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La storia dell'uomo che pedala sulle Alpi

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Marco Chinazzo è un produttore di vino e un runner estremo che ha scelto di tornare a essere felice facendo quello che più ama, correre e pedalare

Ci piace raccontare le storie di chi, di fronte alle difficoltà, si rimbocca le maniche, si ricarica di nuova energia positiva e sceglie di “rinascere”. Come ha fatto Marco Chinazzo, che ha superato un momento difficile della sua vita, puntando a raggiungere (estremi) traguardi a piedi o in sella della sua due ruote.

 

Nel 2008 il suo matrimonio si spezza. Dopo tre anni da incubo, decide che è il momento di riprendere in mano la sua vita. Lo deve a sua figlia Rebecca e al suo fedele amico a quattro zampe Krash. “Perché la linea che separa la salvezza dalla disfatta è sottile e, mentre altri si perdono tra il gioco e l’alcool, io ho avuto il coraggio di salvarmi”, ci ha raccontato Marco che ha deciso di compiere avventure e percorsi mai provati prima.

 

Il primo è stato nel 2012, quando ha percorso 673 km da Cortemilia a L'aquila, l’anno successivo ha intrapreso il Giro d'Italia di corsa, per un totale di 3600 km, a una media di 50 km al giorno. Poi ha scelto la bicicletta, percorrendo tutta la via alpina in solitaria, oltre 3000 km e otto paesi europei diversi. I piani per il futuro? Ha in previsione di fare da Torino a Pechino di corsa e di attraversare un deserto in solitaria.

Ora la sua storia è un libro, intitolato "Vicino alle stelle, quando la famiglia, un cane e la corsa ti salvano la vita”, e sta per diventare un film documentario. Intanto noi abbiamo voluto farvela raccontare proprio da lui.

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Caro Marco, com’è iniziato il tuo cambiamento?

Nella vita ci sono dei momenti in cui non sai bene cosa stia succedendo. Dopo la mia separazione ho perso completamente la fiducia in me stesso e mi sono ritrovato da solo. All'improvviso, un mio amico mi ha inviato le foto che ritraevano un grande sportivo mentre attraversava gli Stati Uniti d’America di corsa, e qualcosa è scattato. Alla visione di quell'uomo barbuto, magrissimo e rovinato dalla fatica, mi sono convinto che la mia vita doveva andare in quella direzione, verso la felicità!

 

Quali sono state le tue prime scelte?

Smettere di bere! Dopo la fine del mio matrimonio per due anni mi sono abbandonato a qualche vizietto e non era affatto un qualcosa che mi facesse stare bene. Dopo aver visto quelle foto ho subito contattato un preparatore atletico, che mi ha aiutato a realizzare la mia pima grande impresa sportiva.

 

Si tratta della corsa Cortemilia - l'Aquila?

Esatto. Era il marzo 2012 e mi stavo allenando per questa folle impresa da soli due mesi. La corsa fino a L'Aquila, essendo la prima avventura, è stata dura e faticosa ma allo stesso tempo ha creato nuove aspettative. Il Marco che tutti conoscevano era cambiato, sono bastati 673 Km a farmi sentire una persona migliore. Il merito è stato anche del mio fedele cane Krash, il mio piccolo pezzo di casa che mi accompagna in tutte le mie esperienze.

Nel primo viaggio gli errori sono stati parecchi, dalle scarpe non adatte, all’incapacità di gestione la fatica. Tutti sbagli che mi hanno permesso di prepararmi nel migliore dei modi, correggendo tutti quei particolari che fanno la differenza.

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In questo modo ti stavi già preparando per affrontare il Giro d'Italia di Corsa.

Era quello il piano. Mi sentivo in grado di poter affrontare al meglio gli 85 giorni e circa 3600 km del Giro, ma stavo già progettando una nuova avventura. 

 

Da qui hai deciso di salire sulle due ruote.

Nel 2014 mi sono spostato sulla Mountain bike ed ho pianificato di attraversare tutto l'arco alpino.  Vi parlo di otto paesi europei, 3000 km con 13.7000 metri di dislivello positivo. In questo viaggio ho affrontato sfide che non credevo di poter essere in grado di gestire. La solitudine, la fatica, il freddo, la tristezza e solo alla fine, la Grande Gioia.

Il contatto con la natura è stato dirompente: pioveva quasi tutti i giorni e a volte nevicava o grandinava. Ho rischiato di morire, ma alla fine il mio istinto mi ha fatto raggiungere l’emozionante traguardo di Trieste in 64 giorni.

 

Quali sono state le difficoltà che hai incontrato?

Le difficoltà ci sono sempre ma fa parte del gioco. Ogni viaggio è difficile da organizzare, soprattutto se sei il primo a volerlo fare. Però, devo dire che le difficoltà più grandi sono state all'inizio, quando volevo cambiare vita.  Molte persone mi dicevano che ero un folle e ci sono stati momenti in cui ho pensato avessero ragione, ma alla fine ho seguito il mio cuore e ho deciso di rischiare. Mi sento fortunato adesso, cambiare serve a crescere.

 

Qual è il pensiero che ti fa dire: “Marco, ora mettici energia e prosegui ancora un per km”.

Gli esseri umani hanno fonti di energia inesauribili, a volte basta una piccola emozione per farci arrivare a destinazione. Nei momenti di difficoltà ho sempre pensato a mia figlia: l’amore della famiglia e un'energia pulita e ci rende incredibilmente forti.

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Regalandoci il tuo libro ci hai lasciato una dedica: “Corro ma lo scappo, inseguo solo la mia felicità”. Che significato ha per te? 

Ha un significato importantissimo, perché racchiude in una frase le motivazioni che mi spingono a fare quello che faccio. C'è chi mi ha detto che i miei viaggi erano una forma di allontanamento, ma non è affatto così. Io quando corro non sto scappando, anzi, in ogni viaggio vedo un traguardo per diventare un uomo migliore e allora lo inseguo correndo. E sono felice.