che solo ciò che è stato fotografato sia realmente accaduto - sono un fattore rilevante; ma il fatto che più di un miliardo di persone trasportino costantemente uno smartphone con fotocamera integrata, è probabilmente il fattore che contribuisce maggiormente alla diffusione esponenziale di foto digitali. Il pluripremiato fotografo Chase Jarvis ha coniato una volta la frase "la miglior macchina fotografica è quella che è con te", ed è vero. Secondo le stime di InfoTrends, infatti, addirittura l'85% di tutte le foto scattate in un anno viene catturato con lo smartphone, il 4,7% con i tablet, il restante 10,3% con le fotocamere digitali.
Di questo trend e di come (e quanto) innovazioni tecnologiche, Big Data e Intelligenza Artificiale ne siano corresponsabili, si è parlato all’appuntamento “Fotografia e Intelligenza Artificiale” delle Colazioni Digitali, che ha visto protagonista il famoso fotografo Stefano Guindani.

Affermatosi come fotografo di moda, backstage e celebrity, Guindani approfondisce il suo interesse per il reportage, prima in Cina poi ad Haiti. Quest’ultima esperienza lascia un segno così profondo da spingerlo a tornare più volte sull’isola per documentare le condizioni di vita di questo popolo; il materiale scattato è stato messo a disposizione per la raccolta di fondi destinati alle attività della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus tramite la pubblicazione di un libro e la realizzazione di diverse mostre fotografiche a Milano, New York e Firenze.
Nel 2015 firma i ritratti fotografici di Ricette e ritratti d’attore, format web e tv, realizzato da Rai Cinema e Condé Nast, da cui sono nati in seguito un libro edito da Rai Eri e una mostra a Los Angeles.
A maggio 2016 è uscito il volume Sguardi d’attore che raccoglie i ritratti di oltre 350 attori del cinema italiano.

1,2 trilioni di foto scattate in un anno: con il digitale siamo diventati tutti un po’ fotografi?

Secondo me bisogna fare una grande distinzione tra fotografia e appunti fotografici. Le decine, centinaia di foto che vengono scattate con uno smartphone senza uno studio o criteri particolari, non le definisco fotografie, ma appunti fotografici. Io stesso li uso quando vedo qualcosa o un ambiente che mi piacerebbe fotografare, faccio qualche scatto con il mio smartphone perché voglio tenerne memoria, studio angolazioni e magari luci; forse tornerò a scattarla successivamente.

Non basta scattare per definirsi fotografi, esserlo è un’altra cosa, bisogna studiare prima di tutto, a prescindere se si voglia poi vivere di questo lavoro. Sicuramente, oggi, Social Network come Instagram, Pinterest o Google immagini - dove ogni secondo vengono postate migliaia di foto - sono un valido strumento per far conoscere il proprio lavoro, anche se si è agli inizi, e possono darci una prima indicazione di quali siano le foto che ‘piacciono’.
Ma siamo sinceri, fotograferemmo così tanto se fotografare avesse un costo, cioè se avessimo a disposizione solo un numero limitato di pose e dovessimo poi sviluppare il rullino? Probabilmente no.

In che modo l’Intelligenza Artificiale, se lo ha fatto, ha cambiato la fotografia?

L’influenza dell’Intelligenza Artificiale in fotografia oggi credo sia principalmente legata agli scatti fatti con gli smartphone, piuttosto che alla fotografia professionale. Io dicevo spesso ‘il cellulare è una macchina fotografica che fa telefonate’; oggi è qualcosa di più: è una fotografia in tasca. Quando una persona impugna un cellulare, praticamente la foto è già fatta. Grazie all’Intelligenza Artificiale, la foto è ottimizzata ancor prima di scattare. Non dobbiamo pensare a come vogliamo fotografare o come dobbiamo metterci, l’AI interviene, mette a fuoco da sola, corregge l'esposizione e gli errori di parallasse… e ti dà anche dei consigli per applicare i filtri.
È un grandissimo aiuto ma un po’ ci impigrisce psicologicamente e mentalmente. Prima si faceva una grande ricerca su quello che volevamo fare; oggi tutto questo non è più necessario.

Senza dubbio anche i fotografi professionisti sfruttano la tecnologia, ma in modo più consapevole e per altre funzioni. Ad esempio l’Intelligenza Artificiale è un ottimo strumento per classificare ed archiviare foto, per poi trovarle rapidamente in base a keyword e categorie.

Dunque, come distinguere una persona che non sta solo scattando appunti fotografici, ma fotografie? Le foto che riempiono le nostre bacheche Social cosa sono?

Spesso le persone scattano alla rinfusa, ma la maggior parte di queste foto non verranno nemmeno archiviate, rimangono semplicemente nel supporto e non ne rimarrà memoria. Ecco, conservare una fotografia, non chiuderla in un cassetto (digitale o fisico), tornare a guardarla, è di per sé già un primo tratto distintivo.
Credo che un vero fotografo lo si distingua però perché la fotografia è scomoda, ci si deve ‘sporcare’, sdraiare per terra. Dobbiamo trovare dei punti di vista che ci inscuriosiscano: la ricerca della bellezza è fondamentale. Anche i gatti vanno bene, ma fate un piccolo sforzo e contate fino a 10 prima di scattare!
La fotografia è un mezzo bellissimo è un’arte bellissima, ma occorre imparare a comunicare.

Quando ha capito che sarebbe diventato o avrebbe voluto studiare per diventare fotografo professionista?

Probabilmente a 16 anni, quando ho scattato la mia “prima foto” alla tomba di Jim Morrison al cimitero di Père-Lachaise di Parigi. Amavo già la fotografia e stavo iniziando a studiare, ma ero ancora alle prime armi. Mi comportai come fossi già un grande fotografo: montai il cavalletto, scelsi l’inquadratura e addirittura feci spostare le persone da davanti. Quando stampai il rullino e portai a scuola le foto, tutti mi chiedevano di comprare quella foto… in quel momento, a metà strada tra la possibilità di interfacciarmi con tante persone e guadagnare, capii che poteva essere il mio lavoro da grande. Poi quella mia foto è stata anche venduta per fare una cartolina, tutt’oggi acquistabile; ma questa è un’altra storia.