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Wana Bana, il business eco-solidale che aiuta gli artigiani in Colombia

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Energie Sensibili incontra Liliana Rengifo, che ha trasformato il suo sogno in un’azienda. Oggi vende in Europa oggetti a basso impatto ambientale prodotti in comunità disagiate del Sudamerica

Liliana Rengifo ha grandi occhi verdi e una vita divisa tra la Colombia, in cui è nata, e i Paesi Bassi dove si è trasferita ormai quasi dieci anni fa. Vive con il marito e il figlio Thomas, poco più di un anno, a Utrecht e nel 2012 ha messo in cantiere Wana Bana, una boutique online che vende in Europa oggetti di artigianato provenienti dal Sudamerica. Un “web-shop” dall’animo ecologico, potremmo definirlo, perché il negozio si ispira – nel nome ma non solo – al guanabana: un frutto esotico che si trova in Africa, in Asia e nell’America Latina, con le foglie verdi e il cuore bianco. “Rappresenta esattamente quello che voglio vendere – racconta a Energie Sensibili la giovane imprenditrice – un prodotto che in Europa manca, un business a bassissimo impatto ambientale e dal core bianco, cioè puro e solidale”.

Partiamo dal principio: come è nata l’idea di Wana Bana?

La genesi è stata parecchio lunga: nel 2005, mentre seguivo un Master all’Università di Lovanio, cominciai a chiedermi insieme a un’amica perché stessimo studiando anziché avviare un business tutto nostro, un import-export dal Sudamerica. L’idea è rimasta un sogno nel cassetto finché a un certo punto ho deciso di seguire il mio cuore: ho lasciato il lavoro, cominciato a scrivere un business plan e dopo quasi un anno sono arrivata a Wana Bana. Il lancio dell’iniziativa dovrebbe avvenire entro metà febbraio.

Che cos’è un web-shop?

Il commercio online è forse è uno dei pochi settori che resiste nonostante la crisi economica. Una boutique online richiede un investimento inferiore rispetto a un negozio “fisico” e può essere gestita da casa, il che è perfetto per una mamma-lavoratrice come me, perché consente di bilanciare in modo equilibrato vita privata e professionale.

E qual è il risvolto ecologico?

I designer che faranno parte del progetto di Wana Bana sono tutti impegnati sul fronte della sostenibilità. Ad esempio Alado è un brand che utilizza solo gli scarti dell’industria tessile; Nixa Sierra è un’azienda che dà lavoro solo alle madri single che vivono in comunità disagiate. È fondamentale che dietro ogni nome ci sia un progetto sociale e la volontà di accreditarsi presso la World Fair Trade Organization secondo i principi del commercio equo e solidale. Mi impegno anche io: Wana Bana infatti donerà il 5% dei propri profitti a un programma di istruzione per i bambini in difficoltà.

Come hai selezionato i designer per il tuo web-shop?

Prodotti fatti a mano, sostenibili e a basso impatto ambientale; aziende che aiutano la comunità e pagano prezzi equi ai propri lavoratori: questi sono i valori cardini di Wana Bana, che devono essere rispettati anche da chi realizza gli oggetti in vendita.

Un’impresa difficile?

Per ora il progetto è in una fase pilota, compro in Colombia e vendo nei Paesi Bassi. Gli aspetti più difficili riguardano da un lato la concorrenza dei prodotti provenienti dall’Asia, dall’altro la scarsa cultura dell’esportazione degli artigiani colombiani. Nonostante i prodotti siano di ottima fattura, spesso sono i produttori a non sapere come muoversi e cosa fare per venderli all’estero. Questo apre anche una questione internazionale: di recente la Colombia ha aperto al commercio con Usa ed Europa, ma mentre questi ultimi esportano con facilità – inondando il mercato interno colombiano di beni a prezzi competitivi – al contrario la Colombia non riesce a fare altrettanto nei mercati europei e negli Stati Uniti.

Aiutare le comunità locali, fare bene all’ambiente. C’è un altro sogno per Wana Bana?

Diventare un punto di riferimento per i designer latinoamericani che vogliono vendere in Europa. Essere riconosciuto come un brand associato a prodotti non solo belli, ma anche creati in modo “differente”.

 

@fenicediboston

 

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