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Meucci, 5 invenzioni che forse non conoscete

Non solo il telefono per il genio Made in Italy che tentò la fortuna negli Usa: dalle bevande frizzanti alla carta indistruttibile

All’epoca non esistevano né la telefonia mobile né i device smart, senza i quali oggi non riusciamo ormai neanche ad allacciarci le scarpe. Eppure fu nel lontano 1849 che l’italianissimo Antonio Santi Giuseppe Meucci scoprì la trasmissione elettrica della voce, inventando, di fatto, il telefono.

Se in giro ci fosse ancora qualche fan di Alexander Graham Bell, sappiate che nel 2002 sono stati gli stessi USA ad aver attributo in via definitiva al nostro Meucci la paternità, tutta made in Italy, del telefono. O, come lo chiamò lui, del “telettrofono”.

Tuttavia Meucci non ha inventato solo l’apparecchio che probabilmente tenete in mano per leggere questo articolo, ma registrò molti altri brevetti (22 quelli ufficiali). Ecco alcune delle invenzioni del genio di Firenze che hanno cambiato al vostra vita. Probabilmente a vostra stessa insaputa.

 

MEUCCI CONTRO LA COCA COLA

Forse la ricetta originale della Coca cola non la conosceremo mai. Ma uno dei brevetti più “cool” del nostro Meucci è quella delle bevande frizzanti a base di frutta e vitamine. Il celebre inventore realizzò una polvere effervescente per l’acqua (l’idrolitina è un nostro ricordo degli anni ’70) per alleviare le proprie sofferenze durante il ricovero dovuto alle ustioni causate nel 1871 dall’esplosione del Westfield Ferry, il battello che collegava New York a Staten Island.

Purtroppo, però, come le altre sue invenzioni, anche questa non gli permise di fare la fortuna economica che il genio italiano avrebbe meritato. Come noto, Meucci morì povero. Certo, la situazione sarebbe cambiata se uno statunitense non gli avesse “scippato” il brevetto del telefono, ma questa è veramente un’altra storia.

 

L’INVENTORE DELLO STREET FOOD

Va detto che Meucci si mise d’impegno per cercare di cambiare la sua condizione di eterno squattrinato. Da buon italiano, il fiorentino capì che il cibo di qualità era un’ottima fonte di sostentamento oltreoceano. In accordo con Roberto Merloni, all’epoca General Manager della Star, ideò alcuni condimenti per la pasta che gli permisero di alzare qualche soldo.

Inoltre aprì un piccolo ristorante dove promosse cibi genuini Made in Italy. Fu così che il lampredotto, la pappa al pomodoro e la caponata aprirono la strada al moderno “street food” negli State. Una sfida ad hamburger e hot dog.

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LE CANDELE DI GARIBALDI

Meucci aprì il proprio ristorante grazie alla collaborazione di un altro grande italiano, Giuseppe Garibaldi. L’eroe dei due mondi condivise con Meucci la casa di Staten Island (NY) dal 1850 al 1853. Qui i due italiani avviarono anche una piccola fabbrica di candele steariche (che non colano, anche sotto vento) perfezionate dallo stesso Meucci.

Forse sono proprio le candele di Meucci che il simpatico Lumiere usa in “La Bella e la Bestia” della Disney. Altrimenti, come farebbe a non sbrodolare cera dappertutto nelle sue performance musicali?

 

Leggi anche: 7 cose da sapere prima di vedere La Bella e la Bestia

 

NUOVA CARTA PER I QUOTIDIANI

Alessandro Meucci, assolutamente incapace come amministratore, provò in tutti i modi a far fruttare economicamente il proprio genio scientifico. Utilizzando delle alghe, sviluppò una carta da giornale molto più resistente per i quotidiani, che fosse resistente all’acqua (a New York pioveva più spesso che a Firenze) e ai continui “stropiacciamenti” da parte dei lettori.

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OLI PER VERNICI E PITTURE

Tra le numerose utili invenzioni di Meucci (nessuna delle quali lo rese ricco) c’è anche un nuovo procedimento di raffinazione del petrolio che ha prodotto vernici oleose molto dense, adatte alla conservazione del legno. Probabilmente i mobilifici moderni utilizzano ancora tali vernici. Senza però che i discendenti di Meucci ne ricavino alcun profitto.

 

In copertina: remix by Rolfmueller (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], via Wikimedia Commons and by Wellcome Library, London [CC BY 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/4.0)], via Wikimedia Commons