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“Made in Carcere”, la moda etica ed ecosostenibile

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Riuso e recupero sociale, la collezione delle ospiti del penitenziario di Lecce

Borse giuste per ogni occasione, ma green  e a forte respiro etico. La moda, ha intrapreso con più convinzione, da qualche anno, il cammino dell’ecosostenibilità. In tutto il mondo impazzano le tendenze che strizzano l’occhio all’ambiente. Tra accessori e capi di abbigliamento, l’essere trendy passa ormai per il riuso creativo di oggetti che altrimenti finirebbero in discarica, materiali biologici e a basso impatto ambientale. Non solo i grandi stilisti  e le passerelle più famose si tingono di verde, ma la vera novità del momento, soprattutto in Italia, è la creazioni di marchi originali non solo ecologici ma anche etici. Come il marchio “Made in carcere”.

 

La sua collezione si basa su borse realizzate con gli scarti delle industrie tessili dalle donne del penitenziario di Lecce. Nato nel 2007 grazie all’attività della cooperativa sociale Officina Creativa, aiuta le 20 detenute che partecipano al progetto ad avere una seconda opportunità, attraverso un messaggio di speranza, concretezza e solidarietà, ma anche di libertà e rispetto dell’ambiente.

 

“Prima di dedicarmi al recupero delle fasce deboli della società – racconta ad Energie Sensibili Luciana Delle Donne, ideatrice del progetto – ero direttrice di una banca e poi ho scelto di occuparmi di innovazione sociale. ‘Made in carcere’ è un marchio nato dal fallimento di un programma precedente, pensato sempre all’interno di questo penitenziario pugliese dopo aver brevettato un collo di camicia. Poi per via dell’indulto molte detenute sono andate via e non abbiamo continuato. A quel punto ho pensato di dedicarmi a qualcosa di più semplice: ho chiesto alle aziende tessili della zona di donarci il tessuto che non utilizzavano più e abbiamo cominciato all’interno della sartoria del comprensorio a fare delle borse”.

 

 “Prendiamo il materiale riciclato e recuperato e lo cuciamo insieme – continua Delle Donne- . Molto spesso di tratta di tessuti di campionario che spesso diventano rimanenze e che non possono essere riutilizzate dalle imprese di moda, che per questo decidono di donarcelo. ‘Made in Carcere’ esiste anche a Trani. Qui a Lecce partecipano detenute comuni e di alta sicurezza. È molto importante per loro questa esperienza: invece di stare da sole nelle loro celle hanno la possibilità di stare in un laboratorio pieno di colori, musica e parole. Inoltre, percepiscono uno stipendio con la loro attività, riuscendo a mantenere le famiglie che sono fuori, e imparano un mestiere. È questo l’unico modo per non restare in gabbia e sfuggire ad una condizione che soprattutto nel nostro Paese è invivibile”.

 

Quello di Lecce non è l’unico carcere che si è dato alla moda green. Ce ne sono anche a Milano e Torino. Oltre a all’utilizzo di materiali riciclabili, la loro caratteristica risiede proprio nella manodopera: i prodotti sono tutti realizzati nelle carceri nostrane da detenuti e detenute, che mettono in campo la loro creatività e passione per una attività che li fa distrarre dal loro dramma e li proietta verso il mondo esterno.