Sorgenia
cerca
Accedi accedi

Da rifiuto marino a manifattura del futuro: nuova vita alla plastica

  1. Home
  2. Life
  3. Da rifiuto marino a manifattura del futuro: nuova vita alla plastica

Dai campi e dalle maglie da calcio ai costumi di alta moda. Ecco come il riuso creativo salverà i nostri oceani

Ogni anno riversiamo in mare qualcosa come 8 milioni di tonnellate di plastica. Una forma di inquinamento che non riguarda solo la salute degli oceani in sé, ma che quotidianamente ci torna indietro “come un boomerang” sotto forma della cosiddetta microplastica. Questa infatti, prodotta dalla progressiva frammentazione dei diversi materiali plastici di cui ci disfiamo, viene ingerita dal 15-20% del pesce che finisce sulle nostre tavole (dato Ispra). Peggio ancora, particelle infinitesimali di plastica (ovvero le nanoplastiche)  si riscontrano nell’acqua che beviamo (sia quella di rubinetto, sia soprattutto quella in bottiglia). Secondo Orb Media, circa l’80% delle acque potabili mondiali contengono particelle di plastica dannose per il nostro organismo.

La soluzione migliore per risolvere questa situazione non è tanto quella di ridurre la produzione di plastica, basilare per le società industriali di oggi, ma piuttosto quella di aumentare il suo recupero e riutilizzo nel ciclo produttivo. In questa direzione si sono mosse sia iniziative pubbliche sia imprese.

 

PFU ZERO: CAMPI DA CALCIO E AREE GIOCHI PER BAMBINI DAGLI PNUMATICI RECUPERATI

Quest’anno sono stati recuperate ben 3 tonnellate di pneumatici fuori uso (PFU) dai fondali marini lungo le coste italiane. L’iniziativa si deve al progetto “PFU Zero” che il Consorzio Eco Tyre  porta avanti da 5 anni insieme all’Associazione Marevivo, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e di Federparchi-Europarc Italia e in collaborazione con la Guardia Costiera. Forse non tutti sanno che un vecchio pneumatico è riciclabile al 100%. Una parte può essere destinata alla valorizzazione energetica ma in maggior misura viene convertita in fibre tessili, asfalti drenanti e manti sintetici per campi da calcio e aree giochi per bambini.

 

 

LA TERZA MAGLIA DELLA JUVE VIENE DALLE PLASTICHE RECUPERATE

Parley for the Oceans è una ong fondata nel 2013 dal designer Cyrill Gutsch il cui obiettivo è ripulire gli oceani dalle scorie plastiche riutilizzandole per fini artistici e industriali. Da questa idea sono nate collaborazioni con circa 700 aziende in tutto il mondo tra cui Corona (famosa birra messicana) e Adidas. Proprio il colosso americano di articoli sportivi realizzerà la terza maglia della Juventus, squadra campione d’Italia, utilizzando un tessuto creato dalle plastiche raccolte negli oceani.

 

Un post condiviso da Juventus Football Club (@juventus) in data: Lug 18, 2018 at 1:27 PDT

 

GR3N: LA STARTUP ITALIANA CHE RICICLA IL PET ALL’INFINITO

Il futuro delle bottiglie di plastica è invece nelle mani di tre giovani laureti alla Bicocca di Milano. Nel 2011 il gruppetto ha fondato Gr3n, startup innovativa che ha sviluppato una tecnologia per il riciclo chimico del PET (o polietilene tereftalato). Si tratta del materiale con cui è fatta la maggior parte dei contenitori per l’acqua e le bibite, che in genere può essere riutilizzato una sola volta. “Con la nostra tecnologia – spiega uno dei fondatori, Maurizio Crippa – il PET diventa un materiale a ciclo chiuso, come il vetro o l’alluminio, e può essere riciclato indefinitamente”. Un bel risparmio per l’ambiente.

 

LA STARTUP AFRICANA CHE TRASFORMA LE CIABATTE IN OPERE D’ARTE

Se pensiamo alle “flip-flop” ci vengono in mente le mitiche infradito di gomma che a partire dagli anni ’60 l’azienda brasiliana Havaianas ha lanciato in mille colori. Ciabatte a basso costo che in meno di cinquant’anni sono diventate una delle maggiori fonti di inquinamento da plastica del mare. A cercare di risolvere il problema ci ha pensato la Ocean Sole, fondata dalla biologa marina Julie Church alla fine degli anni ’90 in Kenya. Oggi la piccola impresa impiega circa 900 persone, che si occupano di raccogliere le tonnellate di flip-flop che naufragano ogni anno sulle spiagge kenyote e che poi le trasformano, con pazienza e maestria, in autentiche opere d’arte.

 

ECONYL: DALLA MICROPLASTICA AI TESSUTI D’ALTA MODA

Un filo di nylon rigenerato al 100% da rifiuti  plastici recuperati dal mare (tra cui anche le reti da pesca): parliamo di  Econyl, la sfida ecologica lanciata da Aquafil, azienda tessile trentina che dal ‘69 realizza fibre sintetiche per  tappeti e abbigliamento. Oggi il nylon ecologico made in Italy sta conquistando il settore dell’alta moda, essendo stato scelto per esempio dalla stilista Stella Mc Cartney per la sua ultima collezione di costumi da bagno.