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Centro Tutela Donne, un team di avvocati e psicologi contro le violenze

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La fondatrice Angela Speranza Russo: “Siamo impegnati a rendere le donne consapevoli dei propri diritti. Perché una donna informata è una donna più forte”

Il Centro Tutela Donne è un’iniziativa che ha visto la luce circa un anno fa, ma che scaturisce da un’esperienza decennale, quella dell’associazione “Diritto in rosa”, fondata nel 2010 dall’avvocato Angela Speranza Russo con l’obiettivo di promuovere il sapere giuridico in relazione ai diritti delle donne. Si tratta di uno sportello d’ascolto, di un centro per la difesa legale e la tutela psicologica delle donne, dedicato a chi è in difficoltà ad esempio perché vittima di violenza o di molestie, o perché in via di separazione.

“Siamo un team di avvocati e di psicologi - spiega l’avvocato Russo - impegnati a sostenere le donne nel momento in cui hanno bisogno di aiuto per acquisire consapevolezza dei propri diritti. Collaboriamo anche con una criminologa e con un gruppo di professionisti che hanno una lunga esperienza nel campo dell’accoglienza. Abbiamo dato vita a gruppi d’ascolto su diverse tematiche, in cui le donne avevano un luogo in cui confrontare le proprie esperienze e rendersi conto della propria situazione e delle possibili vie d’uscita. Da questo ci sarebbe piaciuto dare vita a incontri di sensibilizzazione “tematici”, ad esempio nelle scuole, ma dalla scorsa primavera non è stato possibile per via dell’emergenza Covid-19. Nonostante questo ulteriore ostacolo abbiamo voluto rimanere in campo per fornire il nostro contributo su un tema che nel nostro Paese è particolarmente sentito”.

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Avvocato Russo, come vi state muovendo oggi, con la pandemia che impone il distanziamento sociale?

La nostra iniziativa più importante, insieme ai numeri telefonici ai quali rispondiamo regolarmente per dare il nostro sostegno alle donne in difficoltà, è la campagna “Mai più sola”, che prevede due incontri di consulenza legale e tre incontri con uno psicologo, anche in videoconferenza: perché dal nostro punto di vista una donna informata è una donna più forte. L’iniziativa degli incontri online è nata naturalmente, perché le persone ce lo chiedono e non vogliono abbandonare il percorso che hanno iniziato. E ovviamente nel caso in cui non basti una consulenza ma c’è bisogno di altri interventi, siamo tutti iscritti nelle liste del gratuito patrocinio per tutti coloro che ne abbiano diritto.

Qual è il principio su cui si basa un’iniziativa come “Mai più sola”?

Il primo obiettivo è quello della consapevolezza, che non è mai una cosa scontata. Parliamo non soltanto di violenza fisica, ma anche di violenza psicologica o economica: in alcuni contesti di disagio, purtroppo, determinate condotte - dalle molestie ai diversi tipi di violenza contro le donne - possono apparire “normali” alle stesse vittime. È come se insorgesse una sorta di rassegnazione, che è la prima cosa da combattere se si vuole che le donne possano affermare i propri diritti e se si vuole davvero arrivare alla parità di genere. Accadono ogni giorno fatti oggettivamente gravi che non sfociano in una denuncia perché le vittime non sono consapevoli fino in fondo di ciò che subiscono, e sono in uno stato di soggezione che non consente loro di chiedere aiuto. Queste situazioni vengono fuori ogni tanto dal percorso di assistenza psicologica, prima che dalla consulenza legale; e proprio per questo è fondamentale l’ascolto, il mettere le persone a proprio agio, aprire con loro un dialogo basato sulla fiducia.

Quali sono le basi del vostro impegno?

Siamo consapevoli di rappresentare una goccia in mezzo al mare, ma abbiamo fatto la scelta di non essere un’organizzazione “teorica”, non facciamo manifestazioni o petizioni, ma ci occupiamo degli aspetti pratici, cerchiamo di dare una risposta a bisogni concreti quando questi si presentano, a prescindere dal percorso di eventuali denunce. Nell’anno che sta per concludersi, nonostante il lockdown, siamo riusciti a incontrare fino a oggi più di 300 persone, e a ciascuna abbiamo fornito un aiuto. Alcune avevano bisogno semplicemente di parlare, altre sono arrivate a noi perché vittime di violenza, altre ancora dovevano prendere consapevolezza della propria situazione.

In questo momento Centro Tutela Donne conta su due sedi in Italia, una a Roma, che risponde allo 062753689 e una, inaugurata da poco, il 2 novembre, a Pescara, che risponde al 3914060575. Ma abbiamo seguito diversi casi, ad esempio, anche a Milano e, più in generale, in Lombardia.

Avete in programma di estendere la vostra rete anche in altre città?

Stiamo ricevendo molte richieste in questo senso, ma preferiamo procedere con estrema cautela, perché in questo progetto ognuno di noi mette la propria faccia e la propria professionalità, e non possiamo rischiare passi falsi. Diciamo che in questo momento non ci sentiamo abbastanza sicuri per delegare un intervento di questa delicatezza ad altre persone su cui non potremmo mettere la mano sul fuoco.

L’emergenza Covid-19 ha fatto aumentare gli interventi a tutela delle donne?

Su questo posso parlare della nostra esperienza diretta, che non è del tutto allineata con i dati che arrivano dai mezzi di informazione “mainstream”: da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus le chiamate ci sono state, e sono anche leggermente aumentate rispetto alla media. Le donne sono più in difficoltà per via delle restrizioni alle libertà personali, dal momento che spesso - soprattutto in presenza di violenze o molestie - la casa diventa una sorta di prigione, e in molti casi aumentano anche le difficoltà economiche a causa delle crisi in atto. La conseguenza è così che, a fronte di un numero di chiamate leggermente superiori alla media, gli interventi sono invece diminuiti.

Come si spiega questo fenomeno?

Una motivazione plausibile è la paura per il futuro: una donna in difficoltà che ha acquisito consapevolezza dei propri diritti e della propria situazione potrebbe bloccarsi di fronte all’incertezza acuita dalla pandemia. Potrebbe pensare: “Denuncio una violenza, vado via di casa, e poi che faccio?”. Per questo - dal mio punto di vista - in molte potrebbero essersi trovate nella terribile situazione di “stringere i denti” in attesa di tempi migliori per rivendicare ciò a cui avrebbero invece diritto. Succede così che le persone che decidono di sporgere denuncia sono in questi mesi molte di meno, nonostante sia semplice ipotizzare che le violenze domestiche sulle donne siano aumentate a causa anche della convivenza forzata, e che spesso i bambini possano aver assistito ad aggressioni o violenze.