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In Sudan il centro pediatrico più sostenibile del mondo

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Vincitore della medaglia d’oro Giancarlo Ius, il progetto, che coniuga architettura ecologica e solidarietà, è opera di un team di italiani

Architettura sostenibile e solidarietà. A Port Sudan, nell’Africa nord-orientale, si trova un piccolo centro ospedaliero pediatrico che non solo aiuta più di 50 mila bambini all’anno a guarire dalle molteplici malattie che ne mettono in pericolo la vita, ma è diventato famoso per la sua grande efficienza. La struttura, amica dell’ambiente al cento per cento, si è appena aggiudicata la medaglia d’oro Giancarlo Ius, illustre competizione che premia le opere di architettura maggiormente innovative e sostenibili dal punto di vista del risparmio energetico.

 

Il progetto è opera di uno studio italiano di architettura, la TAMassociati, su commissione di Emergency. Il team di lavoro, originario del Veneto, non è nuovo a esperimenti di questo genere. Sempre in Sudan, nella capitale Khartoum, avevano dato vita al centro ospedaliero Salam, letteralmente “pace”, per il quale lo scorso luglio avevano vinto l’Aga Khan Award for Architecture 2013. Un traguardo importante per una eccellenza tutta nostrana, all’insegna della solidarietà e di un aiuto concreto ad un territorio martoriato non soltanto dalla guerra, ma anche da condizioni climatiche particolarmente difficili.

 

“La struttura ambulatoriale di Port Sudan – ha raccontato ad Energie Sensibili Raul Pantaleo, uno dei soci di TAMassociati – è stata completata nel 2012. Serve una zona molto ampia, dove sono radunati profughi provenienti dal resto della Regione. Che è molto problematica anche dal punto di vista climatico, trovandoci in una zona sub-sahariana molto umida per la vicinanza del mare. La nostra sfida è stata, pertanto, prima di tutto quella di inventare un sistema ricambio dell’aria, che avesse bassi costi di installazione e manutenzione”.

 

L’elemento di maggior innovazione del centro pediatrico di Port Sudan è proprio il sistema di ventilazione forzata, già sperimentato con successo dalla squadra di architetti in un altro progetto in Darfur: vengono sfruttati processi naturali insieme ad un apporto tecnologico dalla sostenibilità semplice ed efficace, attraverso il cosiddetto sorbitore adiabatico, una sorta di versione sofisticata di water cooler.

 

“Trovandoci in una zona desertica – ha continuato Pantaleo – abbiamo voluto dare importanza anche alla creazione di uno spazio pubblico per i bambini, con un centro ricreativo. Qui un sistema di depurazione delle acque reflue permette l’irrigazione dell’area, per cui nulla viene sprecato”.  Al know-how italiano si sono uniti materiali locali, mentre la morfologia dell’edificio ha restituito l’architettura domestica della zona, in larga scala, arricchendola di un grande giardino alimentato con l’acqua depurata.