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Coderbot, il robot che aiuta insegnanti e alunni nelle scuole

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Arriva in aula la macchina pedagogica orientata all'insegnamento e all'apprendimento, programmabile e dotata di telecamera

Può sembrare un simpatico giocattolo elettronico, ma CoderBot è, in realtà, un valido strumento per promuovere l’apprendimento di abilità e competenze di vario tipo. È un robot che affianca gli insegnanti nella didattica e li supporta nel cammino di divulgazione scientifica e informatica. CoderBot, da semplice prototipo, si è rifatto il look ed è diventato realtà.

Per sviluppare questo progetto, i ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, hanno avviato una campagna di crowdfunding che ha avuto un grande successo, come vi avevamo già raccontato tempo fa. CoderBot ora, da semplice prototipo, si è rifatto il look ed è diventato realtà. Ora è pronto a diventare un compagno di banco interattivo dei bambini e un ottimo aiuto per le professoresse. Grazie al sostegno di Sorgenia, lo scorso gennaio, è stato offerto alle insegnanti Laura, Cristina, Gianna e Marilena degli Istituti Silvio Pellico di Arluno e Arturo Toscanini di Aprilia, un corso, tenuto dal team CoderBot, su come programmare il robot didattico da utilizzare in classe. 

"I bambini saranno felici - come hanno confermato le docenti dell'Istituto di Aprilia - perché potranno imparare divertendosi e giocando. La robotica, l’informatica attivano la curiosità dei ragazzi, consentendo loro di apprendere in maniera più rilassata. Ci piacerebbe, oltre a utilizzare il robot, sfidare i ragazzi a ricostruire il CoderBot nei nostri atelier, così da consetir loro di fare un’esperienza davvero a 360 gradi".  

"Per la scuola si è trattata di una grande opportunità - come hanno raccontato le insegnanti di Arluno -, perché rappresenta uno strumento diverso per coinvolgere i ragazzi attraverso un linguaggio molto affine a quelli che usano per comunicare tra di loro. Il progetto è molto bello perché aiuta i ragazzi nello sviluppo del pensiero logico e astratto e costituisce uno strumento complementare all’insegnamento di molte materie".

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"Grazie al suo linguaggio di programmazione molto semplice, il robottino è stato introdotto inizialmente nelle scuole elementari e nelle scuole medie. Ma è rivolto anche ai bambini di 4-5 anni che sono in grado di interagire già con un mouse". Ne abbiamo parlato con uno dei padri di questa macchina, Edoardo Datteri, titolare di Educational Robotics nel corso di laurea in Scienze Pedagogiche del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “R. Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.  

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Datteri, da filosofo, quanto la sua materia ha influito nella ricerca in campo robotico?

Io mi occupo nello specifico di Filosofia della Scienza, ovvero quella branca della filosofia che si occupa di indagare la natura dei concetti che nascono dalla ricerca scientifica. Mi ha sempre affascinato il cosmo legato alla robotica, ovvero il modo in cui i robot vengono utilizzati e applicati nei vari ambiti della ricerca, soprattutto nell’ambito delle scienze cognitive e delle scienze sociali.  

In quanto filosofo, mi sono sempre occupato di indagare se ci fossero altri ambiti di applicazione. Da qui, ho sviluppato la ricerca della robotica applicata alle scienze sociali, soprattutto per la didattica e per la psicologia. L’idea è quella di indagare il modo in cui i robot possano essere utilizzati per studiare le capacità cognitive dei bambini, sia come intervento sia come promozione dello sviluppo. 

 

Da quale esigenza nasce CoderBot?

CoderBot nasce dall’esigenza di creare una macchina che non sia soltanto tecnologicamente avanzata, e lo è, ma che sia pedagogicamente realizzata bene. Le caratteristiche del robottino sono state studiate molto attentamente dai professionisti che si occupano di didattica, di pedagogia e di servizi educativi. Questo non è affatto scontato ed è, anzi, il valore aggiunto del nostro progetto. Non è né un tutor, né un giocattolo. È un oggetto utile principalmente per l'insegnamento dal punto di vista dei maestri, per l'apprendimento dal punto di vista degli alunni. 

