Narrativa, saggi, graphic novel e volumi per ragazzi offrono prospettive diverse sulla crisi ecologica e sul rapporto tra persone e ambiente. I titoli premiati dal Premio Demetra 2026 diventano una selezione utile per riflettere su clima, turismo, natura e giustizia ambientale anche in vacanza
C’è chi mette in valigia un thriller, chi un romanzo storico e chi approfitta delle vacanze per leggere qualcosa che aiuti a osservare il mondo con occhi diversi. Per chi quest’estate cerca libri capaci di raccontare il rapporto tra persone, natura e cambiamenti ambientali, i titoli premiati dal Premio Demetra 2026 potrebbero essere un buon punto di partenza.
Il riconoscimento, promosso da Comieco e dedicato alla letteratura ambientale, è giunto alla sesta edizione e quest’anno si è svolto in collaborazione con il Salerno Letteratura Festival. Dopo cinque anni all’Elba Book Festival, il premio è approdato nella città campana, pur senza interrompere il legame con le proprie origini. In sei edizioni ha raccolto oltre 300 opere candidate e premiato 24 autori, contribuendo a dare visibilità a una produzione editoriale sempre più attenta ai temi dell’ambiente e della sostenibilità.
Le sezioni in concorso sono quattro: narrativa, saggistica, graphic novel e libri per ragazzi. A ciascun vincitore è stato assegnato un premio di 1.500 euro. L’edizione 2026 ha visto il riconoscimento di “Calura” di Saverio Gangemi, “Il turismo che non paga” di Cristina Nadotti, “Stardust – Polvere di stelle” di Hannah Arnesen e “Il quarto spirito” di Roberto Grassilli e Francesco Faccia. La giuria, presieduta da Ermete Realacci, ha inoltre attribuito un premio speciale a “Clima ingiusto” di Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dezza.
La narrativa racconta il cambiamento climatico attraverso una comunità
Il riconoscimento per la narrativa è andato a “Calura” di Saverio Gangemi (Rubbettino), un romanzo ambientato in un paese senza nome e fuori dal tempo, colpito da una calura improvvisa e innaturale. La terra si prosciuga, gli abitanti restano sospesi in un’attesa immobile e un unico albero rimasto in vita diventa rifugio, simbolo e punto di raccolta per la comunità.
Una climate fiction originale, secondo le motivazioni della giuria, capace di fondere registro colto, elementi dialettali e parole “dismesse”. Il valore del romanzo sta anche nella scelta di non raccontare la crisi ambientale come esplosione improvvisa, ma come deriva lenta, silenziosa, quasi quotidiana. Il paesaggio diventa così una metafora del presente e restituisce al lettore la sensazione di una trasformazione che riguarda insieme natura, società e relazioni umane.
Quando il turismo diventa una questione ambientale
Nella categoria saggistica ha vinto “Il turismo che non paga” di Cristina Nadotti (Edizioni Ambiente), un’inchiesta dedicata agli impatti del turismo sui territori. Il libro parte da una domanda: cosa accade quando città d’arte, borghi e spiagge vengono trasformati in destinazioni da consumare?
L’autrice mette in luce le conseguenze sociali, economiche e ambientali di un settore che può generare ricchezza, ma anche pressione sugli ecosistemi, sui servizi pubblici e sulla vita quotidiana dei residenti. La giuria sottolinea la capacità del volume di far emergere le voci di chi vive questi effetti in prima persona, dai pendolari ai cittadini, dal personale sanitario ai guardiaparco. Il risultato è una riflessione utile anche per chi viaggia, perché invita a interrogarsi su come scegliere, attraversare e abitare temporaneamente i luoghi delle vacanze.
Le immagini raccontano la storia della Terra
Tra i consigli di lettura più originali c’è “Stardust – Polvere di stelle” di Hannah Arnesen (Orecchio Acerbo), vincitore della sezione Graphic Novel. Il volume ripercorre l’evoluzione del pianeta dall’origine dell’universo fino all’attuale crisi climatica, intrecciando divulgazione scientifica, arte e poesia.
Le immagini diventano il centro della narrazione e accompagnano il lettore in un viaggio che attraversa milioni di anni di trasformazioni. Secondo la giuria, il libro riesce a proporre una riflessione sul passato remoto della Terra e sul rischio di un arresto brusco dei suoi equilibri, invitando ad azioni concrete per la tutela del pianeta e dei suoi abitanti presenti e futuri.
Una storia per ragazzi che parla anche agli adulti
La sezione dedicata ai più giovani ha premiato “Il quarto spirito” di Roberto Grassilli e Francesco Faccia (Sabir). La storia si svolge nella “Tessitoria”, una dimensione parallela in cui entità spirituali, ma anche molto umane, custodiscono la trama del tempo e i destini delle persone.
Nella notte di Natale uno di questi spiriti viene mandato sulla Terra per impedire che un parco alle porte della città venga distrutto dalla speculazione edilizia. Il riferimento al “Canto di Natale” di Charles Dickens attraversa il libro e apre diversi livelli di lettura. Sotto la forma della storia per ragazzi, la graphic novel propone una riflessione sul valore degli spazi verdi, sulla difesa dei luoghi comuni e sui paradigmi morali su cui si fonda la società.
Un premio speciale sulla giustizia climatica
Accanto ai vincitori delle quattro categorie, il Premio Demetra 2026 ha assegnato un riconoscimento speciale a “Clima ingiusto” di Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dezza (Donzelli). Il libro affronta il rapporto tra giustizia ambientale e giustizia sociale, mettendo in evidenza le interdipendenze tra benessere delle persone, integrità degli ecosistemi, relazioni sociali, specificità dei luoghi e decarbonizzazione.
Il volume ricorda che la crisi climatica produce effetti diversi sulle popolazioni e sui territori, accentuando le disuguaglianze già esistenti. Allo stesso tempo, anche le politiche di transizione possono avere effetti regressivi se non vengono progettate tenendo conto delle ricadute sociali. È uno dei temi più rilevanti del dibattito ambientale contemporaneo, perché collega la riduzione delle emissioni alla qualità della vita, alla coesione sociale e alla capacità di costruire percorsi di cambiamento equi.
