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Big tech alla sfida green: la svolta di Google e Amazon

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Se non si correrà ai ripari, entro il 2040 data center & Co. saranno responsabili del 14% delle emissioni globali di CO2. Le big tech limitano l'impatto ambientale con investimenti miliardari

Google e Amazon, e con loro gran parte dei giganti dell’economia digitale, si stanno attrezzando per limitare l’impatto ambientale delle loro attività, e hanno avviato un imponente piano di investimenti destinato a portare ad una svolta green. Al di là della sensibilità delle singole aziende, questa scelta nasce da una serie di studi che hanno quantificato l’impatto ambientale delle attività delle Techno Corporation, ovvero le grandi aziende che investono in tecnologia. I risultati sono preoccupanti e per certi versi inaspettati, soprattutto per chi è abituato a pensare come “inquinante” principalmente i comparti industriali più “tradizionali”.

Infatti, se è vero che i data center (dove si concentrano i server aziendali) non inquinano direttamente e non “producono” fumi o scorie, è vero allo stesso tempo che per funzionare consumano grandi quantità di energia, e che stiamo assistendo ad un continuo ed esponenziale aumento del 'traffico' di dati. Dunque, se le aziende che li gestiscono vogliono adottare un comportamento responsabile verso l’ambiente, devono essere attente al fatto che l’energia che utilizzano e di cui hanno bisogno in quantità crescenti  - nonostante tutta l’innovazione tecnologia applicabile al settore - sia prodotta con fonti rinnovabili.

LE EMISSIONI GENERATE DAL MONDO DELL’ICT

Per dare un quadro della situazione basterà citare la ricerca Assessing ICT global emissions footprint: Trends to 2040 & recommendations”, pubblicata dal Journal of Cleaner Production e realizzata da Lofti Belkhir, docente presso la W Booth School of Engineering Practice Technology, McMaster University (Canada), insieme al ricercatore Ahmed Elmeligi.

Secondo i ricercatori, se il mercato ICT (Information and Communications Technology, ndrproseguisse il trend attuale, potrebbe entro il 2040 essere una delle grandi cause del riscaldamento globale, contribuendo a questa dinamica quanto la metà dell’intero sistema globale dei trasporti.

 

QUANTO CONSUMA E QUANTO INQUINA UN DATA CENTER?

Secondo lo studio, se non si correrà ai ripari l’industria ICT sarà nei prossimi 20 anni responsabile del 14% delle emissioni globali. L’80% di queste emissioni, secondo gli studiosi, è dovuto al dispendio energetico dei data center (dove si trovano tutte le apparecchiature informatiche aziendali) e delle reti di telecomunicazione.

Secondo un altro studio realizzato nel 2018 dalla ricercatrice Joana Moll, inoltre, una sola ricerca su Google produce 10 grammi di anidride carbonica. Questo vuol dire che in un minuto la somma delle richieste fatte dagli utenti (circa 47.000 richieste al secondo) sul motore di ricerca produce circa 500 kg di CO2

 

GOOGLE RACCOGLIE LA SFIDA DELLA GREEN ENERGY

Sundar Pichai, Amministratore delegato di Google, l’ha definito come “il più grande acquisto aziendale di energia rinnovabile nella storia”: 18 accordi energetici siglati su scala globale con un investimento superiore ai due miliardi di dollari. Questa strategia consentirà al gruppo di accrescere del 40% il contributo dell’energia solare ed eolica alla propria attività. Grazie a questo investimento, sottolinea lo stesso Pichai presentando l’iniziativa sul blog aziendale, Google potrà contare su “centinaia di turbine eoliche e milioni di pannelli solari distribuiti su tre continenti”. Oggi la società è coinvolta in oltre 52 progetti “carbon-free”, che si traducono in investimenti per più di sette miliardi di dollari e migliaia di posti di lavoro. Su scala geografica i diciotto nuovi accordi riguardano principalmente le attività in Usa, Cile ed Europa, nello specifico in Finlandia, Svezia, Belgio e Danimarca. 

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BIG G AL BIVIO TRA EOLICO E SOLARE

Se fino a oggi gli investimenti di Big G (Google, ndr) erano stati destinati prevalentemente all’eolico, la società sta gradualmente cambiando strategia: “Questi acquisti di energia rinnovabile – sottolinea Pichai sul suo blog - sono significativi non solo per la loro dimensione. Fino a oggi, la maggior parte dei nostri acquisti di energia rinnovabile negli Stati Uniti era stata legata all’eolico, ma il costo decrescente dell’energia solare (diminuito di oltre l’80% negli ultimi dieci anni) ha reso questo tipo di risorsa sempre più conveniente”.
Un progetto ad hoc riguarda inoltre il data center in Cile, dove energia solare ed eolica verranno combinate: “Poiché il vento soffia in orari diversi rispetto al passaggio del sole - argomenta Pichai - l’utilizzo combinato delle due fonti ci permetterà di alimentare il data center con elettricità carbon-free per maggiori periodi di tempo durante la giornata”.

AMAZON LANCIA “THE CLIMATE PLEDGE”

Il progetto nasce in collaborazione con Global Optimist, e raccoglie la sfida di raggiungere con 10 anni di anticipo gli obiettivi dell’Agenda 2030 fissati con gli accordi di Parigi, arrivando così a utilizzare il 100% di energia pulita entro il 2040. Le aziende che accetteranno di mettersi alla prova su questo obiettivo prenderanno l’impegno di misurare con regolarità le proprie emissioni di gas serra e di renderle pubbliche, mettendo contemporaneamente in campo progetti per contenere ed eliminare le emissioni di carbonio grazie al miglioramento dell’efficienza e all’uso di energie rinnovabili.

AMAZON: “VOGLIAMO FARE LA DIFFERENZA”

A spiegare la strategia di Amazon è direttamente Jeff Bezos: “Abbiamo smesso di stare nel gregge su questo tema - afferma il CEO e fondatore della compagnia - e abbiamo deciso di utilizzare le nostre dimensioni per fare la differenza. Se un’azienda con infrastrutture come quelle di Amazon, che consegna più di 10 miliardi di prodotti ogni anno, può raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi 10 anni in anticipo, allora qualsiasi azienda può farlo”.

A Bezos fa eco Christina Figueres, socio fondatore di Global Optimism: “Le decisioni coraggiose delle grandi aziende faranno una notevole differenza nello sviluppo di nuove tecnologie per accelerare sull’economia a basse emissioni. Con questa decisione Amazon aiuta anche molte altre aziende ad accelerare la propria via per la decarbonizzazione”.

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