Molti robot che vengono già utilizzati nelle scuole sono ottimi dal punto di vista tecnico, ma non sono stati ideati per avere un'applicazione alla comunicazione e alla relazione educativa. 
Da anni sperimentiamo il robottino nelle sue varie evoluzioni, nelle scuole, tra gli insegnanti e nei corsi di formazione. Abbiamo una casistica enorme e positiva riguardo l'utilizzo del robottino da parte di bambini e insegnanti.

 

Come ogni robot, CoderBot ha una serie di applicazioni. Quali sono e come sono state sviluppate?

È una macchina che si presta a sviluppare il ragionamento e il problem solving, oltre a stimolare la cognizione dei piccoli. Il ragionamento sta in tutte le discipline, come la matematica, la geometria, la lingua, la letteratura. Dunque, questo permette alle bambine e ai bambini di apprendere in modo più creativo e interattivo. 

Il potenziale della macchina, inoltre, può essere rintracciato nello sviluppo delle capacità cognitive. Programmandolo, i bambini mettono alla prova le proprie capacità di ragionamento, perché la programmazione è un’attività di riflessione logica molto intensa.

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Più nel dettaglio?

Faccio un paio di esempi. Il CoderBot può seguire un tracciato per terra. È un’attività che spinge bambine e bambini a riflettere sulla geometria dei percorsi e degli oggetti. Se si vuole realizzare una stella sul pavimento, bisogna studiarne gli angoli di ciascuna punta, altrimenti non si può programmare. 

Essendo fornito di telecamera, il CoderBot ci ha permesso di sviluppare diversi progetti di geografia e di costruzione delle mappe del territorio. La macchina, essendo wireless, può essere programmata a distanza ed è capace di esplorare un nuovo ambiente e, attraverso la videocamera, può restituirci ciò che registra durante il tragitto. Attraverso le immagini fornite, i bambini ricostruiscono la mappa. 

 

Qual è l’approccio degli insegnanti e degli alunni in rapporto al CoderBot?

Il robot viene accettato e piace agli insegnanti che lo stanno usando come materiale scolastico. Naturalmente, la macchina non sostituisce il ruolo del maestro, non vive di vita propria, se non quella che gli danno i bambini. Gli alunni sono interessati all'oggetto, ma non come potevano esserlo fino a cinque anni fa. Questo perchè ormai i robot sono sempre più presenti nelle nostre vite, soprattutto in quelle delle ultime generazioni, abituate a convivere con le macchine e la tecnologia.  

Mi preme sottolineare che, per quanto la macchina abbia un aspetto giocoso e divertente - e lo è perché non abbiamo mai trovato bambini che non la trovassero tale -, si pone su un livello superiore rispetto alla mera funzione ludica. 

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Con l’introduzione di CoderBot, la figura del maestro verrà rafforzata o diventerà marginale?

Il CoderBot non è sicuramente un oggetto elettronico sociale, come può esserlo, al contrario, un robot dalla forma umanoide. Quest'ultima tipologia di macchina, avendo una faccia e un’espressione, fin dall'accensione origina una forma di empatia artificiale. Il nostro CoderBot, sicuramente genera entusiasmo, ma non è progettato per avere emozioni. Lo abbiamo fatto consapevolmente, e la nostra presa di posizione rassicura molto gli insegnanti che sentono di poter padroneggiare e dominare il robot. 

 

In futuro, CoderBot potrà sviluppare l’empatia? 

L'empatia rimane legata alla sfera umana. Vogliamo che i bambini si sentano coinvolti, ma non cerchiamo di alimentare il rapporto di amicizia e affezione con la macchina. Qui, entriamo nel vasto territorio della riflessione filosofica: l'empatia può svilupparsi nei robot? La domanda viene alla luce perché in noi nasce una forma di emozione quando entriamo in contatto con il robot. Tuttavia, è errato credere che la sfera emotiva possa appartenere all'oggetto e che esso possa essere cosciente. Su questo punto, la discussione e la riflessione che ne consegue sono ancora in corso.