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Perché Rogue one: a Star Wars story è un epic fail

“Lobotomizzato”, “Spersonalizzato”, “Un bambino di 9 anni avrebbe saputo fare meglio”. Sono solo alcuni dei commenti della stampa internazionale

Uno Star Wars all’anno per la, presunta, gioia degli appassionati. Sta funzionando la ricetta Disney per la saga più appassionante di sempre? Si direbbe di no, almeno a leggere le critiche della grande stampa internazionale. “Lobotomizzato”, tanto per intenderci, è uno dei commenti meno aggressivi. Persino chi in qualche maniera lo salva, come Rolling Stone, non può fare a meno di sottolineare le carenze della sceneggiatura.

In attesa di gustarcelo al cinema e di conoscere il pensiero dei numerosi guerre stellari addicted, abbiamo scelto alcune delle più clamorose critiche a Rogue One: a Star Wars story.

ROGUE ONE: IL NUOVO CAPITOLO DELLA SAGA

Partiamo dalla base, che per Guerre Stellari non è così scontata: dove collocare cronologicamente questo episodio? Rogue One va inserito cronologicamente fra quello uscito nel 2005, La vendetta dei Sith (l’ultimo della nuova trilogia) e Una nuova speranza (il primo della vecchia trilogia), del 1977. Ma, essendo uno spin off, la trama sarà comprensibile anche per chi non ha seguito spasmodicamente tutti i capitoli di Guerre Stellari.

Questa volta a rivestire i panni di George Lucas è il regista Gareth Edwards al suo quarto film (forse lo ricordate per l’ultimo Godzilla del 2014, ndr). I protagonisti dello spin off non sono quelli classici che conosciamo tutti, da Darth Vader alla principessa Leia, al governatore Tarkin. Questa volta i personaggi che vengono messi al centro sono minori: sporchi e imperfetti. La protagonista Jyn Erso, sarà colei che guiderà l’esercito di spie della Ribellione per rubare i piani della grande stazione da battaglia dell’Impero Galattico, conosciuta come la Morte Nera

 

ROLLING STONE: “FILM GIOIOSO, MA A TRATTI LENTO”

Iniziamo dalle critiche meno dure, come quella di Peter Travers di Rolling Stone USA. Il critico della storica rivista parla del film come “di una storia della saga che valeva la pena raccontare” e continua tessendo le lodi della protagonista, interpretata da Felicity Jones, che vanta una nomination all’Oscar per la Teoria del tutto. Il film gli è piaciuto a tal punto da provocargli “una gioia euforica” che travolse allo stesso modo i veterani che videro le prime puntate della saga, quasi quarant’anni fa. “Ha lo stesso spirito primitivo e pazzo ma vivo, coinvolgente e spettacolare che ci ha fatti innamorare della vecchia trilogia”. (Quella per intenderci dal 1977 al 1983, ndr). Ma l’entusiasmo di Travers finisce qui: il critico non può fare a meno di notare che è “lento, con eventi apparentemente poco legati fra di loro”.

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SEITZ: “ROGUE ONE: A STAR WARS STORY È UNA DELUSIONE”

Matt Zoller Seitz, uno dei più importanti critici del panorama giornalistico a stelle e strisce, è stato ben più duro del suo collega di Rolling Stone, pur lanciando un salvagente all’ottava puntata della saga. Sul sito RogerEbert,com Seitz scrive che “il film delude in alcune aree e ci sono decisioni creative così mal concepite che riescono a tirarti fuori dalla storia. Ma in qualche modo non sono sufficienti per affondare il film”.

NY TIMES: “UN BAMBINO AVREBBE FATTO MEGLIO”

Non ci sono andati per nulla leggeri, invece, i critici di The New York Times e The New Yorker che hanno letteralmente affondato il film. “Bambini di nove anni in un pomeriggio piovoso avrebbero saputo creare una trama più affascinante, con dialoghi migliori”, sentenzia sul NY Times A.O. Scott, considerato uno dei migliori critici al mondo.

Positive lo note, comunque, riguardo le varie componenti del film, come gli effetti speciali e l’interpretazione degli attori. Ma il giudizio complessivo è comunque negativo: “Tutti i pezzi sono disponibili, come in una scatola di mattoncini di Lego. Il problema è che la produzione non si è davvero preoccupata di costruirci qualcosa di interessante”.

NEW YORKER: “FILM LOBOTOMIZZATO”

“Rogue one: is it the time to abandon the Star Wars Franchise?”. Titola così Richard Brody la sua recensione sul New Yorker. Un film “lobotomizzatoe spersonalizzato”. Brody parla di Rogue One come di un film promozionale di se stesso, piuttosto che un ungometraggio vero e proprio: “Un film ancora da completare. I personaggi non sono interessanti e non dicono nulla. Insomma, l’unico momento interessante l’ha intercettato negli effetti speciali delle battaglie stellari”.